Un albero per amico.

Tanto tanto tempo fa (in una galassia molto lontana) sono stata anch’io una ragazzina e mi sembra di ricordare che non avessi comportamenti sostanzialmente dissimili dalle “mie” fanciulle in fiore.

Mi piaceva stare in compagnia, raccontare all’amica del cuore i piccoli segreti, passare il pomeriggio girando sempre per le stesse vie del paese, nella vana speranza di incontrare casualmente “qualcuno”, ridere per niente e piangere per tutto.

Ogni tanto, però, sentivo un irrefrenabile impulso a stare da sola per poter pensare ai fatti miei con un po’ di tranquillità senza che qualche adulto di passaggio mi chiedesse all’improvviso “a cosa stai pensando?” gettandomi nel più patetico imbarazzo: di solito stavo pensando a qualcosa che, allora, non avrei confessato neanche sotto tortura.

Quando ero in vacanza in montagna (ebbene sì, sempre la Valsassina) avevo imparato ad arrampicarmi sugli alberi: c’era un abete molto vecchio sul limitare del parco-giochi dove mia madre portava mio fratello, che allora era particolarmente piccolo e rompiscatole, e, se mi obbligava a seguirla, dopo poco tempo sparivo tra i rami più alti, usando quelli più bassi come agevoli gradini di una scala a pioli.

Allora ero molto agile e sgusciavo tra i rami con sicurezza, mi portavo dietro un libro e qualcosa da sgranocchiare e mi perdevo, per ore, nella lettura o nella contemplazione del paesaggio, con la schiena appoggiata al vecchio tronco rugoso e le gambe, che erano sempre graffiate, penzoloni nel vuoto (una specie di Forrest Gump ante litteram).

Forse ero stata influenzata dalla recente lettura del “Barone rampante” e mi immaginavo di non scendere più, ma di trascorrere tutta l’esistenza muovendomi tra i rami, con il profumo inebriante della resina che mi solleticava le narici, osservando il mondo là sotto solo di tanto in tanto, quando la brezza apriva un varco tra le fronde.

Poi ho smesso di arrampicarmi come uno scoiattolo, perché ero cresciuta e mi vergognavo di quell’abitudine un po’ puerile, ora tornerei volentieri, ma il fisico non mi permette più di sfidare la gravità come allora…eppure il mio amico albero è ancora lì maestoso e paziente che sembra ancora aspettarmi, con le sue braccia accoglienti, per offrirmi attimi di solitudine e di quiete.

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Info su Sciura Pina

Sono una ultrasessantenne, milanese, ex insegnante di lettere ora felicemente in pensione, mamma e casalinga a tempo perso. Amo la lettura, la fotografia. la montagna, il cinema, la buona cucina e viaggiare, soprattutto nella vecchia Europa. Sono curiosa, abbastanza anticonformista, mi piace osservare la realtà e farmi un'idea su tutto ciò che mi circonda. Se vuoi contattarmi scrivi a: sciurapina@gmail.com
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11 risposte a Un albero per amico.

  1. Sugli alberi non ci son mai salito, am il mio vizio di fanciullo era di saltar giù da varie altezze, lo adoravo…

  2. Fabrizio scrive:

    Io invidiavo i miei cugini che si arrampicavano sugli alberi come nulla fosse… Io non ce l’ho mai fatta! 🙁

  3. Signor Ponza scrive:

    Io non so neppure scavalcare un cancello. 🙁

  4. kiara scrive:

    Mio padre a me e ai miei cugini aveva fatto una casetta deliziosa su una quercia nel nostro giardino, qualche anno fa la banca ha comprato il terreno e la quercia l’hanno buttata giù per fare un bel parcheggio..
    Non ho neppure una foto..
    Baci.

  5. MI hai fatto ricordare quando anche io pischello, salivo sugli alberi e quasi gli parlavo, poi mi son rivisto in pery e pipino parlare a Barbalbero. Hai ragione un albero è un amico!

    complimenti per il Blog.
    max
    http://lapiccolacasa.blogspot.com

  6. Joe scrive:

    Scusami Sciura…ma oggi te lo dico:
    sei un mito.

  7. Gala scrive:

    Soffro di vertigi e salire sugli alberi mi è impossibile. Avevo però un ciliegio che adoravo, mio padre lo aveva messo in giardino per me.

  8. vendostelle scrive:

    Anch’io da piccolo avevo un sogno..quello di farmi una casetta su un albero a casa dei miei nonni…
    Se ci penso il mio unico desiderio e’ quello di tornare a quell’eta’!!!

  9. lau scrive:

    Se non puoi più salire, abbraccialo, lui ti trasmetterà tanta energia.
    La Yourcenair scriveva:”Le radici affondate nel suolo….il capo in pieno
    cielo. Conosci un modo di esistere più saggio?…”
    Sono parole d’amore per gli alberi.
    Sono contenta di essre passata quì.

  10. elrond scrive:

    Ehi! Aspettami che vengo su…! Ho l’ultimo del Corriere dei Piccoli!

  11. Gianluca scrive:

    Ho fatto tanti tentativi con uno stesso albero: tutti falliti: il tronco dell’albero era troppo largo.

    Però non ti devi vergognare di arrampicarti anche alla tua età … anzi potresti dare un esempio! 😉

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