Il quinto giorno.

Siamo al quinto giorno dallo scoppio dell’allarme coronavirus in quel di Codogno e zone limitrofe (e al secondo dalle ordinanze restrittive dei Comuni per limitare la diffusione del virus) e il paese, questa mattina (complice anche il cielo grigio), aveva un aspetto vagamente da “apocalisse zombie”: ho dovuto camminare per sei o sette minuti prima di incontrare un essere umano.

Il compenso al bar dove bevo il caffè mattutino gli avventori erano divisi in due gruppi di discussione: da una parte i virologi che elargivano consigli su come scampare al contagio, dall’altra i complottisti, quelli della serie “non ci dicono la verità” , “è un esperimento di guerra batteriologica”, “è un sistema per controllarci tutti, proprio come il chip sotto pelle”

Mi piacerebbe riuscire ad ascoltare discorsi che non abbiano il coronavirus come soggetto sottinteso, ma ormai è un’impresa disperata.

Ho comprato un pacco di sale grosso e non perché devo produrre alcuni ettolitri di Amuchina fatta in casa (su tutti i social girano ricette più o meno fantasiose), ma perchè non vorrei dover mangiare una carbonara completamente insipida.

Sono stata in farmacia, dove in mancanza di mascherine e disinfettanti non c’era quasi nessuno, e ho comprato un termometro (prima di darmi per spacciata vorrei poter controllare la temperatura corporea), perché ho scoperto che in casa ne eravamo sprovvisti (in compenso nella casa in montagna ce ne sono tre).

Per il resto il quinto giorno è trascorso tra le solite occupazioni, l’unica cosa che mi dispiace è di non essere andata a trovare la mia mamma, ma per ragioni di sicurezza siamo stati invitati ad evitare i contatti con gli ospiti.

Le ho telefonato e l’ho trovata abbastanza intristita ed è inutile dire che sentire la sua voce mi ha rovinato la serata.

Cavenago di Brianza - Tramonto
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Le mie scorte.

Probabilmente non è solo il terrore dell’epidemia ad aver spinto tante persone a fare incetta di generi alimentari, quanto la preoccupazione di restare chiusi in casa, in isolamento, per chissà quanto tempo con il frigorifero che, inesorabilmente, si svuota.

Anch’io ho questo timore (chi non l’avrebbe?) o, per meglio dire, ho il timore di non poter uscire di casa, io che amo tanto passeggiare e che, almeno una volta alla settimana, vado a Milano a visitare una mostra o un museo.

E allora anch’io ho fatto le mie scorte per combattere la noia: ho tanti libri da leggere e da rileggere, ho tanta musica da ascoltare, ho tanti cassetti da riordinare, ho tanti progetti da studiare e da realizzare quando la bufera sarà passata.

Sono abbastanza sicura che, anche se dovessi restare segregata in casa, saprei come passare il tempo.

Cavenago di Brianza - Vetrine
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Sereno anche se…

Forse oggi non è stato un giorno proprio sereno a causa delle notizie sul contagio da Coronavirus, che ricordano un bollettino di guerra, se non nella sostanza sicuramente nei toni, e poi le scuole chiuse, le funzioni religiose sospese, i cinema, i teatri e i musei con le porte sbarrate.

Dai centri commerciali intorno arrivano notizie di “assalti ai forni” di manzoniana memoria, di scaffali vuoti come all’epoca della guerra del Golfo, di tempi di attesa biblici alle casse.

A voler ben guardare c’è poco da stare sereni e non solo per la paura del virus, ma per il timore per le conseguenze sociali ed economiche che questa situazione di forzato blocco delle attività turistiche, industriali e commerciali produrrà fatalmente e non solo nell’immediato futuro.

Oggi sono stata un po’ in volontario isolamento, ho sistemato un po’ la casa, ho fatto il bucato, ho letto un po’, ho sistemato le foglie secche delle mie piantine sul balcone e mi sono appisolata davanti all’ennesimo notiziario televisivo.

E poi sono uscita per andare a trovare mia madre e, mentre tornavo a casa, mi sono trovata di fronte al tramonto, un tramonto stupendo dopo una giornata di cielo sereno (almeno quello) e di colpo l’inquietudine che avevo dentro si un po’ sciolta, e mi sono incantata a guardare il cielo e ho cominciato a pensare che, in fondo, affrontare la vita con realismo, certo, ma anche con un po’ di ottimismo non può fare male e che anche la bellezza può aiutare a stare bene e che, sembra ovvio, stare bene fa bene.

Cavenago di Brianza - Tramonto
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Una giornata ai tempi del coronavirus.

Già nei giorni scorsi a Milano c’era un’atmosfera particolare: Piazza del Duomo e la Galleria senza i gruppi di turisti cinesi, tutti in fila, tutti muniti di auricolare, sembravano più vuote.

Ma il contagio non faceva particolarmente paura forse perché considerato lontano forse perché associato solo a persone con gli occhi a mandorla e quindi bastava tenerli a distanza, evitare i ristoranti cinesi, il quartiere cinese, i negozi cinesi, i prodotti cinesi (come se fosse possibile).

Poi, da ieri, il virus è sbarcato in Lombardia e in Veneto, probabilmente anche perché qualcuno ha commesso la leggerezza di non contattare i numeri telefonici di emergenza, ma si è recato in un Pronto Soccorso verosimilmente affollato come lo sono, soprattutto nel periodo invernale, le strutture simili di tutta Italia.

E di colpo siamo diventati tutti virologi e basta entrare in un bar (logicamente affollato) per sentire dotte dissertazioni su come evitare il contagio e comunque le mascherine protettive sono esaurite praticamente dovunque.

Sta di fatto che le autorità stanno cercando di limitare i danni isolando le persone entrate in contatto con coloro che in qualche misura evidenziano i sintomi della malattia per cui i cittadini della zona di Codogno e dei comuni vicini sono stati invitati a stare in casa, i locali pubblici e le scuole sono chiusi, i treni non fermano nelle stazioni.

Senza farsi prendere dal panico, che non è mai una buona cosa, è necessario che tutti si attengano alle disposizioni delle autorità e, in particolare, è indispensabile che tutti siano a conoscenza e applichino le linee guida della Regione Lombardia.

E soprattutto, nel dubbio di essere stati contagiati è fondamentale non recarsi dal medico di base o, peggio ancora, in Pronto Soccorso, ma rivolgersi al 112 (che tuttavia è il numero telefonico per tutte le emergenze) o, meglio ancora, al numero verde 1500.

La giornata ai tempi del coronavirus può essere una giornata, tutto sommato, “normale”, basta informarsi e seguire scrupolosamente le indicazioni di chi sta lavorando per la nostra sicurezza.

Milano - Palazzo della Regione Lombardia
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Il potere delle fiction.

Non è un mistero che alcune produzioni Rai come “Il Commissario Montalbano” o “Don Matteo” (soprattutto quando sono trasmesse anche all’estero) abbiano contribuito a diffondere l’immagine di alcune città come Gubbio, Modica, Scicli o Ibla forse meno note al grande pubblico, ma comunque bellissime e che meritano di essere conosciute ed ammirate.

Qualche tempo fa, durante un viaggio nel ragusano, sono rimasta colpita dall’entusiasmo di alcuni turisti argentini in visita al Municipio di Scicli che al piano terreno si è praticamente tramutato nel Commissariato di Vigata (il set occupa permanentemente alcuni locali dell’edificio).

Certo la fiction “Un passo dal cielo” nulla aggiunge alla superba bellezza del lago di Braies o delle Dolomiti di Sesto, ma comunque è sempre un gran bel vedere.

L’Italia dei mille borghi, il paese della grande bellezza, ha molti modi per farsi conoscere e per farsi amare e anche le produzioni televisive possono dare una mano.

Ragusa Ibla (Sicilia)
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“Oggi ti porto ai Giardini Pubblici”

Quando i miei genitori (o una nonna) pronunciavano questa frase era una festa anche perchè io abitavo in una zona di Milano dove non c’erano alberi o giardinetti e la portiera dello stabile dove vivevo ci inseguiva con la scopa se noi ragazzini ci azzardavamo a giocare in cortile.

La mia era un’infanzia di giochi in casa (ad eccezione dei periodi di vacanza in Valsassina dove finalmente potevo sfogare la mia vivacità) e non vedevo l’ora di andare ai Giardini Pubblici, quelli di Corso Venezia, dove potevo correre e giocare con le macchinine a pedali e offrire una nocciolina al vecchissimo elefante dello zoo che allungava verso i bambini la proboscide in attesa di un meritato premio.

Oggi lo spazio verde è intitolato a Indro Montanelli, il giornalista che qui trascorreva i suoi momenti di svago e che fu ferito alle gambe in un attentato delle Brigate Rosse il 2 giugno 1977.

Vicino al luogo del ferimento sorge una statua che lo ritrae seduto, con la fedele Olivetti sulle ginocchia, mentre batte a macchina un articolo (come in una celebre fotografia scattata nel 1940 da Fedele Toscani nella sede del Corriere della Sera).

Milano - Parco Indro Montanelli (Giardini Pubblici)
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Le montagne intorno.

Nelle giornate limpide la pianura sembra scivolare fuori dalla consueta foschia e, all’orizzonte, appaiono finalmente le montagne, le Alpi sullo sfondo e le Prealpi più vicine, che in questa stagione sono ancore scintillanti di neve.

Alcune le identifico a prima vista come la Grigna, il Legnone e il Pizzo dei Tre Signori, che sono le montagne che circondano la mia valle e che conosco fin da bambina, altre hanno un profilo meno noto, ma sono ugualmente bellissime.

Anche la città, con il suo traffico e i suoi grattacieli, sembra ancora più bella se incorniciata dalle montagne che spuntano dietro gli edifici come uno sfondo teatrale, quasi irreali, quasi fantastiche, in qualche modo ricche di magia.

Mi piace ammirarle, mi piace immaginarle vicine vicine, come se dialogassero con il profilo della città.

Milano - Sul Duomo
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La sobria eleganza della Galleria.

Milano ha tanti simboli a partire dalla sua splendida Cattedrale, il cui profilo è universalmente riconoscibile come ormai è riconoscibile la linea dei suoi modernissimi grattacieli, Milano ha tanti luoghi dove si aggirano turisti provenienti da tutto il mondo, come il rinomato Quadrilatero della Moda, ma c’è un luogo dove, a mio parere, si respira quell’atmosfera di sobria eleganza che è tipica della città e qual luogo è la Galleria.

Quando frequentavo l’Università amavo passare in Galleria dove si radunavano gruppetti di persone impegnati in accese discussioni (soprattutto politiche, ma spesso anche sportive soprattutto all’indomani del derby) e mi piaceva ascoltare le argomentazioni spesso lunghe e complicate.

Anche oggi, quando sono a Milano, cerco sempre di attraversare lo spazio coperto dove i visitatori passeggiano lentamente ammirando le vetrine eleganti o si soffermano a compiere riti scaramantici ai danni del “povero” toro che simboleggia la prima Capitale d’Italia.

Il “Salotto di Milano” fu costruito in stile neorinascimentale, tra il 1865 e il 1877, su progetto dell’architetto Giuseppe Mengoni che, tuttavia, non vide mai il completamento della costruzione perchè cadde (qualcuno sostiene che si gettò) da un’impalcatura il giorno prima dell’inaugurazione.

Oggi la Galleria ospita negozi e locali prestigiosi che hanno tutti una caratteristica: l’insegna deve essere sempre nera con la scritta in oro, sarà per questo che è così elegante.

Milano - La galleria
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Le rose sul balcone.

Ho lasciato, per tanti anni, che il mio balcone fosse vuoto e triste, senza fiori, con i vasi abbandonati in un angolo, con il terriccio secco e qualche rametto spoglio.

Era quasi come se, a dispetto della mia aria apparentemente sempre allegra, avessi in fondo all’anima una punta di tristezza che mi impediva di circondarmi della gioia che i fiori possono donare.

Poi, negli ultimi tempi, ho riaperto dei cassetti chiusi da tanti anni e ho iniziato a fare i conti con un passato doloroso che ha lasciato un’impronta profonda nella mia vita.

Non ho rimosso il passato, non l’ho dimenticato e non l’ho sepolto sotto i tanti impegni della vita quotidiana, ma forse ho cominciato ad accettarlo e a rendermi conto che devo lasciar crescere in me anche il ricordo della gioia che ho vissuto come un dono prezioso.

Allora forse le rose torneranno a fiorire sul mio balcone.

Cavenago di Brianza (prove) rosa
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Il diavolo e l’acqua santa.

Non c’è grande cattedrale o chiesa medievale famosa che non abbia a che fare, in qualche modo, con il diavolo e il Duomo di Milano non fa certo eccezione.

Secondo una leggenda un po’ cupa che aleggia intorno alla fondazione della cattedrale, Satana in persona sarebbe apparso in sogno a Gian Galeazzo Visconti nel 1386 minacciandolo di prendersi la sua anima se non avesse costruito una grande chiesa in cui avrebbe dovuto far inserire, naturalmente ben celate, un gran numero di immagini demoniache.

Il signore di Milano si prodigò per la costruzione del Duomo cedendo a titolo gratuito la concessione delle cave di Candoglia da cui si estrae ancor oggi il marmo bianco, venato di rosa, azzurro e grigio che rende la cattedrale così splendida.

Logicamente non vide la fine della costruzione (… e chi avrebbe potuto, visti i tempi biblici necessari per la realizzazione dell’opera), ma Satana fu comunque accontentato.

Oggi, tra le oltre tremila statue che ornano la costruzione, occhieggiano, minacciose e grottesche, ben novantasei effigi del diavolo: sono i doccioni, mostruosi nella loro semplicità, gli ingenui “gargoiles” che sono lì a ricordarci che il male è sempre presente nelle vicende umane.

Milano - Sul Duomo
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