Tra lago e cielo.

In una delle nostre piccole fughe da “pensionate d’assalto” nei giorni scorsi, tra un temporale e l’altro, abbiamo visitato Villa Monastero a Varenna, sulla sponda orientale del Lario.

Il complesso ospita una Casa Museo, un centro convegni e un parco che si estende per quasi due chilometri sulla riva del lago tra Fiumelatte e Varenna, un giardino botanico ricco di rare specie arboree autoctone ed esotiche nel quale passeggiare tranquillamente osservando piante e fiori e riempiendosi gli occhi di scorci di grande bellezza,

In questa stagione in cui le aiuole si popolano di fiori multicolori e profumatissimi che sono una gioia per il cuore e per gli occhi è rilassante camminare sfiorando le siepi,tra l’azzurro del lago e l’azzurro meno intenso, ma dolcissimo del cielo lasciandosi accarezzare da una brezza leggera.

C’è quiete, c’è il cinguettio degli uccelli, c’è il suono leggero delle onde e c’è il ronzio degli insetti, si cammina in silenzio e le parole, se sono necessarie, vengono solo sussurrate.

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Strandbeesten.

Letteralmente “Strandbeesten” significa “Animali da spiaggia” ed è il nome che l’artista olandese Theo Jansen ha dato alle sue creazioni (ma forse si dovrebbe dire “creature”).

Si tratta di grandi strutture mobili, costruite assemblando tubi in pvc gialli, elastici, fascette, nastro adesivo, bottiglie di plastica riciclate, che ricordano vagamente scheletri di animali preistorici o strani insetti e che hanno l’affascinante caratteristica di “camminare” utilizzando la forza dal vento dei litorali olandesi.

Nell’anno di Leonardo le opere dell’artista olandese ci ricordano che, come per il genio di Vinci, il confine tra arte e ingegneria può essere labile.

Fino a pochi giorni fa alcune Strandbeesten erano esposte al “Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci” di Milano dove, a orari fissi, venivano animate grazie all’aria compressa o all’intervento del personale.

E’ affascinante vederle “camminare” decisamente goffe e imponenti, quasi fossero animali vivi, capaci di leggere il terreno anche perchè lo scultore le ha dotate, nell’evoluzione delle sue creazioni, di rudimentali abilità percettive, grazie a semplici sensori realizzati con i materiali di base, che permettono loro di adattarsi all’ambiente circostante.

Milano - Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci - "Dream Beasts" (Le sculture cinetiche di Theo Jansen)
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Sotto l’ombra del Moro

Nell’ambito delle celebrazioni per ricordare il quinto centenario della morte di Leonardo, dopo sei anni di accurati lavori di restauro, riapre (solo per pochi mesi) la “Sala delle Asse” al Castello Sforzesco di Milano.

L’ambiente, che prende il nome dalle assi di legno che ne coprivano le pareti, presenta una decorazione della volta elaboratissima che imita la natura, con un sorprendente effetto trompe-l’oeil, in un intreccio di rami, foglie e stemmi che lasciano intravvedere il cielo,

Sulle pareti sono apparsi tronchi nodosi e radici che si insinuano fra le rocce e abbozzi di paesaggi straordinariamente moderni in “monocromo” che è la tecnica usata per i disegni preparatori che ci raccontano di una decorazione ricca e immersiva, in continuità con il paesaggio circostante.

Si resta a bocca aperta davanti alla complessità dell’opera che è esaltata da una suggestiva istallazione multimediale proiettata sulla volta e sulle pareti che permette di leggere le linee compositive dell’opera e di scoprire il contesto storico culturale in cui è stata creata.

Fuori, nel cortile, un pergolato in legno su cui si arrampicano i rami di sedici gelsi ripropone, dal vivo, l’immagine che ha ispirato Leonardo.

Assolutamente da non perdere.

Milano - Castello Sforzesco - Sala delle Asse
Milano - Castello Sforzesco - Sala delle Asse
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Gli asparagi rosa di Mezzago.

Ogni anno, nel mese di maggio, si celebra a Mezzago la “Sagra dell’asparago rosa” giunta quest’anno alla cinquantanovesima edizione: si tratta di un’occasione per fare festa intorno a questo pregiato prodotto della terra che vanta la “Denominazione Comunale di Origine” (De. Co.).

A differenza di tutto il resto d’Italia, dove si producono turioni bianchi o verdi, gli asparagi di Mezzago hanno la cima rosata anche grazie alle particolari caratteristiche del terreno argilloso con la presenza di minerali ferrosi.

La coltivazione risale agli inizi del ‘900 quando, secondo la tradizione, un certo Muschén portò i semi dell’asparago dall’America celati in una canna di bambù, un po’ come il fuoco celato nel bastone cavo da Prometeo o le uova del baco da seta portate furtivamente dalla Cina all’interno del bastone di un missionario, logicamente si tratta di una leggenda che ci racconta però quanto questo ortaggio fosse considerato prezioso.

Al di là della storia e della tradizione sta di fatto che gli asparagi di Mezzago sono veramente deliziosi ed è un piacere ritrovarsi ogni anno nel salone di Palazzo Archinti per assaggiarli nel risotto, nelle lasagne o nel più classico dei modi, accompagnati da due uova al tegamino e da una spolverata di parmigiano.

Mezzago - Asparagi e uova
Mezzago - Sagra dell'asparago
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Una città bellissima.

In questi giorni mi capita spesso di passare per Milano, per andare in ospedale a fare visita a mio zio, per sbrigare qualche formalità burocratica o, più semplicemente, per visitare qualche museo o qualche mostra e allora colgo l’occasione per godermi un po’ la città, mangiare qualcosa in centro, magari in uno dei mille ristoranti etnici o in una trattoria dal gusto retrò o per gustare un trancio di pizza da Spontini o un panzerotto da Luini.

Mi sposto da un punto all’altro della città con la metropolitana oppure, se ho tempo da perdere, in tram per osservare le vie e la gente e i palazzi nuovissimi accanto agli edifici storici.

Milano è una città bellissima che, ogni giorno, sembra diventare ancora più bella con la sua atmosfera da città europea, con i suoi negozi eleganti, con i turisti che camminano in gruppo e si infilano in Galleria e alzano gli occhi ammirati per osservare questo “salotto buono” che un sapiente restauro ha restituito ai milanesi e agli ospiti in tutta le sua raffinata eleganza.

Mi piace vedere i turisti incolonnati per entrare a visitare il Duomo e mi viene da sorridere pensando che, tanti anni fa, quando andavo in università e il Duomo era decisamente meno pulito e il turismo di massa meno diffuso, entravo dal portone principale, gettavo un’occhiata alla cattedrale e uscivo dalla porta laterale per correre veloce in Festa del Perdono senza fare code, senza controlli, senza intoppi come se il Duomo fosse una chiesa come tante altre.

Ma allora Milano non era considerata una città turistica, allora era la città dell’industria e della finanza, e non la città ricca di cultura, fascino ed arte che oggi calano nelle sue vie e tra i suoi palazzi sempre più numerosi.

Milano - Dal Duomo
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L’Adda di Leonardo.

Camminare lungo l’Adda, sulle orme di Leonardo, in una mattina di maggio che sembra novembre, con la nebbiolina che si arrampica pigra lungo le rive come se volesse impigliarsi tra i rami e lambire il freddo metallo del ponte di San Michele, è un’esperienza incredibile.

Proprio tra Paderno e Porto d’Adda il genio di Vinci ha sicuramente percorso i sentieri che corrono lungo il fiume quando soggiornò per circa due anni a Vaprio d’Adda ospite della famiglia Melzi e la sua conoscenza di questo tratto di fiume è ben leggibile nei suoi studi idraulici e nei paesaggi di massi e acqua che fanno da sfondo alla “Vergine delle Rocce”.

In questo tratto il corso dell’Adda si fa impetuoso e la corrente, rotta dai massi che sporgono dal letto dl fiume, offre uno spettacolo di grande drammaticità che, probabilmente, ispirò l’artista.

Fa un certo effetto stare lì, sulla riva, ad osservare l’acqua spumeggiante che corre tra cento vortici con un rombo continuo e provare ad immaginare come doveva essere il fiume tanti secoli fa, quando le opere dell’uomo non c’erano ancora, non c’erano i ponti e i canali e le chiuse e le centrali idroelettriche e la natura, con la sua superba bellezza, si offriva agli occhi del viandante completamente libera.

Questo fiume vide Leonardo e, probabilmente, se ne innamorò.

Sull'Adda da Paderno a Porto d'Adda
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Il ratin.

Ratin, nella lingua meneghina, significa “topolino” e stava ad indicare un piccolo aggeggio che, quando la Galleria Vittorio Emanuele era illuminata a gas, prima che nel 1883 venisse costruita la centrale elettrica a carbone di via di Santa Redegonda, correva lungo un binario posizionato a trenta metri dal suolo e, grazie ad uno stoppino fiammeggiante, accendeva il gas che usciva dagli ugelli.

Lo spettacolo della Galleria illuminata doveva essere notevole, ma il vero e proprio spettacolo doveva essere il Ratin che correva alla base della cupola e rendeva lo spazio scintillante ed elegante.

Oggi il piccolo “topolino” si trova a Palazzo Morando, dove ha sede il “Museo Costume Moda Immagine”, chiuso in una teca di vetro e sembra un po’ “l’oggetto misterioso”.

Anche questo è un aspetto della storia della città che forse pochi conoscono, ma che merita di essere ricordato.

Milano - Palazzo Morando - El Ratìn
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Burrasca sul lago.

E’ un mese di maggio ben strano, con le temperature che improvvisamente si abbassano e poi, a distanza di poche ore, si impennano fino a diventare quasi estive.

Domenica scorsa il lago di Como era particolarmente arcigno, il vento batteva il lungo lago alzando ondate impressionanti, facendo ondeggiare le imbarcazioni e mettendo in grandi difficoltà i cigni incapaci di cavalcare il moto ondoso.

Cammino lungo la costa con un occhio agli alberi scossi dalle raffiche potenti giusto per controllare che qualche ramo non decida di cadermi in testa e intanto mi lascio incantare dalla bellezza terribile delle onde altissime che si infrangono spumeggianti a pochi passi da me.

La natura può essere di una bellezza incredibile, anche quando la sentiamo ostile.

Como - Lungolago
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Profumo di primavera.

Dopo la burrasca del week end (di solito succede nel week end che il tempo si guasti e le temperature crollino) è tornato il sole ed è tornata la primavera con i suoi colori e con i suoi profumi.

I prati, in montagna, sono ricoperti di fiori e gli insetti, come fossero mossi dal tepore del sole, volano indaffarati da una corolla all’altra quasi non volessero perdere tempo.

Mi colpisce sempre questo ritorno alla vita che ha l’energia di un risveglio dopo un sonno ristoratore e mi piace osservare gli insetti che riempiono l’aria di ronzii, attirati dai colori accesi dei fiori che, dopo un giorno di pioggia, sembrano più accesi così come il verde tenero dei prati sembra più verde.

Adoro la primavera e la gioia di vivere che fa nascere anche dentro di me.

Pasturo (Valsassina) - Nel prato
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Una domenica particolare.

Fa freddissimo in questa prima domenica di maggio, il cielo è grigio e minaccioso e alle otto del mattino la stazione Centrale di Milano è percorsa da un brivido gelido.

La grande arcata della stazione inquadra, laggiù lontanissimo, uno sbuffo di fumo scuro che si avvicina a ritmo lento, una grande locomotiva a carbone scivola sferragliando e fischiando sul binario, tra i lucidissimo treni ad alta velocità dalle linee e dai colori aggressivi.

La locomotiva cattura l’attenzione di tutti i viaggiatori e nei loro sguardi c’è forse una punta d’invidia per noi, pochi fortunelli, che ci arrampichiamo sugli altri gradini dei vagoni “cento porte” e ci accomodiamo (si fa per dire) sui sedili di legno che ci proiettano nel passato come una macchina del tempo.

Il treno esce fischiando dalla stazione, accompagnato dal rumore ritmico degli stantuffi e si dirige verso Como sfidando il tempo avverso e il vento che batte fortissimo la Brianza.

Lungo il percorso il fischio della locomotiva sembra svegliare i paesi addormentati e le persone che assistono al nostro passaggio ci guardano stupiti e armeggiano frenetici in cerca del cellulare per immortalare questo spettacolo d’altri tempi.

Dopo la sosta a Como il viaggio continua verso Lecco lungo la striscia delle colline brianzole ai piedi del triangolo lariano e non manca neppure l’imprevisto, un tronco d’albero strappato dal vento violento che ingombra i binari, praticamente un’emozione in più.

Dopo la rimozione abbastanza fortunosa dell’ostacolo il treno prosegue allegramente la sua corsa pigra e intanto il vento ha spazzato via le nubi e il sole splende sul lago.

Quando entriamo nella stazione di Lecco e scendiamo dal treno (per imbarcarci su vagoni più moderni che ci riportano a Milano) abbiamo quasi l’impressione di esserci risvegliati da un bel sogno.

(Le informazioni relative alle iniziative di “F.T.I. Ferrovie turistiche italiane” le trovate qui.)

Como - Treno Storico
Lecco - Stazione - Treno Storico
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