Spettatori silenziosi.

L’ultima volta in cui avevo visitato la Pinacoteca di Brera il “Cristo morto” del Mantegna non era visibile perché era in restauro e mi era spiaciuto non poterlo ammirare visto che è uno dei capolavori del museo milanese che mi aveva colpito fin da bambina per la sua nuda drammaticità.

Forse allora non riuscivo a comprenderne il significato profondo, ma mi emozionava soprattutto per la vista dei piedi con il segno dei chiodi così brutalmente in primo piano.

Pochi giorni fa sono tornata e il quadro era lì, emozionante come sempre, nella sala silenziosa e, tutto sommato, quasi vuota e mi sono regalata un po’ di tempo per entrare in contatto con questa immagine del dolore e mi sono resa conto che la bellezza del dipinto sta proprio nell’esserne esclusi: c’è il corpo in primo piano con quella incredibile prospettiva di scorcio, ci sono le due figure della Madonna e di San Giovanni compresse in un angolo, chiuse in un dolore disperato, c’è un’ombra dolente sullo sfondo, ma non c’è spazio per lo spettatore che è lì, guarda, ma in qualche modo non può entrare a far parte del racconto.

Si può solo osservare in silenzio.

Milano - Pinacoteca di Brera
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La luce di gennaio.

Quando gennaio è sereno e soffia un po’ di vento che tiene pulito il cielo
(come in questi giorni, tutto sommato) c’è una luce particolare che fa brillare il paesaggio e si accende di toni caldi al tramonto.

Le giornate si allungano e il crepuscolo sembra più lento, mentre il cielo piano piano si incupisce e le prime stelle cominciano a brillare, poi quando il buio è completo ecco risplendere Orione, la più invernale delle costellazioni, con la sua cintura luminosissima.

Mi piace il tempo di gennaio, gelido e brillante, con il cielo terso e sgombro di nubi e pazienza se è da molte settimane che non piove e la neve è un pio desiderio.

Vimercate
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I marciapiedi di Lisbona.


Si chiama “calçada portuguesa” il marciapiede tradizionale portoghese diffuso tanto nella capitale quanto nelle altre città (ed anche nelle ex colonie).

La decorazione in pietre bianche e nere lo differenzia dai selciati delle città delle altre parti del mondo, come i sampietrini di Roma ad esempio, ed è composta da singole pietre dalla forma vagamente cubica, collocate singolarmente e “stuccate” a mano tanto da creare disegni geometrici, linee sinuose, disegni simili a merletti.

Purtroppo per creare simili opere d’arte sono indispensabili artisti-artigiani, i calceteiros, altamente specializzati e disposti a un lavoro manuale di grande precisione molto faticoso, per cui si tratta di un lavoro in via di estinzione che mette a rischio i marciapiedi decorati che sono una delle caratteristiche più evidenti della città di Pessoa.

I calceteiros sono così importanti per Lisbona che la città ha dedicato loro un monumento in una delle sue piazze più grandi.

Lisbona (Portogallo)

Lisbona (Portogallo)
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Futurismo e pubblicità.

In questo periodo al Must di Vimercate è allestita una mostra interessante, che resterà aperta fino al 31 marzo, dedicata a Fortunato Depero e al rapporto tra il Futurismo e la pubblicità.

In genere tutti gli artisti Futuristi non disdegnavano la pubblicità che, anzi, definivano «arte nuova del mondo moderno», ma Depero, in particolare, sosteneva questa forma d’arte con particolare impegno ed entusiasmo fino a diventare il più celebre cartellonista tra i suoi contemporanei.

Disegnò manifesti, tra l’altro, per la ditta Alberti produttrice del “Liquore Strega” e per la Schering, la casa farmaceutica che produceva il “Veramon”, ma la sua collaborazione più significativa è indubbiamente quella con la Campari, per la quale disegnò, oltre ai manifesti, la bottiglia del “Campari Soda” nel 1932.

La mostra in allestimento al Must rappresenta un percorso interessante ed esauriente attraverso questo aspetto della produzione dell’artista che è sempre affascinante anche grazie alla sua grafica pulita e alle scelte di colore decise e accattivanti.

Da non perdere.

Vimercate - Must - Mostra "Fortunato Depero Futurismo e Pubblicità"
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Un mestiere d’altri tempi.

Non credevo ne esistessero ancora perché quello del “lustrascarpe” è proprio un mestiere antico, che ci riporta all’Italia del secondo dopoguerra, al cinema neorealista, alla Napoli sotto l’occupazione americana dove i ragazzini che lucidavano le scarpe dei soldati erano definiti sciuscià (deformazione dialettale del termine shoeshine) ed erano immortalati dal genio di Vittorio De Sica.

Credevo che non ne esistessero più ed è per questo motivo che ho provato grande stupore nell’incontrare un lustrascarpe in una piazza di Lisbona e non ho potuto fare a meno di scattare una foto che sembra rappresentare una realtà d’altri tempi anche se l’aspetto delle persone e delle strade è decisamente contemporaneo.

Lisbona è così, una città Europea, una città moderna che sa regalare ancora squarci di passato.

Lisbona (Portogallo)

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Come un balzo verso l’ignoto.

Poche cose raccontano la vocazione dei portoghesi per il mare come il “Monumento alle Scoperte” (“Padrão dos Descobrimentos” nell’idioma locale) che sorge sull’estuario del Tago a poche centinaia di metri dalla Torre di Belem.

Si tratta di un monumento costruito (o meglio ricostruito) nel 1960 per ricordare i cinquecento anni dalla morte di Enrico il Navigatore e celebrare una stagione epica di navigazione, apertura di nuove rotte, esplorazioni e scoperte.

Ricorda una nave protesa verso l’acqua e sulla prua è raffigurato Enrico il Navigatore con una caravella in mano mentre dietro di lui, in due file discendenti da entrambi i lati del monumento, sono scolpiti i personaggi portoghesi che parteciparono alle scoperte.

E’ un monumento emozionante, rivolto verso il fiume con uno slancio che fa pensare al desiderio di partire, di esplorare, di scoprire nuovi mondi, di raggiungere il limite e di valicarlo.

Lisbona (Portogallo) - Monumento alle Scoperte
Lisbona (Portogallo) - Monumento alle Scoperte
Lisbona (Portogallo) - Monumento alle Scoperte
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La paura del carbone.

“Se ti comporti male la Befana ti porta il carbone” era la minaccia, neanche tanto velata, che incombeva come una spada di Damocle sulla mia testa di bambina e che mi metteva sempre un po’ di inquietudine.

Alla mattina dell’Epifania avevo un po’ di timore a guardare nella calza colorata appesa sotto la finestra della cucina (non avevamo il camino) perché ci sarei rimasta malissimo nello scoprire dei pezzi di carbone (evidentemente non avevo la coscienza proprio pulita), cosa che in realtà non capitò mai anche perché in casa mia, dove troneggiava una grande stufa, il carbone era prezioso.

Al massimo mi capitava di trovare qualche pezzetto di zucchero nerastro che in qualche modo realizzava la minaccia, come a dire “Sei stata buona, ma non proprio buonissima” e lo sgranocchiavo meditando sui miei peccati.

La paura di trovare il carbone era un modo, forse un po’ rude, di insegnarmi la differenza tra il bene e il male e l’importanza di rispettare le regole e, sicuramente, ha contribuito a farmi crescere.

Mi chiedo come facciano i bambini di oggi che il carbone non sanno neppure cosa sia.

Cortabbio - Miniera di barite
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Il tram numero 28.

Lisbona è una città costruita su sette colli (dove ho già sentito questa espressione?) che le danno un aspetto molto scosceso e si affaccia sul Tago che la fa sembrare una città di mare, anche se mare non è.

E’ divertente salire sulle alture, arrampicandosi lungo i marciapiedi decorati con pietre bianche e nere o usando una scala mobile che spunta inattesa tra gli edifici coperti di maioliche multicolori oppure imbarcandosi su un piccolo tram che si inerpica sferragliando fra le stradine tortuose.

Il tram numero 28 (“Eléctrico 28″ per i Lisbonesi) è minuscolo, giallo e traballante e corre lungo i binari, sfiorando le pareti degli edifici e i passanti che si appiattiscono contro i muri, messi in allarme dal suono perentorio della campanella.

I suoi finestrini sono un punto di vista privilegiato sui quartieri più tipici della città anche se ormai è diventato rarissimo incontrarvi dei Lisbonesi, visto che è una delle attrazioni turistiche più gettonate.

Lisbona (Portogallo) - Sul tram n. 28
Lisbona (Portogallo)
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La scala di Hogwarts

Nel centro storico di Porto si trova una libreria, probabilmente tra le più belle del mondo, costruita nel 1869 dall’architetto Francisco Xavier Esteves, che è meta di moltissimi visitatori attirati non solo dalla bellezza del grande salone dai soffitti decorati o dalla scala imponente che lo domina, ma anche dalla magia di Harry Potter.

Pare infatti che, quando viveva a Porto, la Rowling visitasse spesso la libreria dalla quale avrebbe tratto ispirazione per raccontare gli scaloni di Hogwarts e la libreria di Diagon Alley.

Che l’aneddoto sia vero o no poco importa, perché la
“Livraria Lello & Irmão” è veramente un luogo magico ricco di fascino.

Sul marciapiede, davanti alla facciata che è un mix tra neogotico e liberty, si snoda una coda fittissima anche se, per accedere, bisogna pagare un biglietto (che viene rimborsato nel caso si acquisti un libro), ma vale la pena di fare qualche sacrificio per ammirare una simile particolare meraviglia.

Porto (Portogallo)

Porto (Portogallo)
Porto (Portogallo)
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Cabo da Roca

Fa impressione trovarsi lì, davanti all’Oceano, con tutto quel mare di fronte e tutto il continente alle spalle: Cabo da Roca è il punto più occidentale d’Europa, un promontorio battuto dal vento, tra cielo e mare, spettacolare non tanto per il suo aspetto puro e semplice, ma per il suo valore simbolico.

“Aqui… Onde a terra se acaba e o mar começa….” (Qui… dove la terra finisce e il mare comincia)  scriveva Camoes nel suo poema epico “I Lusiadi”, nel quale narra, in modo leggendario, il viaggio di Vasco da Gama verso l’India e altri episodi della storia del Portogallo esaltando le virtù del popolo portoghese.

A Cabo de Roca, ai piedi del faro, giungono turisti da tutto il mondo e si fermano lì a contemplare la vasta distesa di acque, oppure passeggiano sulla costa tra le alture coperte di vegetazione ammirando la scogliera su cui si infrangono le onde lunghe dell’Oceano.

Cabo de Roca è uno dei luoghi che ho visitato in questo breve viaggio in Portogallo e devo dire che salutare il nuovo anno davanti all’Atlantico è stato particolarmente emozionante.

Cabo de Roca (Portogallo) Cabo de Roca (Portogallo)
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