C’era una volta…

Qualche anno fa i miei allievi hanno fatto una ricerca, intervistando gli anziani del paese, su come vivevano i coetanei in un passato che a loro sembrava veramente remoto.

Una delle testimonianze più attendibili e dettagliate era quella di Olga, una matura signorina, classe 1920, dalla memoria ferrea.

Tra gli innumerevoli ricordi, che affioravano dalla sua mente lucidissima, nonostante l’età, i più poetici erano quelli legati al Natale.

Il paese in cui vivo era povero, come tutti, si mangiava poco, si lavorava molto, l’unico divertimento consisteva nel riunirsi, nelle sere d’inverno, nel tepore della stalla (l’unico ambiente vivibile della cascina) dove, dopo aver recitato il rosario, mentre le donne cucivano e le ragazze ricamavano il corredo, gli uomini raccontavano storie spaventose o divertenti.

Qualche volta nella famiglia c’era un anziano, di solito un vecchio zio, che aveva letto dei romanzi (“I tre moschettieri” ,”I miserabili” o “I promessi sposi”) e li raccontava a puntate, un pezzetto per sera, interrompendosi nei momenti cruciali per tener viva l’attesa del racconto.

Per Natale i bambini ricevevano pochissimi regali che, per questo motivo, erano preziosissimi: una mela, qualche noce, due arance avvolte nella carta dorata e dei dolcetti di zucchero fra i quali spiccava la “munighèla” una figurina che ricordava vagamente una monaca.

Qualche volta le bambine ricevevano una bambola di pezza, cucita dalla mamma o dalla nonna, con la testa di porcellana che veniva acquistata, con largo anticipo, da un omino (l’uomo delle bambole), che aveva un piccolo negozio nel paese vicino.

Dopo l’Epifania i giocattoli sparivano per ricomparire, come nuovi, dodici mesi dopo.

A Natale e a Pasqua si mangiava la carne, che altrimenti era bandita dalle tavole delle famiglie contadine, dove il cibo quotidiano era zuppa di verdure, polenta e pane nero.

Forse, proprio a causa di questa estrema povertà, la festa era più festa, il dono era atteso con trepidazione, accolto con gratitudine e non deludeva mai

Info su Sciura Pina

Sono una ultrasessantenne, milanese, ex insegnante di lettere ora felicemente in pensione, mamma e casalinga a tempo perso. Amo la lettura, la fotografia. la montagna, il cinema, la buona cucina e viaggiare, soprattutto nella vecchia Europa. Sono curiosa, abbastanza anticonformista, mi piace osservare la realtà e farmi un'idea su tutto ciò che mi circonda. Se vuoi contattarmi scrivi a: sciurapina@gmail.com
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