Natura morta.

Eccola lì, inondata di luce nella sala buia,  “La canestra di frutta” del Caravaggio, uno dei gioielli più preziosi della Pinacoteca Ambrosiana.

Emozionante nella sua estrema verità sembra balzare fuori dallo sfondo chiaro e uniforme, la frutta un po’ bacata, le foglie che si accartocciano sembrano raccontarci il fluire del tempo e della vita, sembrano indicare una caducità delle cose umane con un linguaggio sincero, disperato e, in qualche modo, spietato.

Le foglie e la frutta, gli acini d’uva, i fichi maturi sono rappresentati, così come il vimini della canestra, con una precisione, con una ricchezza di dettagli che ricordano i maestri fiamminghi.

Mi affascina sempre questo piccolo dipinto senza tempo, così moderno e così antico, così semplicemente espressivo.

Milano - Pinacoteca Ambrosiana (La canestra di frutta)

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Le truppe cammellate

“Truppe cammellate” è una espressione dalla connotazione vagamente negativa che ha assunto il significato, nel gergo della politica, di “sostenitori, raccolti in corrente o in associazione,  di un partito politico, di un movimento o di un leader”, l’espressione trae origine dalle truppe trasportate a dorso di cammello (o dromedario) che richiamano scenari di guerre lontane nel tempo e nello spazio.

Negli anni quaranta le truppe cammellate arabe erano formazioni che affiancarono l’esercito coloniale italiano, ma già dalla Prima Guerra Mondiale i britannici schierarono, sul fronte medio-orientale, i Camel Corps dell’Imperial Camel Brigade.

A Londra, dove abbondano i monumenti relativi ai protagonisti e agli eventi di guerre vicine e lontane, dove c’è persino un monumento dedicato agli animali caduti durante i conflitti, ho scovato la statua che celebra le truppe cammellate.

In un angolo di un parco delizioso lungo il Tamigi, i “Victoria Embankment Gardens” si erge questo monumento, dall’aspetto simpatico e un po’ retrò, che, nelle brume mattutine della città, evoca atmosfere esotiche di sole e di caldo e  merita, insieme ai giardini dove è collocato, una passeggiata curiosa.

Londra - Victoria Embankment Gardens

 

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Tea time.

La tradizione del tè delle cinque, a quanto pare, nacque durante il regno della regina Vittoria: l’origine del “rito” è attribuita alla duchessa  Anna di Bedford che, non sopportando le lunghe ore di digiuno tra la prima colazione e la cena (pare che in quei tempi felici si consumassero solo due pasti), si faceva servire del tè accompagnato da biscotti e pane e burro.

L’abitudine della duchessa si diffuse e, ben presto, uscì dalle dimore dell’aristocrazia per occupare le sale da tè dei grandi alberghi o dei locali nei quartieri più eleganti con grande profusione di porcellane a fiorellini, dolci e piccoli sandwich salati che, più che colmare un languore, rappresentano un pasto vero e proprio.

Nei giorni passati a Londra non abbiamo resistito, ho prenotato in una sala da tè di Mayfair e ci siamo concessi questo piccolo momento di relax lontano dal traffico delle vie dello shopping.

In una sala con un’atmosfera da romanzo di Agatha Christie, con le luci soffuse ed una musica smorzata in sottofondo ci è stato servito dell’ottimo tè (dopo una scelta non semplice tra le molte essenze) e un’alzatina con scones confettura e crema, un dolce a base di frutta secca, piccoli sandwich al salmone e al formaggio e una fetta di torta dall’aspetto molto invitante.

Decisamente quello del tè delle cinque è un aspetto della tradizione britannica che mi ha affascinato.

Londra - Mayfair - Tea Room

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Trafalgar Square.

A Trafalgar Square, un po’ come a Piccadilly Circus, si può veder passare tutto il mondo, ma mi piace di più perché è una grande piazza elegante e armoniosa, chiusa su un lato dalla National Gallery con la sua imponente scalinata e adorna di fontane.

Ci sono artisti di strada e musicisti che offrono occasioni di svago ai numerosi passanti e ai turisti che si lasciano incantare dalla musica, dagli spettacoli dei mimi, dai disegni tracciati col gesso sul selciato.

Al centro si erge la colonna con la statua dell’Ammiraglio Nelson e intorno sono allineate numerose  sculture commemorative e quattro imponenti leoni di bronzo, mentre, in un angolo, si può ammirare una curiosa edicola che, in realtà, è la stazione di polizia più piccola del  mondo.

In questa zona sorgevano le scuderie reali che furono spostate a Buckingham Palace e lo spazio lasciato vuoto dalla demolizione fu risanato nel 1826 quando all’architetto John Nash fu affidato l’incarico di riqualificare l’area che, alla fine dei lavori, fu inaugurata nel maggio del 1844.

Intorno alla piazza, come dicevo, gira il mondo ci sono turisti, passanti, poliziotti a cavallo e il traffico di auto, taxi neri e gli autobus rossi a due piani che percorrono lo Strand e su tutti quanti si posa lo sguardo severo ed attento di Nelson.

Londra - Trafalgar Square

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Camden Town.

Camden Town è una città nella città, situata a nord di Londra, colorata, eccentrica e affascinante, è il paradiso dello shopping divertente anche per chi non pensa fare acquisti (ma poi, alla fine, si ritrova con le mani occupate dalle borse).

Si esce dalla stazione della metropolitana e ci si ritrova sulla Camden High Street dove si affacciano i negozi dalle insegne incredibili, dove si incontrano personaggi con abbigliamento e chiome improbabili, dove si è avvolti dalla musica e dai colori.

Poi si passeggia lungo il Regent’s Canal che ricorda Amsterdam con i suoi ponti e le chiuse, ci si sofferma incantati nel Camden Lock Market, si passa dall’abbigliamento cyberpunk, al burlesque, al vintage in pochi minuti mentre, dal vicino Food Market arrivano profumi ed aromi di tutte le parti del mondo.

Camden Town è un’esperienza irripetibile.

Londra - Camden Town

Londra - Camden Town

Londra - Camden Town

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Fortnum & Mason

Sulla passeggiata che va da Piccadilly a Green Park si affacciano le vetrine ricchissime e raffinate di questo che non è semplicemente un negozio, ma un vero e proprio regno del gusto e della dolcezza, un grande magazzino che fa risalire la propria fondazione al 1707 ed è, da sempre, fornitore della Casa Reale e ha servito, con i suoi prodotti, il Duca di Wellington durante la battaglia di Waterloo e la spedizione sull’Everest del 1922.

All’interno è una profusione di addobbi preziosi, luci e sapori che vanno dai tè pregiati ai biscotti, dalle marmellate al miele delle più svariate e rare qualità, dal cioccolato alle confezioni preziose di caviale e foie gras.

E poi, sugli scaffali ben allineati, si susseguono i cestini di vimini da picnic e gli stupendi servizi da tè.

Una passeggiata in questo scintillante negozio è un’esperienza gioiosa e stimolante, anche se può essere devastante per le finanze.

Londra - Fortnum & Mason

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Notting Hill.

Londra - Portobello Road

Mi sono divertita e anche un po’ commossa quando ho visto per la prima volta il film “Notting Hill”, anche se di solito le storie romantiche non catturano molto la mia attenzione, ma la pellicola con Julia Roberts e Hugh Grant non è solo sdolcinata come un “barile di melassa” , ma è anche umoristica ed è ambientata in Portobello Road che, con il suo mercato e i suoi negozi colorati, ricorda un po’ un villaggio.

Ho passeggiato lungo la strada nelle prime ore del mattino quando il mercato cominciava ad animarsi, ho cercato la “Libreria di Viaggi” che, anche se ha conservato l’insegna del film, in realtà è un negozio di souvenir, ho respirato l’atmosfera di una Londra un po’ meno monumentale e imperiale, ma un po’ più a misura d’uomo.

Mi sono spinta fino alla casa “dalla porta blu” o lungo le vie laterali fiancheggiate da edifici eleganti dai colori pastello, con cancelli in ferro battuto e verande deliziose.

Penso che, in questa parte della città, potrei anche decidere di vivere.

Londra - Notting Hill - La porta blu

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Mille papaveri rossi.

In questa settimana, quella che precede il centesimo anniversario della fine della Grande Guerra, Londra è tutta un fiorire di papaveri, i “Poppies” che spuntano sui baveri delle giacche, che scendono a cascata, come una lunga scia di sangue, dalla cupola dell’Imperial War Museum, che occhieggiano dalle vetrine dei negozi.

Sono rossi e coloratissimi, quasi allegri, ma simboleggiano una ferita che, a distanza di tanti anni, non si rimargina, un ricordo misto ad orgoglio e gratitudine e, in un certo senso, un sentimento di appartenenza ad una comunità.

Ho visto i papaveri indossati da anziani signori eleganti, da bambini in divisa scolastica, da ragazzi e ragazze dai capelli di colori improbabili, da signore impegnate nello shopping, da poliziotti in divisa, ho visto papaveri sui taxi, sugli autobus, sui banconi dei pub, alle biglietterie dei musei.

Alla fine anche sul bavero della mia giacca è spuntato un papavero e, ogni volta che mi capita di guardarlo, inevitabilmente il pensiero va a quella immane tragedia, alla generazione perduta, alla sanguinosa ferita che ha attraversato l’Europa, al valore irrinunciabile della pace.

Londra - Imperial War Museum

Londra - Imperial War Museum

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L’ora di educazione civica.

Temo di sollevare un vespaio, ma non sono d’accordo con la proposta di reintrodurre l’ora di Educazione Civica nelle scuole.

Mi spiego meglio: sono consapevole che sia necessario educare i bambini e i ragazzi al rispetto delle leggi ed offrire loro l’opportunità di interrogarsi sulle regole, sul loro significato e sul rispetto del bene comune e dell’altro, tuttavia penso che un’ora settimanale di lezione possa lasciare il tempo che trova.

Meglio sarebbe, sono convinta, avviare un progetto di Educazione alla Cittadinanza (come avviene in molti istituti) che non si limiti ad uno spazio orario, ma permei tutti gli insegnamenti, tutti i momenti della vita scolastica, anche perchè si può imparare ad essere buoni cittadini anche studiando scienze (rispetto dell’ambiente), o storia, o arte (rispetto del patrimonio artistico), in pratica, a mio parere, non esiste disciplina scolastica che non  possa offrire, nelle pieghe dei contenuti, spazi di riflessione sul rispetto dii sè, dell’altro e del mondo circostante.

Forse un tempo l’ora di Educazione Civica aveva un senso quando l’educazione al rispetto delle regole veniva impartita in famiglia dove si imparava come comportarsi, si imparava che si devono pagare le tasse o il biglietto del tram, si imparava che non si butta la carta per terra e che bisogna avere attenzione per gli altri, allora la scuola si limitava a formalizzare e a dare un senso e una storia alle regole.

Oggi l’ora di Educazione Civica rischierebbe di essere una materia come le altre, da studiare per prendere un bel voto e da dimenticare appena usciti dall’aula.

Roma - Il Quirinale

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Non ci riesco.

Quando inizia il mese di novembre vengo colta da una sorta di inquietudine, un senso di scontento che mi disturba, ma che non riesco a superare.

All’inizio di novembre i cimiteri si riempiono di gente e di fiori gialli, ci si incontra, magari dopo tanto tempo, si chiacchiera, si sorride e il cimitero, di solito così silenzioso, diventa un luogo in cui ritrovarsi.

In genere non amo andare al cimitero perché le due persone a me tanto care che riposano lì, mio marito e mio padre, in realtà le sento altrove, le sento vicine a me e non c’è emozione e neppure cordoglio nel contemplare una fotografia, ma in occasione della ricorrenza dei defunti la strada che porta in fondo al paese, così animata, mi sembra più lunga e faticosa.

Non riesco a stare lì, non riesco a fare visita ai miei cari, perchè non sono lì tra i marmi, i lumini e i fiori gialli, ma vivono sempre con me, nel mio cuore.

fiori gialli

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