In partenza per la Birmania.

Mentre molti si chiedono come e se viaggeranno questa’anno la Biblioteca comunale “Peppino Impastato” di Cavenago di Brianza ha trovato il modo di risolvere dubbi e perplessità con un’iniziativa originale e, come sempre del resto, intelligente.

L’iniziativa si chiama “Destinazione sconosciuta” e consiste nell’offrire agli utenti della biblioteca una busta di carta che contiene libri, saggi, audiolibri o dvd a tema.

“Prendi una borsa e parti per il viaggio più avventuroso dell’anno” recita il foglio che chiude il sacchetto celando accuratamente il contenuto.

Questa mattina sono andata in biblioteca e ho ritirato la mia “carta d’imbarco virtuale” per un viaggio meraviglioso e ho scoperto che la mia “destinazione sconosciuta” è la Birmania (o per meglio dire il Myanmar), un paese che conosco poco, ma che mi affascina un po’ come tutti quei luoghi che vorrei prima o poi visitare.

Mi porterò i libri in vacanza e così potrò partire per il mio viaggio.

Cavenago di Brianza - Viaggio in Birmania

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Al Drive-In

Non è che a luglio venga proprio voglia di chiudersi in un cinema, ma il Drive-In è tutta un’altra faccenda.

A Milano, in via Senigallia, zona Parco Nord, ce n’è uno veramente accogliente e ben organizzato, dove si può trascorrere una serata diversa in assoluta tranquillità.

Trovato il sito e completata la procedura di prenotazione ieri sera ci siamo avviati per tempo (bisogna arrivare con venti minuti di anticipo sull’inizio della proiezione e con la A4 non si sa mai come va a finire).

Arrivati a destinazione siamo stati accolti dal personale gentilissimo che ha provveduto a controllare sullo smartphone la prenotazione, a misurarci la temperatura, a consegnarci gli altoparlanti e, dopo averci dato poche semplici istruzioni, ad accompagnarci alla nostra postazione.

Abbiamo ordinato cibo e bevande tramite whatsapp e dopo pochi minuti un velocissimo addetto, a bordo di un monopattino, ci ha consegnato quanto ordinato.

E così ci siamo goduti il film (“Indipendence day”, per inciso) in un’atmosfera a metà strada tra “Grease” ed “Happy Days”, in tutta sicurezza e con una buona qualità di suono e immagine, insomma abbiamo trascorso una serata un po’ diversa in modo divertente ed economico.

Alla fine della proiezione gli addetti hanno fatto defluire le auto in modo veloce e ben organizzato.

Per chi fosse interessato ecco è il link e la pagina Facebook

Milano - Drive In

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Tra sud e nord.

“Fatta l’Italia, bisogna fare gli Italiani” avrebbe detto, all’indomani dell’unificazione nazionale Massimo D’Azeglio e, anche se dal 17 marzo 1861, ne è passato di tempo e di acqua sotto i ponti ho l’impressione che la questione non sia ancora risolta.

Basta farsi un giro sui social per rendersi conto che la pandemia, lungi dall’averci resi popolo, ha, se possibile, acuito i sentimenti di campanilismo e di rivalità che serpeggiano tra di noi, cittadini di una nazione che, come diceva il Manzoni, dovrebbe essere “una d’armi, di lingua, d’altare, di memorie, di sangue e di cuor”.

E così se da una parte compaiono spot che invitano a trascorrere le vacanze in Calabria “dove non ci si ammala, mentre al nord sì” dall’altra risponde piccato, ad esempio, il presidente della Regione Veneto che mette in evidenza come la sua regione sia una terra “di rispetto e libertà”, quasi a sottolineare che l’altra non lo è.

Per settimane ho letto su facebook post di persone del sud che dileggiavano i lombardi, segregati nella loro regione “triste e grigia”, a cui i miei conterranei rispondevano sciorinando le bellezze della Lombardia.

Io sono lombarda, adoro Milano e la mia regione, ma amo viaggiare in Italia (e in Europa e nel mondo) per arricchirmi, conoscere luoghi diversi, assaggiare cibi diversi, respirare atmosfere diverse perché sono convinta che la diversità è sempre una ricchezza.

Amo Bergamo come Catania, amo Napoli come Venezia, amo la luce di Roma, gli scavi di Pompei, le Cime di Lavaredo e le splendide colline dell’Umbria, amo le città d’arte delle Marche e della Toscana, adoro la cucina Emiliana e i dolci della Sicilia perché l’Italia è tutta bella e merita tutta di essere visitata e conosciuta.

E’ triste, soprattutto in un tempo in cui dovremmo fare fronte comune, rendersi conto che l’Unità d’Italia è ancora di là da venire.

Agrigento (Sicilia)

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Luglio.

Luglio, questa mattina, si è presentato con una specie di monsone che ha attenuato per poco il caldo ormai decisamente estivo.

Siamo ormai in piena estate, il periodo dell’anno in cui di solito si comincia a pensare alle vacanze, ma quest’anno i dubbi, i punti interrogativi non sono pochi.

La pandemia, apparentemente attenuata, forse attenuata, ha reso molti di noi timorosi e comunque l’attenzione al distanziamento sociale renderà le vacanze sicuramente anomale: non sappiamo bene come sarà salire su un aereo o stare in spiaggia o prendere una funivia o pernottare in un rifugio dove è normale condividere anche con coloro che non sono congiunti o affetti stabili le tavole e le camerate.

E poi è inutile nascondersi che molti dovranno fare bene i conti prima di concedersi una vacanza e che le nostre città d’arte, le nostre coste, i nostri laghi risentiranno sicuramente del rallentamento degli arrivi di turisti stranieri.

E’ difficile in questo momento immaginare lo scenario che vivremo nei prossimi due mesi, è difficile essere ottimisti.

Lo scorso anno, in luglio, ho passato alcuni giorni splendidi a Berlino, mentre in agosto ho fatto un breve viaggio negli stati Baltici, invece quest’anno se lascerò la mia abitazione sarà solo per andare nella mia casa di vacanze in Valsassina e quindi trascorrerò l’estate tra una casa e l’altra, tra un luogo “sicuro” e un altro e continuerò ad indossare la mascherina e a lavarmi le mani e a tenere gli altri, anche gli amici più cari, a distanza.

Vorrei svegliarmi da questo brutto sogno.

Berlino - Porta di Brandeburgo

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Catene di Sant’Antonio.

Una volta, quando esisteva la posta, arrivavano delle lettere dall’aria un po’ sinistrata, con testi decisamente sgrammaticati che invitavano il malcapitato ricevente a fare un numero imprecisato di copie e inviarle ad altrettanti malcapitati, sotto la minaccia, se si fosse interrotta la catena, di una serie di catastrofiche “sfighe”.

Oggi, che per posta non arrivano neppure le bollette, le catene di sant’Antonio sembrano definitivamente estinte.

Ma non è così, le mefitiche catene sono riapparse con maggior forza sui social, alimentate anche dalla incredibile velocità del mezzo e dalla facilità di riproduzione (fare un “copia incolla” è meno molesto che copiare a mano una decina di testi insulsi).

Generalmente compaiono dal nulla “lettere portafortuna”, richieste di aiuto per bambini malati o cuccioli da salvare, notizie sconvolgenti da diffondere, promesse di facile ricchezza, svariate bufale o post (e sono quelli che mi infastidiscono di più, gli altri li ignoro) in cui qualcuno riporta un testo lunghissimo nel quale verifica “l’amicizia” dei suoi contatti (che hanno avuto l’infinita pazienza di leggere) chiedendo di copiare e incollare il testo( si badi bene, non di condividerlo, ma di copiarlo e incollarlo).

Io, per principio, copio e incollo molto raramente (se un post mi “prende” di solito lo condivido conservando il nome di chi lo ha lanciato) anche perché non vorrei scoprire, prima o poi, di aver violato la proprietà intellettuale di qualcuno.

Negli ultimi giorni mi è arrivato il solito meme, in stile “copia incolla, nel quale mi si minacciava di andare incontro un anno orribile se avessi interrotto la catena.

Mi è scappato da ridere perché in un anno bisestile con una pandemia, cavallette, inondazioni e siccità, eclissi varie ed assortite e piaghe bibliche incombenti non riesco ad immaginare nulla di più orribile.

Padova - Il Santo

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E’ difficile scrivere.

Non è solo colpa del caldo e dell’aria di vacanza, ma si tratta piuttosto di una sorta di disagio perché in questo periodo, soprattutto sui social, leggo post deliranti, post complottisti, ondate di puro odio e, anche se avrei tanto da dire, preferisco chiamarmi fuori, non entrare in discussioni senza capo né coda ben sapendo che, soprattutto di questi tempi, cercare di fare discorsi improntati a razionalità e senso critico è sempre più arduo.

Mi piacerebbe scrivere, portare opinioni, discutere in modo pacato fondando sul ragionamento le mie conclusioni, ma ho sempre più l’impressione che sia tempo perso e fatica sprecata.

Purtroppo chi si è “laureato” su facebook , chi crede ciecamente alle affermazioni anche più improbabili, agli esperti del nulla non ha incertezze, non ha dubbi e, di solito, non affronta criticamente le questioni e io, francamente, faccio fatica a confrontarmi con chi non dialoga, ma afferma in modo assoluto.

Per anni ho cercato di insegnare ai miei ragazzi a porsi dei dubbi, a farsi delle domande, a non fidarsi in modo acritico di chi “possiede la verità”, anzi li incitavo a verificare anche le mie affermazioni, a non fidarsi neppure di me.

Spero francamente che non sia stata fatica sprecata, spero di aver aiutato a crescere donne e uomini liberi.

Io, per quanto mi riguarda, in momenti come questi preferisco tacere anche perché sono un po’ stufa di combattere contro i mulini a vento.

Marsala (Sicilia)

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Fenomenologia della coda.

Una delle conseguenze più evidenti della pandemia consiste nel fatto che, per amore o per forza, anche noi italiani abbiamo dovuto imparare a metterci in coda, ma anche in questa circostanza, regolamentata e contingentata, ho potuto osservare che, anche nel mettersi in coda, esistono diversi stili e modalità.

Ecco una breve panoramica di tipi umani che, visto che avevo tempo a disposizione, ho potuto osservare:

L’ansioso/a: si avvicina alla coda con affanno perché ha lasciato le pentole sul fuoco o nella borsa ha i surgelati che si scongelano o c’è un fantomatico aereo in partenza (che in tempo di pandemia è una gran bella scusa). Di solito procedendo a passo lesto e schiena dritta supera tutte le persone in fila che, di solito, non hanno il tempo di reagire.

Il rettile: striscia, si insinua, serpeggia. Lo senti alle tue spalle, ti distrai un attimo e lo trovi di fianco a te, distogli lo sguardo infastidito e quando guardi di nuovo lo vedi tre persone davanti a te che, con sinuose manovre, si ritrova in testa alla coda.

L’inconsapevole: Non capisce che c’è la coda, non l’ha vista, non ne conosce lo scopo, con aria confusa e un gran punto di domanda stampato in fronte, sorpassa tutti. Qualche volta mette in atto una strategia sopraffina: chiede un’informazione al primo della coda e poi resta lì. Viene voglia di strangolarlo, ma ormai è troppo lontano.

Il congiunto: vi mettete in coda tutti contenti perché davanti a voi ci sono solo cinque persone, peccato che ognuna di queste venga raggiunta da un numero ragguardevole di mogli, figli, nipoti, amici d’infanzia o, come si usa oggi, affetti stabili. E’ inutile protestare, ci vorrebbe un lanciafiamme.

L’interrogativo: si avvicina alla coda con aria smarrita, sussurra “devo solo chiedere una cosa” e sorpassa tutti. Di solito la “cosa richiesta” richiede una ventina di minuti.

Polonia - Danzica

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Estate 2020

E’ cominciata ufficialmente l’estate anche se, dopo la grandinata di ieri nel pomeriggio, questa mattina la temperatura era freschina.

Fino a due anni fa attendevo l’estate con una punta di impazienza perché la seconda metà di giugno rappresentava per me, prima di tutto, il mio compleanno e poi la fine della scuola (come studente per un po’ di anni e poi, per molti, come insegnante) e l’inizio delle vacanze e le lunghe giornate in montagna piene di sole e di acquazzoni improvvisi e di scarpinate con lo zaino in spalla e le notti in alta quota.

Ora il compleanno non mi entusiasma più tantissimo (più si accumulano gli anni e meno viene voglia di contarli) e, da quando sono in pensione, la vita è una lunga vacanza per cui l’arrivo dell’estate non è più così atteso, ma è semplicemente un’altra stagione che inizia.

Eppure queste giornate così lunghe, con la luce che indugia fino a sera e le cene sul balcone tra i fiori e i voli delle rondini mi riempiono di gioia e sento un po’ la magia del solstizio d’estate.

Molti si chiedono come sarà quest’estate, molti si interrogano su come saranno le vacanze, se si potrà andare in spiaggia, se si potrà viaggiare tranquillamente, io non mi faccio troppe domande, so già che se farà molto caldo me ne andrò nella mia casetta tra i monti e passeggerò nei boschi dove tenere il distanziamento sociale non è difficile, so già che non partirò per il mio solito viaggio nella seconda metà di agosto, ma aspetterò l’autunno, se andrà tutto bene, per cercare l’estate nel deserto del Marocco, so già che sarà un’estate diversa perché ogni estate è diversa.

Alpe Giumello

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Italia-Germania 4 a 3.

Intendiamoci, il calcio mi interessa poco, ma ci sono delle occasioni in cui anche la mia indifferenza viene meno, soprattutto se è la sera del mio diciassettesimo compleanno e dopo la torta e i festeggiamenti in famiglia si decide di non andare a dormire (tanto la scuola è finita e non bisogna alzarsi presto) perché c’è la semifinale dei mondiali che si gioca a Città del Messico.

La partita in Italia comincia a mezzanotte, ma non finisce mai, è un continuo rovesciarsi di fronti, con l’Italia che si chiude a difendere il gol a inizio partita di Boninsegna, la Germania che continua ad attaccare, gli inevitabili contropiede e quando sembra che stia per finire con la vittoria italiana, proprio al novantesimo il “mio” adorato Schnellinger, il terzino dell’unico Milan di cui ricordi a memoria la formazione, segna il suo primo (e credo unico) gol in quarantasette presenze nella Nazionale tedesca.

Comincia così l’agonia dei tempi supplementari e la partita si fa veramente emozionante con il vantaggio di Muller, il pareggio di Burnich, il gol dell’immenso Riva, il pareggio di Muller e, dopo solo un minuto, il gol della vittoria di Rivera.

Dopo il fischio finale fu come se tutti avessimo ricominciato a respirare, come se avessimo vissuto tutti quegli interminabili minuti in apnea.

Domani la “partita del secolo” compie mezzo secolo e la cosa che mi fa riflettere è che anch’io, anche se non me ne rendo conto, ho mezzo secolo in più.

Milano - Portello

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Una scuola fatta di “persone”.

Alessio non era un mio allievo, ma ci siamo trovati subito, durante l’intervallo mi ronzava attorno e adorava infilarsi a tradimento nella mia classe, era un ragazzino pieno di interessi e passioni tra le quali quella per la geologia e i minerali, io gli avevo regalato quelli che, per me, erano solo “sassi” ed eravamo diventati amici.

Poi lui è cresciuto e io sono invecchiata, ma siamo ancora amici, quando ci incontriamo per strada o al bar ci facciamo grandi feste e condividiamo la passione per la fotografia e per il cielo.

Ogni tanto mi regala, sulla mia pagina di Facebook, qualche foto della Luna o di Venere o di qualche costellazione, foto che rivelano un grande amore per l’astronomia e una infinita pazienza.

Per questo motivo oggi, contrariamente a quello che faccio di solito, pubblicherò sul mio blog una foto non mia, ma di Alessio, una foto stupenda, tanto bella da sembrare “finta”, una foto che racconta di una grande passione, di pazienza, di sensibilità, di amicizia.

Grazie Alessio.

Foto di Alessio Ursino

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