Oggi compirebbe novant’anni.

Nata a Francoforte il 12 giugno 1929, se fosse ancora su questa terra oggi Anna probabilmente avrebbe l’aspetto un po’ fragile delle tante simpatiche nonnine che incontro tutti i giorni alla casa di riposo e festeggerebbe il compleanno circondata da figli e nipoti, sconosciuta se non alla ristretta cerchia dei parenti stretti e degli amici più cari.

Ma la sua vita ha avuto un corso diverso e si è interrotta bruscamente a soli sedici anni nel campo di concentramento di Bergen Belsen.

Di quella beve adolescenza ci è rimasto il Diario, simile per certi versi al diario di tante adolescenti di allora e di ora, con il sentimenti, le speranze, i timori di una ragazzina che si vede crescere, ma anche con il racconto, spesso ingenuo, ma profondo, della vita nell’alloggio segreto in Prinsengracht 263.

Ho letto per la prima volta quel diario quando avevo poco meno della sua età e ricordo di aver condiviso molte delle sue osservazioni perché un’adolescente, anche quando vive segregata, in un contesto di precarietà inimmaginabile, è pur sempre un’adolescente e tende a guardare la realtà con occhi diversi dagli adulti.

«…È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo che può sempre emergere…»

Mauthausen reticolati
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Quest’anno anch’io “saracch”.

Due anni fa, in occasione della “Festa di Saracch” mi trovavo a vagare tra le spiagge e le rocce di Itaca, lo scorso anno ero impegnata tra gli esami di terza media e le ultime ansie della pensione, ma quest’anno, finalmente, sono una libera cittadina e posso partecipare a questa festa che celebra la cavenaghesità (si dirà così?).

Sono una cavenaghese solo di adozione, visto che la mia famiglia si è trasferita qui da Milano quando avevo undici anni, ma anche se Milano sarà sempre la mia città, questo è il luogo dove sono cresciuta, dove mi sono innamorata, dove ho messo su famiglia, dove ho lavorato per quasi tutta la vita, dove riposano i miei cari che non ci sono più, dove ho trovato amicizie sincere.

In poche parole Cavenago, per me, è “casa” e quindi mi sento un po’ saracch anch’io.

Oggi ho ritirato il mio costume, scuro e sobrio come si conviene (e si conveniva) a una signora in età, un abito un po’ da “regiura” , cioè di una di quelle donne forti che reggevano sulle loro spalle le sorti di una intera famiglia, che lavoravano a testa bassa, in silenzio, ma con grande dignità e autorità.

Adesso sono pronta a partecipare alla festa con entusiasmo.

Cavenago di Brianza - Festa di Saracch
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Se fosse vero…

Se fosse vero che il ragazzo che agitava uno striscione con la scritta “Ama il prossimo tuo” ad un comizio è stato malmenato da alcuni militanti indispettiti sarebbe un fatto grave e, per certi versi, assolutamente incomprensibile.

Incomprensibile perchè la frase tanto esecrata non è stata pronunciata da un politico in un salotto televisivo, da un filosofo “radical chic”, da un comunista sopravvissuto ai rovesci della storia, ma, per chi crede, da Colui che con la Sua morte e la Sua resurrezione ha salvato tutti noi e il cui insegnamento è il fondamento di quel “cristianesimo” che molti dicono di voler difendere, ma che, evidentemente, non conoscono o non comprendono.

Ma non può essere vero proprio perchè il Crocifisso appeso in fondo alla corona del rosario non è un ornamento, ma significa proprio “Ama il prossimo tuo”.

croce
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Settantacinque anni fa.

Settantacinque anni fa, proprio come oggi, avveniva lo sbarco in Normandia, il D-Day preludio della liberazione della Francia e dell’Europa e della sconfitta del Nazismo.

Ieri, sulle coste inglesi, sono avvenute le solenni celebrazioni dell’evento alla presenza di quasi trecento veterani, tutti in età compresa tra i 91 e i 101 anni, e di una veterana molto particolare, la regina Elisabetta, che allora era appena diciottenne e serviva nell’esercito come meccanico.

Visitare le zone dello sbarco rappresenta una lezione di storia a cielo aperto, ma ci ricorda anche che nessun risultato importante si ottiene senza sacrifici e le centinaia di croci bianche allineate nei cimiteri di guerra di tutta Europa e in particolare nel cimitero americano di Omaha ci rammentano il prezzo della nostra libertà.

Quando veniamo presi da sussulti di nazionalismo o sottovalutiamo il ruolo dell’Unione Europea nel mantenere intatte libertà, democrazia e pace dovremmo tornare in silenzio al cospetto di quelle croci e riflettere.

Omaha
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Un pomeriggio movimentato.

E poi, all’improvviso, ieri sono arrivate le api, uno sciame ronzante che ha deciso di sostare sullo stipite di una finestra del quarto piano del condominio.

Gli adulti dopo un primo momento di stupore e raccapriccio (utile anche per comprendere bene la natura degli insetti: “api, vespe, calabroni, alieni di varia natura?”) si sono attivati (benedetti siano gli smartphone) per contattare l’amministratore, la protezione civile, i vigili del fuoco (mancava solo la marina militare americana).

I bambini invece hanno invaso il giardino, con il naso all’insù per ammirare lo straordinario spettacolo, con i loro cento perchè e le mille domande a cui noi adulti, ormai poco avvezzi alle gioie della vita agreste, faticavamo a trovare le risposte.

Abbiamo ricevuto consigli fantasiosi di tantissimi “esperti”, ma alla fine abbiamo contattato un professionista che dovrebbe riuscire a convincere gli insetti a scegliersi una dimora più consona.

Verso l’ora di cena ciascuno è tornato nel proprio appartamento chiudendo bene porte e finestre per evitare di essere adottato da qualche ape in libera uscita.

Cavenago di Brianza - Lo sciame
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“Leonardo Horse Project”

E’ un progetto pensato da Snaitech e curato da Cristina Morozzi, con l’immancabile patrocinio del Comune di Milano, per celebrare il cinquecentesimo anniversario della morte di Leonardo da Vinci.

Tredici repliche del famoso cavallo progettato (… e mai realizzato) dal genio toscano, realizzate da altrettanti celebri scultori, sono state collocate nello spazio dell’Ippodromo durante la Design Week 2019 e da lì si sono sparpagliate per tutta la città invadendo alcuni luoghi significativi di Milano.

Così, dopo la pacifica invasione delle mucche colorate nel 2007 e dei fantasiosi elefanti nel 2011 ora tocca ai cavalli far bella mostra di sè in città-

Per me, invece, inizia una nuova caccia al tesoro.

Milano - Cavallo Leonardesco in Sant'Ambrogio
Milano - Cavallo Leonardesco in Corso Vittorio Emanuele
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Uno scrigno di tesori inestimabili.

Pochi giorni fa ho potuto ammirare la “Sala delle Asse” con gli affreschi di Leonardo restituiti dopo lunghi anni di restauro all’ammirazione degli appassionati, ma Milano non è mai avara di sorprese e, anche se il cinquecentenario leonardesco “ruba” un po’ l’attenzione, non può passare inosservato il nuovo allestimento del cartone preparatorio dell’affresco della “Scuola d’Atene” di Raffaello che è tornato in tutta la sua emozionante bellezza a dar lustro alla Pinacoteca Ambrosiana.

Ci sono voluti quattro anni di lavoro per restituire il disegno
realizzato a grandezza naturale dal genio urbinate come studio per lo splendido affresco che decora la stanza della Segnatura in Vaticano.

Il nuovo allestimento, curato dall’architetto Stefano Boeri, mette in evidenza il duplice aspetto dell’opera che è un disegno preparatorio, ma è anche un capolavoro compiuto (prova ne è il fatto che Raffaello in realtà non lo usò per dipingere l’affresco).

All’ingresso della sala c’è un muro virtuale sul quale scorrono le figure dell’affresco e del disegno in un gioco di somiglianze e differenze, poi si passa nella parte più buia, quasi in punta di piedi, e ci si trova al cospetto del “sapienti” antichi e moderni inquadrati in un’architettura bramantesca e l’impressione è quella di trovarsi in una sorta di “isola felice” dove ci sono solo quiete e intelligenza e bellezza.

Milano - Pinacoteca Ambrosiana - Cartone della Scuola di Atene di Raffaello
Milano - Pinacoteca Ambrosiana - Cartone della Scuola di Atene di Raffaello
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Giugno, finalmente.

 Giugno, che sei maturità dell’anno, di te ringrazio Dio:
in un tuo giorno, sotto al sole caldo, ci sono nato io, ci sono nato io… 
E con le messi che hai fra le tue mani ci porti il tuo tesoro, 
con le tue spighe doni all’uomo il pane, alle femmine l’oro, alle femmine l’oro
” cantava Francesco Guccini nella “Canzone dei dodici mesi” e io non posso che condividere le sue parole perché anch’io sono nata in un giorno caldo di questo mese bellissimo, il mese in cui inizia l’estate.

E oggi il primo giorno di giugno ci ha regalato un assaggio d’estate, con la sua temperatura calda, ma non troppo calda, con la sua luce limpida che accende il verde dei prati e il colore dei fiori, con la voglia che mi prende all’improvviso di passeggiare nel parco sotto casa e di lasciarmi accarezzare dai raggi del sole.

Un anno fa, quando ancora lavoravo a scuola, giugno era il mese delle famigerate relazioni finali, degli esami, dei ragazzini che non riescono più a stare fermi nei banchi ed entrano in aula abbigliati con fantasiosi indumenti di stile balneare e non riuscivo a godermi questo bellissimo mese perché il lavoro era tanto e i giorni sembravano non passare mai.

Oggi la mia nuova condizione mi permette di vivere compiutamente questo momento dell’anno.

Cavenago di Brianza - Domeniche in collina 2019
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Il muro danneggiato.

Sull’angolo tra Corso Venezia e Via della Spiga, in pieno quadrilatero della moda, in una delle zone più eleganti e più curate di Milano, c’è una lastra di pietra gravemente scheggiata, che stona in modo deciso con la pulizia degli edifici circostanti.

A prima vista verrebbe spontaneo chiedersi come mai nessuno si sia mai preoccupato di riparare il guasto e a chi tocchi farlo (forse all’amministrazione comunale, forse ai proprietari?).

Poi lo sguardo cade su una data incisa di fianco: c’è scritto Marzo 1848.

E allora è tutto chiaro: quella pietra spezzata non è un sintomo di incuria, ma una testimonianza storica, è il ricordo di una battaglia che proprio tra quelle vie si è combattuta tanto tempo fa, quando i cittadini milanesi decisero di ribellarsi per ottenere l’indipendenza, è un ricordo delle Cinque Giornate.

L’eventuale ripristino di quella pietra non tocca certo all’Amministrazione Comunale attuale, ma, al massimo, a quella “precedente”, agli Austriaci per intenderci.

Milano - Corso Venezia
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Caramelle dagli sconosciuti.

“Mai accettare caramelle dagli sconosciuti” mi ripetevano i miei genitori quando mi mandavano sola per il mondo, con un po’ di trepidazione, ma consapevoli che arriva un momento in cui il cucciolo deve poter lasciare il nido.

Le caramelle altro non erano che una metafora per spiegarmi, fin da quando ero piccolissima, che bisogna fare molta attenzione quando qualcuno ci chiede la nostra fiducia dimostrandosi amichevole e che, prima di fidarmi di uno sconosciuto, lo sconosciuto deve essere un po’ meno “sconosciuto”.

Questa sera, quasi per caso, mi sono soffermata su “Chi l’ha visto” e l’argomento della trasmissione mi ha catturato: si parla delle “truffe affettive” che, attraverso i social, colpiscono donne e uomini di tutte le età, che accettano l’amicizia (le caramelle) di sconosciuti e sconosciute e si trovano irretite in una relazione a distanza che ha, come unico scopo, quello di spillare denaro, rubando i sentimenti e annientando la dignità.

Sembra incredibile che delle persone adulte possano cadere in questi tranelli, ma sicuramente la solitudine e la fiducia mal riposta nella “verità” della rete giocano un ruolo importante.

In fondo, qualche tempo fa, anche a me arrivavano quotidianamente richieste di amicizia da parte di affascinanti (sedicenti) ufficiali americani, di solito dislocati in remote zone di guerra, ma non ho mai accettato e non perchè io sia particolarmente furba, ma per quel monito “non accettare caramelle dagli sconosciuti” che mi accompagna fin da quando ero piccolissima.

Che dire?

Posso solo ringraziare i miei genitori.

Caramelle
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