Non so disegnare.

Fin da quando ero piccola sono sempre stata consapevole di avere dentro di me un mondo di immagini e un desiderio incredibile di esprimerle sulla carta, ma purtroppo i risultati, tutte le volte che mi sono cimentata nel disegno, sono stati deludenti.

Il caleidoscopio di forme e colori che abitava (ed abita tuttora) la mia fantasia nella realtà si è sempre tradotto in ben poca cosa.

Avrei voluto imparare e mi sono anche impegnata, soprattutto quando frequentavo le scuole dell’obbligo, per scoprire tutte le magie del disegno, per apprendere le tecniche, per riuscire a mettere su carta le idee che la mia creatività mi suggeriva, ma alla fine ho rinunciato e poi ho frequentato un liceo classico dove il disegno era un illustre sconosciuto.

Avrei voluto che mi regalassero le “mitiche” Caran d’Ache, le matite multicolori, con le quali avrei creato (nella mia fantasia) degli acquarelli deliziosi, in cartoleria mi perdevo incantata davanti alle scatole di metallo dove i pastelli erano riposti ben allineati secondo le gradazioni di colore, ma probabilmente sarebbero state sprecate.

Forse è per questo mio desiderio mai realizzato che tento di esprimere il mio mondo interiore attraverso la fotografia?.

Vimercate - Matite colorate
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Autarchia.

Leggo oggi che è stato depositato un progetto di legge che prevederebbe, nelle trasmissioni radiofoniche, che una canzone su tre, fra quelle trasmesse, sia cantata da artisti italiani, scritta da autori italiani e prodotta in Italia con l’obiettivo di puntare sulla nostra musica, dare spazio agli esordienti, tutelare la tradizione canora italiana (qualsiasi cosa questo significhi) e, perch no, fare un dispetto alla “perfida Albione”.

Non ascolto molto la radio e, di preferenza, non ascolto spesso trasmissioni musicali proprio perché preferisco scegliere che musica ascoltare, di conseguenza questo provvedimento, che probabilmente non vedrà mai la luce, mi tocca molto poco, tuttavia mi infastidisce un po’ l’idea che sia necessaria una legge vagamente autarchica per dare spazio alla produzione italiana.

Se una canzone è bella, italiana o straniera che sia, non ha bisogno di una legge per entrare a far parte della nostra colonna sonora.

In fondo, per dirla ancora una volta con Bennato (autore per altro italianissimo) “sono solo canzonette”.

radio
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Passeggiando nella storia.

Milano è una città che affonda le proprie radici nella storia, una storia a volte gloriosa, a volte meno splendente, ma sempre interessante, Milano è una città che non sempre ostenta le testimonianze del passato, ma queste testimonianze sono entrate a far parte del tessuto urbano in modo armonioso.

Passeggiando per le sue vie può succedere di sfiorare colonne di età romana, di incontrare angoli di sapore medievale, di percorrere un impianto viario che testimonia della presenza di spagnoli, francesi e austriaci.

Basta alzare lo sguardo per ritrovare le tracce della seconda guerra mondiale o le eleganti decorazioni dei palazzi liberty e leggere la stratificazione dei secoli in piccoli segni che possono anche passare inosservati, ma che raccontano la storia, a chi li sa guardare, come se si sfogliassero le pagine di un libro illustrato.

E non basta aver percorso le stesse vie centinaia di volte per illudersi di conoscere a pieno la città, anzi, di tanto in tanto, può succedere di scoprire un particolare che, probabilmente, è sempre stato lì, ma che è sfuggito all’attenzione del passante (in questa città sempre un po’ frettoloso).

E così, pochi giorni fa, passando in una strada laterale di via Ponte Vetero, il mio sguardo si è posato su un proiettile confiscato nel muro che risale, a giudicare dalla data, alle Cinque Giornate.

Milano è una città sempre ricca di sorprese.

Milano - Proiettile delle cinque giornate
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Metti una sera al museo.

Ieri sera il Museo Poldi Pezzoli ha organizzato, in collaborazione con “Abbonamento Musei Lombardia”, una visita straordinaria alla mostra “Romanticismo” (in fondo si trattava di San Valentino) seguita da un aperitivo.

In attesa di accedere al Museo abbiamo passeggiato per il centro in quell’ora stupenda in cui il cielo non è ancora scuro, ma i monumenti sono già completamente illuminati e si stagliano contro il cielo terso rivelando tutta la loro bellezza..

In una serata dal clima ormai quasi primaverile siamo entrati nel Museo e abbiamo visitato la mostra accompagnati da una guida appassionata ed intelligente che ci ha coinvolto nelle atmosfere dell’età romantica con leggerezza e competenza tanto che il tempo è volato.

Alla fine del percorso un calice di bollicine e qualche tartina hanno coronato una serata diversa, piacevole, in cui la cultura, vissuta in modo coinvolgente, ha avuto un ruolo importante.

Un sentito ringraziamento va al Poldi Pezzoli e ad “Abbonamento Musei Lombardia” che hanno organizzato questo evento così elegante e prezioso, tra l’altro completamente gratuito.

Milano - Museo Poldi Pezzoli
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Amore.

Non serve un giorno solo nell’anno per comprendere di essere innamorati, non serve questa festa, San Valentino, in cui scambiarsi fiori e cioccolatini, per ricordarsi di un sentimento, perché il sentimento, se è un sentimento vero, vive tutti i giorni dell’anno e non ha bisogno di un segno sul calendario.

Con il compagno della mia vita non celebravamo San Valentino perché non ce n’era bisogno, perchè l’amore che ci univa era forte, totale, sereno e soprattutto quotidiano e ci riempiva la vita.

Se ne parlo al passato non significa che quell’amore non ci sia più, significa che oggi è un amore diverso, preziosissimo, un amore fatto di ricordi dolcissimi che rendono il passato vivo come il presente, un amore fissato nell’eterno.

A tutti gli innamorati che oggi possono vivere l’esperienza dello stare vicini e, magari, non si rendono conto di quale dono immenso sia, auguro un amore come quello che abbiamo vissuto e che dura ancora.

Milano- Fuori Salone al Palazzo della Regione Lombardia
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Sono solo canzonette.

Il dopo festival, come tutti gli anni, è il momento non solo dei commenti, più o meno taglienti, ma anche delle recriminazioni, delle ripicche, delle discussioni infinite (nei salotti televisivi) su chi doveva vincere e non ha vinto e viceversa.

In alcune occasioni, nella platea dell’ Ariston, nella sala stampa e fuori ci sono stati momenti di clima da stadio, come ormai troppo spesso succede in tante situazioni in cui si evidenzia una contrapposizione, quando chi la vede in modo diverso da noi diventa non solo un avversario, ma un nemico da ridicolizzare, da offendere, da demonizzare.

In fondo Sanremo è una competizione tra canzoni (e non tra cantanti) con un regolamento precise, la canzone vincitrice lo è secondo le regole ed è una inutile immaginare esiti diversi con regole diverse.

Lo scalpore sollevato dall’esito del festival mi sembra, francamente, degno di miglior causa, in fondo, per dirla con Bennato, “sono solo canzonette”.

Mucca musicale
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Una tentazione.

Lo ammetto: anche se non guardo spesso la televisione sono una delle migliaia di fan del commissario Montalbano, il personaggio di Camilleri che, per me, ha il volto, la voce e le espressioni di Luca Zingaretti tanto che, anche quando leggo i romanzi, non riesco ad immaginare un altro volto.

Vedo volentieri gli episodi (e ogni nuova stagione è un vero e proprio regalo) anche perchè ritrovo alcuni angoli di Sicilia di cui mi sono innamorata nel mio recente viaggio nell’Isola e risento il calore e i profumi di quella terra magica.

Durante il viaggio ho visitato i luoghi di Montalbano, la casa di Punta Secca, gli angoli di Ibla e il Municipio di Scicli dove è ambientato il commissariato.

La porta dell’ufficio di Montalbano reca, sugli stipiti sbeccati, i segni del passaggio del mitico Catarella e devo confessare che, durante la visita, ho provato la forte tentazione di catapultarmi contro quella porta.

Ma forse gli altri visitatori mi avrebbero guardato male.

Scicli (Sicilia)

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Pensionate d’assalto.

Raggiunto l’agognato traguardo della pensione, dopo un primo momento di straniamento, si comincia a capire che è il caso di organizzare il tempo a disposizione che, all’improvviso, si dilata e sembra quasi rallentare.

Ci si sveglia un po’ più tardi, si può indugiare un po’ al bar davanti ad un caffè in compagnia di qualche amica, si può leggere qualche libro in più, si può passeggiare e ci si può dedicare finalmente alle attività e agli interessi trascurati durante gli anni di studio e di lavoro.

E così abbiamo creato un gruppetto di ex colleghe che, più o meno ogni due settimane, calano a Milano per visitare mostre e musei o, più semplicemente, per godersi l’atmosfera della città.

Con l’Abbonamento dei Musei della Lombardia in tasca si spalancano molte porte e allora si parte alla mattina (non troppo presto, mi raccomando) si raggiunge una stazione della metropolitana e poi ci si riempie gli occhi di bellezza.

Intorno a mezzogiorno si cerca una trattoria o qualche locale storico per un pranzetto veloce e rilassato e si riparte per un’altra visita.

E’ piacevole avere del tempo per scoprire le bellezze della città così vicina, ma spesso così sconosciuta.

Milano - Villa Necchi Campiglio
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Nel Quadrilatero del Silenzio.

A Milano tutti, anche i turisti “mordi e fuggi”, conoscono il “Quadrilatero della Moda”, le vie eleganti su cui si affacciano le vetrine dei negozi più prestigiosi, ma pochi hanno dimestichezza con il “Quadrilatero del Silenzio”.

Si tratta di un quartiere, parallelo a Corso Venezia, lontano dal traffico e dai rumori della città, quieto e tranquillo, ricco di una ricchezza discreta, celata dietro alle fitte siepi che costeggiano via Mozart, via Vivaio,, via Cappuccini e via Serbelloni.

Qui sorgono edifici liberty di rara bellezza, la Villa Necchi Campiglio, raffinata e modernissima, anche se risale agli anni ’30, Palazzo Serbelloni con l’ orecchio di Wildt che funge da citofono e, soprattutto, il giardino segreto di villa Invernizzi con i suoi fenicotteri rosa.

Non è raro incontrare, lungo la cancellata, i passanti che si trattengono, incantati, ad ammirare gli uccelli che zampettano pieni di sussiego intorno ad una vasca.

Vale la pena di fare quattro passi tra queste vie che offrono un’immagine della città così insolita, lontana anni luce dalla “Milano da bere” di buona memoria.

Milano - Fenicotteri a Porta Venezia
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Vestivano alla marinara.

“Vestivamo alla marinara” è un libro che amo molto, scritto da Susanna Agnelli racconta gli anni dell’infanzia e della giovinezza sua e dei fratelli, che, vestiti rigorosamente alla marinara, passeggiavano sotto i portici di Torino senza farsi distrarre dalle vetrine delle lussuose pasticcerie, senza ciondolare, allineati e composti, guidati dall’inflessibile Miss Parker che ripeteva come un mantra “Don’t forget you are an Agnelli”.

Mi affascinano questi ricordi dei primi anni del secolo scorso in cui i bambini non erano veramente bambini, ma “piccoli” adulti, non erano al centro del mondo come oggi, non avevano molti diritti, non dovevano parlare se non interrogati, dovevano stare seduti composti ed imparare a muoversi con disinvoltura in un mondo fatto di molte regole.

Quando riguardo le vecchie foto mi soffermo sempre su un cartoncino un po’ opaco che ritrae mio nonno all’età di sette o otto anni, con il faccino serio serio, un vestito buffo nella sua pomposa eleganza, il cappello alla marinara, il cerchio in una mano e l’altra posata languidamente su una roccia di cartapesta che forse, nelle intenzioni del fotografo, doveva conferire all’immagine un’atmosfera di romanticismo, solo le scarpe, un po’ consunte, raccontano di un’agiatezza solo simulata (spesso mi chiedo quanto sia costata quella foto scattata nei primi anni del secolo scorso).

Lo sfondo, evidentemente posticcio, raffigura una balaustra affacciata sul nulla.

So, dalle storie di famiglia, che mio nonno era un bambino amatissimo (figlio unico di una giovane coppia che avrebbe voluto una prole ben più numerosa) eppure la sua espressione non ha nulla di allegro e di spontaneo, la sua postura un po’ rigida tradisce un certo imbarazzo.

Spesso mi chiedo come reagirebbero i bambini di oggi in questa situazione.

nonno
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