Il cuore in vacanza.

Dando un’occhiata agli ultimi post mi sono resa conto che è da un sacco di tempo che non scrivo nulla, ma è naturale perché, anche se qui ho poco da fare se non camminare, leggere, riposare, il tempo scorre via in fretta, le giornate quiete, tranquille, gioiose fuggono con la velocità di un lampo e finiscono subito.

In questi giorni ho la mente e il cuore in vacanza, mi sembra di galleggiare in una serenità piena.

Qui il paesaggio è riposante, il cibo è buono, c’è qualche buon libro da leggere, c’è qualche buon film da vedere, ci sono tanti sentieri da percorrere, ci sono amici da ritrovare e soprattutto c’è il silenzio della montagna che lascia lo spazio per ritrovare se stessi, per riflettere, per fare il punto della situazione, per guardarmi dentro.

Moggio - Flora e fauna

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Chi l’avrebbe mai detto?

Esattamente un anno fa, a quest’ora, stavo a Berlino, ero seduta al tavolo di un locale in Potsdamer Platz e bevevo una birra dopo una giornata iniziata molto presto con il volo ad ore antelucane per Schonefeld, il viaggio in metropolitana, l’albergo (giusto per lasciare le valigie), la passeggiata lungo la Unter den Linden, la porta di Brandeburgo il museo della DDR e la cena in Alexanderplatz.

Un anno fa ritornavo a Berlino per la prima volta dopo quarant’anni e assaporavo l’atmosfera della città così diversa da come la conoscevo.

Un anno fa stava per concludersi il mio primo anno da pensionata, un anno nel quale, finalmente libera dal lavoro, avevo visitato Roma, Londra. Lisbona, Catania e poi, come una collana preziosa, Verona, Vicenza, Padova e Venezia.

Lo scorso anno ho viaggiato tanto, avevo la valigia sempre pronta, ho visitato musei e monumenti, ero sempre su un treno o su un aereo.

Mi pare quasi impossibile che oggi viaggiare sia diventata una faccenda così complicata, che pensare di imbarcarsi su un aereo provochi dubbi e ripensamenti, che anche prendere la metropolitana per andare in centro sia un problema.

Chi l’avrebbe mai detto che la mia ( che la nostra) vita sarebbe cambiata in modo così radicale, che avrei trascorso le vacanze nella casa in montagna, che sarei uscita di casa solo con la mascherina e il gel disinfettante nella borsa?

Chi l’avrebbe detto che un maledettissimo microscopico virus avrebbe avuto il potere di chiudermi in casa?

Berlino - Aeroporto di Schonefeld

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Tante estati fa.

Ho trascorso periodi più o meno lunghi di vacanze in Valsassina fin dal 1953 (praticamente due settimane dopo essere nata) e questa valle e le sue montagne fanno parte della mia vita in un modo che è difficile spiegare.

Tanti anni fa le vacanze erano più “spartane”, le abitazioni erano meno confortevoli e per salire ai Piani di Bobbio c’era solo la seggiovia (ai Piani di Artavaggio si saliva inesorabilmente a piedi), anche i rifugi in quota non assomigliavano ad alberghi, ma erano comunque accoglienti e passare la notte nelle camerate con i letti a castello dopo essersi lavati con l’acqua gelida era sempre un’avventura.

Stavo all’aperto tutto il giorno e giocavamo in gruppo nella piazzetta che oggi è occupata da un parcheggio e bevevo l’acqua delle fontane e anche dei torrenti.

Al venerdì sera, quando mio padre arrivava dopo una settimana di lavoro nel caldo della pianura, trascinavo mio fratello lungo la strada e lo aspettavamo in cima alla salita, seduti su un vecchio tronco d’albero, e scrutavamo tutte le 600 grige fino a quando, finalmente, individuavamo la nostra, mio padre ci faceva salire in auto, era sempre sorridente, in maniche di camicia e con la cravatta leggermente allentata, era ancora in tenuta da lavoro, ma già proiettato verso i due giorni di vacanza.

Il giorno seguente, se il tempo era buono, andavamo a camminare in montagna e raggiungevamo qualche rifugio, camminavamo sui nevai (allora ce n’erano tanti) e stavamo insieme ed eravamo felici.

Ora sono ancora qui e la mia mente è tutta intenta a far riaffiorare i ricordi e mi intenerisco se ripenso a quelle gioie semplici che i miei genitori mi hanno regalato e li rivedo giovani e bellissimi, abbronzati e allegri, innamorati dei loro bambini.

Forse la Valsassina mi piace tanto perché qui, in vacanza, in tutte le età della mia vita, mi sono sentita veramente a casa, mi sono sentita veramente parte di una famiglia, la mia famiglia d’origine prima e poi quella che ho creato con mio marito e mio figlio.

Piani di Artavaggio (Luglio 2016)

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Chiacchiere da bar.

Tra una camminata e l’altra ogni tanto mi fermo ad un bar per un caffè o, se sono particolarmente accaldata, per bere qualcosa di fresco e, siccome sono da sola, mi capita spesso di ascoltare (anche se non vorrei, ma spesso i toni sono alti) i discorsi degli altri avventori.

Ci sono i tuttologi, quelli che sanno tutto di virologia, organizzazione ospedaliera, vaccini e cure più o meno creative, discutono con fervore della gestione della pandemia, ma hanno una cosa in comune, la certezza che “è stato sbagliato tutto e loro avrebbero fatto sicuramente meglio”.

Ci sono mamme e nonne afflitte dalla “didattica a distanza”, dai problemi di connessione, dal lungo lockdown in compagnia dei pargoli che, in condizioni normali, sarebbero stati affidati alla scuola ed amen.

Anche tra le “mamme d’assalto” serpeggia la convinzione che loro avrebbero potuto fare di meglio.

E poi, molto spesso, c’è un gruppetto di signori decisamente anziani (più di me per lo meno), sempre gli stessi, sempre seduti allo stesso tavolo, sempre intenti a criticare con voce stentorea tutte le rappresentanti dell’altro sesso che hanno la sfortuna di cadere nel loro campo visivo.

Ascolto e non vorrei ascoltare perchè mi innervosisco e mi viene voglia di interloquire, ma è meglio che me ne stia buona nel mio “splendido isolamento”.

Da domani mi porto le cuffie e ascolto musica.

Cavenago di Brianza - Aperitivo

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Ripartire.

Dopo la forzata inattività dei mesi primaverili far ripartire le gambe non è semplice, ma la vacanza in montagna aiuta perché, se quando sono a casa cammino quasi unicamente per andare in qualche posto e per fare qualche commissione, qui, tra le mie montagne, cammino per il gusto di camminare.

Ogni giorno il mio contapassi segna qualche passo in più, ogni giorno faccio meno fatica e la mascherina mi dà un po’ meno fastidio, ogni giorno azzardo una salita un po’ più lunga e, ogni giorno, le gambe sembrano muoversi da sole, senza sforzo e il passo si fa più veloce e sicuro.

Sicuramente il panorama aiuta e aiuta tutto questo verde e aiuta l’aria fresca del mattino che fa sentire meno la fatica.

Ogni tanto mi siedo su di una panchina al sole, riposo un po’ e mi riempio gli occhi di cielo e di boschi, ma il riposo dura poco perché ho subito voglia di ripartire, come se volessi cancellare quei mesi di reclusione, quei giorni di panorami sempre uguali, quei passi limitati al tragitto tra la cucina e il bagno, con una veloce puntata in camera da letto, quei giorni monotoni in cui scendere in giardino per buttare l’immondizia diventava un inaspettato diversivo.

Ho sopportato abbastanza bene il “lockdown”, ma non credo di aver voglia di ripetere l’esperienza.

Piani di Artavaggio

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La normalità della bellezza.

Ho passato tanti anni della mia vita tra queste montagne che spesso non mi rendo neppure conto di quanta bellezza possa regalare questa vallata.

Ogni mattina, quando esco di casa, si spalanca lo spettacolo delle Grigne con i pendii verdi punteggiati di pascoli e le case minuscole allineate lungo i sentieri, dall’altra parte, contro sole, tra i Piani di Bobbio e i Piani di Artavaggio, s’innalza la mole rocciosa dello Zuccone Campelli che ha un aspetto quasi dolomitico.

E tutto intorno sono boschi e pascoli di un verde brillante e alberi anti

chi e fiori e torrenti impetuosi e case dai balconi lussureggianti di gerani.

C’è tanta bellezza qui, una bellezza quieta e rilassante, una bellezza che riempie gli occhi e il cuore, ma è una bellezza che mi appartiene, che fa parte della mia vita, che mi rallegra e mi rasserena sempre, che, anche se non la vedo, è sempre lì, quasi fosse un tesoro nascosto, una riserva di gioia a cui posso attingere quando ne ho bisogno.

valsassina

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La montagna al tempo del covid.

Quando non si riusciva a capire se le vacanze dei lombardi sarebbero state limitate al territorio regionale, senza la possibilità di muoversi liberamente nel resto dell’Italia, molti devono aver pensato che le Prealpi Orobiche sarebbero state un’ottima alternativa alle vacanze in città .

Non ho mai visto, negli anni recenti, tanta gente fra le mie montagne fin dall’inizio di luglio, soprattutto nel week end, non ho mai visto tante persiane aperte, con le finestre spalancate come occhi sulle montagne.

C’è gente per le stradine del paese, molti con la mascherina, per la verità indossata in modo spesso creativo ( solo sulla bocca, sul mento, in fronte, al polso), si cerca di mantenere le dovute distanze e di non creare assembramenti, ma non sempre è semplice, davanti ai negozi si formano code abbastanza disciplinate, la chiesa ha spostato molte sedie all’esterno e si può seguire la messa all’aperto grazie agli altoparlanti: insomma il paese si è organizzato per permettere di vivere la vacanza in modo tranquillo.

Io preferisco uscire di casa in orari da riposino pomeridiano, cammino un po’ fuori dal paese, mi avventuro nei boschi, cerco di fare un po’ di movimento e di godermi il sole e il fresco dei monti.

Poi torno a casa, mi sistemo sul balcone con un libro, un caffè e tanti alberi intorno e mi rilasso nel silenzio e nel verde.

Piani di Artavaggio

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In partenza per la Birmania.

Mentre molti si chiedono come e se viaggeranno questa’anno la Biblioteca comunale “Peppino Impastato” di Cavenago di Brianza ha trovato il modo di risolvere dubbi e perplessità con un’iniziativa originale e, come sempre del resto, intelligente.

L’iniziativa si chiama “Destinazione sconosciuta” e consiste nell’offrire agli utenti della biblioteca una busta di carta che contiene libri, saggi, audiolibri o dvd a tema.

“Prendi una borsa e parti per il viaggio più avventuroso dell’anno” recita il foglio che chiude il sacchetto celando accuratamente il contenuto.

Questa mattina sono andata in biblioteca e ho ritirato la mia “carta d’imbarco virtuale” per un viaggio meraviglioso e ho scoperto che la mia “destinazione sconosciuta” è la Birmania (o per meglio dire il Myanmar), un paese che conosco poco, ma che mi affascina un po’ come tutti quei luoghi che vorrei prima o poi visitare.

Mi porterò i libri in vacanza e così potrò partire per il mio viaggio.

Cavenago di Brianza - Viaggio in Birmania

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Al Drive-In

Non è che a luglio venga proprio voglia di chiudersi in un cinema, ma il Drive-In è tutta un’altra faccenda.

A Milano, in via Senigallia, zona Parco Nord, ce n’è uno veramente accogliente e ben organizzato, dove si può trascorrere una serata diversa in assoluta tranquillità.

Trovato il sito e completata la procedura di prenotazione ieri sera ci siamo avviati per tempo (bisogna arrivare con venti minuti di anticipo sull’inizio della proiezione e con la A4 non si sa mai come va a finire).

Arrivati a destinazione siamo stati accolti dal personale gentilissimo che ha provveduto a controllare sullo smartphone la prenotazione, a misurarci la temperatura, a consegnarci gli altoparlanti e, dopo averci dato poche semplici istruzioni, ad accompagnarci alla nostra postazione.

Abbiamo ordinato cibo e bevande tramite whatsapp e dopo pochi minuti un velocissimo addetto, a bordo di un monopattino, ci ha consegnato quanto ordinato.

E così ci siamo goduti il film (“Indipendence day”, per inciso) in un’atmosfera a metà strada tra “Grease” ed “Happy Days”, in tutta sicurezza e con una buona qualità di suono e immagine, insomma abbiamo trascorso una serata un po’ diversa in modo divertente ed economico.

Alla fine della proiezione gli addetti hanno fatto defluire le auto in modo veloce e ben organizzato.

Per chi fosse interessato ecco è il link e la pagina Facebook

Milano - Drive In

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Tra sud e nord.

“Fatta l’Italia, bisogna fare gli Italiani” avrebbe detto, all’indomani dell’unificazione nazionale Massimo D’Azeglio e, anche se dal 17 marzo 1861, ne è passato di tempo e di acqua sotto i ponti ho l’impressione che la questione non sia ancora risolta.

Basta farsi un giro sui social per rendersi conto che la pandemia, lungi dall’averci resi popolo, ha, se possibile, acuito i sentimenti di campanilismo e di rivalità che serpeggiano tra di noi, cittadini di una nazione che, come diceva il Manzoni, dovrebbe essere “una d’armi, di lingua, d’altare, di memorie, di sangue e di cuor”.

E così se da una parte compaiono spot che invitano a trascorrere le vacanze in Calabria “dove non ci si ammala, mentre al nord sì” dall’altra risponde piccato, ad esempio, il presidente della Regione Veneto che mette in evidenza come la sua regione sia una terra “di rispetto e libertà”, quasi a sottolineare che l’altra non lo è.

Per settimane ho letto su facebook post di persone del sud che dileggiavano i lombardi, segregati nella loro regione “triste e grigia”, a cui i miei conterranei rispondevano sciorinando le bellezze della Lombardia.

Io sono lombarda, adoro Milano e la mia regione, ma amo viaggiare in Italia (e in Europa e nel mondo) per arricchirmi, conoscere luoghi diversi, assaggiare cibi diversi, respirare atmosfere diverse perché sono convinta che la diversità è sempre una ricchezza.

Amo Bergamo come Catania, amo Napoli come Venezia, amo la luce di Roma, gli scavi di Pompei, le Cime di Lavaredo e le splendide colline dell’Umbria, amo le città d’arte delle Marche e della Toscana, adoro la cucina Emiliana e i dolci della Sicilia perché l’Italia è tutta bella e merita tutta di essere visitata e conosciuta.

E’ triste, soprattutto in un tempo in cui dovremmo fare fronte comune, rendersi conto che l’Unità d’Italia è ancora di là da venire.

Agrigento (Sicilia)

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