Per fare un presepe.

Per fare un presepe in fondo basterebbero Maria, Giuseppe, il Bambino e una grotta dove trovare riparo contro il freddo delle notti invernali perchè, quando facciamo memoria dell’Incarnazione, il nucleo fondamentale della narrazione è proprio questo: una giovane coppia, la povertà del rifugio, la gioia di una nascita.

Ma il nostro presepe, secondo la tradizione, è molto più “abitato”  perchè non ricorda solo la nascita di un bambino, ma l’evento destinato a mutare la vita di molti e quei pastori che si affollano titubanti intorno alla grotta simboleggiano tutti coloro che riconoscono nel Natale il mistero della nascita del Figlio di Dio.

E allora ci vogliono anche gli angeli che, nella notte santa, svegliano i pastori e annunciano la venuta di Cristo e ci vuole una stella che guidi i Magi fino alla grotta e ci vogliono tanto amore e condivisione.

Moggio Dicembre 2012

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Elogio della polenta.

E’ il piatto invernale per eccellenza, almeno dalle mie parti, appare per magia con i primi freddi, calda, fumante, dal colore giallo che mette allegria.

Un tempo era la regina di tutte le tavole brianzole, anzi spesso era l’unica protagonista dell’alimentazione delle famiglie contadine, perchè è saporita, sazia e costa poco.

Oggi arriva in tavola accompagnata da un intingolo goloso, dai funghi, dalle salamelle, mischiata con i formaggi, condita con burro fuso e salvia e non è sempre  solo gialla, in montagna spesso ha il colore grigiastro del grano saraceno, qualche volta è bianchissima e spolverata di formaggio e radicchio, ma è sempre buona.

In questi giorni di dicembre, in cui capita spesso di ritrovarsi con gli amici intorno ad un tavolo per scambiarsi gli auguri, la polenta la fa da padrona, con buona pace della linea, e insieme ad un calice di buon vino rosso aiuta a riscaldare la convivialità.

E’ bello vederla cuocere nel paiolo di rame e poi scivolare fumante sul tagliere, ha un sapore che sa di antico, di tradizione, di un passato forse più povero, ma autentico.

Piani di Artavaggio

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Le luci della città.

Fa freddo in questi giorni a Milano e quando è l’ora del crepuscolo la temperatura sembra scendere più velocemente, ma contemporaneamente la città si accende, le vetrine luccicano, le luminarie e i festoni risplendono soprattutto nel Quadrilatero, in piazza della Scala, in Galleria o in piazza Gae Aulenti.

E’ piacevole passeggiare in questo clima di festa e combattere il freddo pungente con una fetta di torta e un caffè caldo caldo in uno dei tanti locali che si affacciano sulle vie affollate, è divertente osservare le vetrine e commentare gli oggetti esposti, spesso stravaganti, e i prezzi altrettanto stravaganti.

La vie del centro sono punteggiate di pasticcerie storiche dalle vetrine opulente che attirano i passanti con le creazioni fantasiose che promettono dolcezze e profumi e sono un piacere per gli occhi.

Si torna a casa un po’ stanchi e infreddoliti, ma con una gioia che rincuora.

Mi sento bene e stare bene fa bene.

Milano - Natale nel Quadrilatero

Milano - Natale nel Quadrilatero

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Il giorno prima di Santa Lucia.

Oggi è il giorno di Santa Lucia, ieri era il 12 dicembre, il giorno che per me, e credo per tutti quelli della mia generazione, è ancora e sempre l’anniversario della strage di Piazza Fontana, della bomba nella Banca Nazionale dell’Agricoltura del 1969.

Ieri non ho ricordato in questo blog, come faccio ogni anno, il tragico evento forse perchè distratta da altre tragedie, ma poi, verso sera, mentre parlavo con un giovane, mi sono resa conto che, per lui, Piazza Fontana non è neppure un ricordo e che il 12 dicembre è solo il giorno prima di Santa Lucia.

Ho sentito spesso dire che ormai, a quasi mezzo secolo dalla strage, è ora di seppellire i morti e di lasciare quei fatti e quegli anni all’oblio, ma io che quegli anni ho vissuto, io che sento ancora vivo lo sgomento per la mia città ferita, per l’innocenza perduta non riesco, non posso e non voglio dimenticare.

E allora ricordiamo: ieri era l’anniversario della strage di Piazza Fontana, della bomba che ha spezzato la vita di diciassette persone lasciando sul terreno ottantotto feriti, dell’inizio di quella che fu definita “la strategia della tensione” e in qualche modo della fine dell’ingenuo ottimismo degli anni del dopoguerra.

Milano Piazza Fontana

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Strasburgo.

Strasburgo è una città stupenda posta nel cuore dell’Europa, è un crocevia della storia, è un luogo simbolo del desiderio, spesso difficile e impervio, di pace che ha attraversato ( e credo attraversi ancora) l’Europa dopo gli orrori delle guerre mondiali.

Strasburgo è la sede prestigiosa del Parlamento europeo e del Consiglio d’Europa e ricordo ancora l’emozione dei miei allievi durante la visita dei luoghi istituzionali, la loro allegra fierezza nello scattarsi un selfie davanti alle bandiere allineate nel grande piazzale.

Oggi Strasburgo è ferita ed è una ferita che ci colpisce tutti.

Strasburgo (Francia)

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Viaggi di gruppo.

Più o meno due volte all’anno (in estate e per Capodanno)  partecipo ad un viaggio di gruppo, di solito si tratta di un tour, organizzato da un’agenzia di viaggi di cui conosco la serietà e la competenza.

In genere mi piace organizzare personalmente i miei viaggi brevi , ma quando la meta è un po’ più complessa o il viaggio consiste in una serie di spostamenti da una città all’altra preferisco affidarmi a qualcuno che mi organizzi gli spostamenti, i pernottamenti, le visite guidate e mi lascio portare a spasso senza preoccuparmi di orari e prenotazioni.

Tuttavia, anche se partecipo ad un tour organizzato, mi piace ritagliarmi i miei spazi e starmene un po’ da sola come la scorsa estate, durante il viaggio in Polonia, quando mi svegliavo molto presto, facevo colazione alle sette e poi uscivo a visitare il centro storico quando la città si stava ancora svegliando.

Ricordo ancora l’atmosfera di Danzica, le ombre lunghe, le strade vuote, il profumo dell’aria fresca del mattino, l’emozione di scoprire la città quando non è ancora invasa dai turisti, la tranquillità del silenzio in cui è più facile seguire il filo dei pensieri, la gioia della scoperta.

Poi, per le nove, quando il gruppo si ritrova davanti all’albergo per partire, sono pronta per ripartire con il mio bagaglio di pensieri, di ricordi, di emozioni.

Polonia - Danzica

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Emulazione.

A poche ore dalla strage in discoteca provocata, a quanto pare, dalla fuga dai ragazzi dalla sala dopo che era stato usato uno spray urticante un episodio analogo si è ripetuto in due scuole, quasi si trattasse di un “effetto Werther” dell’imbecillità.

Ogni volta che un gesto (compiuto per dolo o per stupidità o per noia o per divertimento) balza agli “onori” della cronaca, soprattutto della cronaca nera, saltano subito fuori gli emulatori e il fenomeno è tanto più diffuso quanto più l’informazione fa da cassa di risonanza.

Penso che molti ricordino il periodo dei  sassi lanciati dai cavalcavia: spesso i responsabili, quando venivano identificati, erano ragazzi che ripetevano il gesto incuranti delle responsabilità e delle conseguenze (talvolta mortali) e lo facevano per divertimento, per vedere “l’effetto che fa”, perchè, in un modo perverso, era di moda.

Gli emulatori sono persone deboli, forse desiderose di un attimo di visibilità (anche solo nel gruppo dei pari), che considerano un gioco assaggiare il “frutto proibito” di un albero avvelenato.

Non so se esistano soluzioni al fenomeno, so tuttavia che deve essere pesantemente sanzionato.

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Il Museo Bagatti Valsecchi.

La casa si trova proprio nel Quadrilatero della Moda, a pochi passi dalle vetrine lussuose di via Monte Napoleone e, vista da fuori, è un edificio elegante ed austero che non lascia neppure lontanamente immaginare il fasto delle stanze del piano nobile.

All’interno sono conservati gli arredi delle sale dei due appartamenti dei fratelli Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi i quali, nella seconda metà dell’800, si dedicarono alla ristrutturazione del palazzo di famiglia secondo il programma culturale varato dalla monarchia sabauda all’indomani dell’unità d’Italia che vedeva nel Rinascimento un elemento fondamentale per il consolidamento dell’identità nazionale.

I due fratelli dedicarono denaro ed energie alla ricerca di oggetti, dipinti, arredi da collocare in modo armonioso nei locali fino a ricreare ambienti dal sapore antico dove però la famiglia continuò a vivere la propria quotidianità fino al 1974.

E’ curioso ascoltare le testimonianze dell’ultimo inquilino della casa che ricorda di aver percorso i saloni con la macchinina rossa a pedali o di aver assistito allo sbarco sulla luna tra un caminetto quattrocentesco e un dipinto del Bellini.

Oggi la casa è un museo, uno dei tanti gioielli preziosi e spesso sconosciuti di Milano.

Milano - Museo Bagatti Valsecchi

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Un regalo per i milanesi (… e non).

Da undici anni a questa parte, poco prima della festa di Sant’Ambrogio, Palazzo Marino ospita un capolavoro, proveniente da musei e collezioni prestigiose, che resta esposto nella Sala Alessi dall’inizio di dicembre fino alla metà di gennaio e può essere ammirato gratuitamente con l’aiuto di guide che illustrano il dipinto inserendolo nel contesto storico-artistico del periodo in cui è stato creato.

Si tratta di un’iniziativa dell’Amministrazione Comunale che ormai è entrata nella tradizione del Natale a Milano e che rappresenta un vero e proprio regalo alla città e a tutti coloro che la visitano.

Quest’anno l’opera esposta è “L’adorazione dei Magi” del Perugino che è uno dei tesori della Galleria Nazionale dell’Umbria.

Il dipinto, una pala d’altare di grandi dimensioni, è attribuita al periodo giovanile del Perugino e rappresenta una sintesi geniale tra la tradizione  tardo-gotica e le nuove atmosfere che l’artista aveva respirato nella bottega del Verrocchio dove aveva lavorato come allievo fianco a fianco con Leonardo e Botticelli.

Vele la pena di sopportare un po’ di coda per ammirare questo capolavoro.

Milano - Palazzo Marino - "Adorazione dei Magi" del Perugino (Particolare)

Milano - Palazzo Marino - "Adorazione dei Magi" del Perugino (Particolare)

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I Re Magi.

Quando ero bambina li guardavo incuriosita quando li liberavamo dall’involucro polveroso di carta di giornale che li aveva protetti per un anno dagli urti e dai rischi di rottura in cui potevano fortunosamente incappare nella nostra cantina.

Li mettevamo lontano dal presepe perchè, seguendo la cometa disegnata sulla carta azzurra coperta di stelle dorate, sarebbero arrivati solo all’Epifania e li avremmo sistemati con i loro abiti fastosi e i loro esotici cammelli, tra gli umili pastori e le pecorelle.

Le statuine che facevano parte del nostro presepe , seguendo una tradizione consolidata, erano tre: uno europeo (oggi diremmo caucasico), uno decisamente asiatico e uno (udite, udite) africano, con la pelle scura e i lunghi capelli ricciuti.

Ero piccola, ma in qualche modo quella pluralità di etnie, mi piaceva perchè, come mi avevano spiegato i miei genitori, il bambino nella mangiatoia era nato per tutti, senza distinzioni, senza differenze tra ricchi e poveri, tra bianchi e neri.

Milano - Presepe all'Albergo Diurno

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