Sotto il cielo di Berlino.

Sono stata a Berlino, per la prima volta, nel ’71, avevo l’incoscienza dei diciotto anni, ma nonostante l’età, mi colpì profondamente la città tagliata in due dal muro il quale, proprio allora, compiva dieci anni.

In quegli anni frequentavo l’Oratorio del mio paese e il sacerdote aveva deciso che era giusto che dei giovani brianzoli uscissero un po’ dal loro guscio, per conoscere il mondo e rendersi conto che l’orizzonte era un po’ più vasto della skyline del paesello.

Così ci trascinò attraverso la Germania, lungo il Reno, visitammo Amsterdam e i Paesi Bassi e poi ci dirigemmo a Berlino, dove avremmo conosciuto dei coetanei che vivevano dietro il muro.

Allora il nostro paese non aveva ancora riconosciuto ufficialmente la Repubblica Democratica Tedesca, non esisteva una ambasciata italiana a Berlino est, inoltre il rilascio del visto era un’operazione lunga e laboriosa.

Ricordo che era necessario adempiere ad alcune formalità, che a noi sembravano assurde: bisognava riempire dei moduli scritti rigorosamente in tedesco, russo e, per fortuna, inglese, pagare una cifra enorme di dieci marchi occidentali ed attendere, con infinita pazienza, che i nostri documenti venissero accuratamente esaminati dalla polizia di frontiera.

Poi si poteva passare, dopo una perquisizione, non sempre superficiale, delle borse e degli effetti personali, ricordandosi bene di ripassare il muro dallo stesso checkpoint (Checkpoint Charlie o Fiedrichstrasse) e, indipendentemente dall’ora di rilascio del visto, entro la mezzanotte (proprio come Cenerentola).

Berlino era una città stupenda, anche se l’odiosa ferita del muro dava una sensazione un po’ claustrofobica, c’erano splendidi palazzi, musei di incredibile ricchezza (come il Pergamonmuseum che ospita l’altare di Pergamo e la Porta di Ishtar), ma dovunque, tanto all’est quanto all’ovest, si sentiva l’opprimente presenza della spaccatura profonda che la divideva e le dava un senso di precarietà quasi angoscioso.

I ragazzi che incontrammo furono una piacevole sorpresa, tra noi parlavamo un inglese abbastanza approssimativo (supportato dalla tipica gestualità italica), ma ci intendevamo benissimo a suon di musica: ci ritrovammo a cantare le canzoni di Bob Dylan e dei Doors e scoprimmo che, tutto sommato, nonostante le differenze di educazione, nonostante le ideologie diverse, erano più le cose che ci accomunavano di quelle che ci dividevano.

Siamo restati amici e per molti anni abbiamo passato le vacanze visitando i paesi dell’est per poterci incontrare, visto che a loro era proibito varcare la “cortina di ferro”.

Questo spiega perchè, quando cadde il muro, provai una gioia particolare.

Info su Sciura Pina

Sono una ultrasessantenne, milanese, ex insegnante di lettere ora felicemente in pensione, mamma e casalinga a tempo perso. Amo la lettura, la fotografia. la montagna, il cinema, la buona cucina e viaggiare, soprattutto nella vecchia Europa. Sono curiosa, abbastanza anticonformista, mi piace osservare la realtà e farmi un'idea su tutto ciò che mi circonda. Se vuoi contattarmi scrivi a: sciurapina@gmail.com
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9 risposte a Sotto il cielo di Berlino.

  1. centochili scrive:

    cosa succedeva se si oltrepassava la mezzanotte?

  2. Sciura Pina scrive:

    Ti ritiravano il passaporto, ma non abbiamo mai voluto rischiare di vedere le conseguenze
    Sciura Pina

  3. centochili scrive:

    me lo immagino tutto senza colore. anche gli abitanti.

  4. Signor Ponza scrive:

    Racconto affascinante per me che ho visto solo la Berlino del 2005 e solo ciò che resta del Checkpoint Charlie.

  5. Mariko scrive:

    Posso capire abbastanza quando dici della “spaccatura profonda che le divideva” perchè io andai a Berlino nel 1990, e anche se il muro non c’era ancora si respirava la differenza fra “il di qua” e “il di la”.
    Da quello che scrivi traspere che ci sei stata altre volte, toglimi una curiosità: cosa ci dici di quello che si respira adesso?
    Buona domenica
    Mariko

  6. Sciura Pina scrive:

    Purtroppo non sono più tornata a Berlino dopo la riunificazione, ma conto di farlo presto
    Sciura Pina

  7. #Capitano scrive:

    Quando cadde il muro io ero piccolino, avevo 5 anni circa. Mi facevo spiegare dai miei genitori questa cosa e restavo a bocca aperta… pensavo a come fosse triste avere amici magari dall’altra parte, ma non poterli vedere…
    Adesso ovviamente ho inserito quel muro in un contesto diverso, ma non cambia la mia opinione… non mi piacciono i muri, non mi piacciono le barriere tra popoli…

    Mi piace il tuo spirito di Viaggio, simile al mio d’altronde. Mai considerato un turista, io: se proprio devo essere definito -sai, oltre alle barriere detesto anche le definizioni!- preferisco dire di me che sono un Viaggiatore.

    A presto,
    BUENA VIDA Y SUERTE

  8. Raffaella scrive:

    Io ho visitato Berlino nell’89, pochi mesi prima che il muro cadesse; mi ha colpito ciò che ha scritto Centochili, perchè effettivamente i miei ricordi sono per lo più in bianco e nero… anch’io ho passato il checkpoint Charlie (e c’è voluta un’eternità), pagato l’odiosa tassa del cambio uno-a-uno dei 10 marchi ovest, che diventati marchi-est ti consentivano di fare poco o niente. Come te sono stata al Pergamon Museum, e l’ho trovato di una bellezza sfolgorante, e ho provato anche il brivido di vedermi puntata contro una mitraglietta perchè io e la mia amica, in una strada assolutamente deserta, non camminavamo sul marciapiedi… sarei curiosa di vederla oggi, davvero!
    Raffaella

  9. elrond scrive:

    Sono stato recentemente a Berlino. Mi ha lasciato addosso una sensazione di mestizia, di grigiore (credo lo definiscano “spleen” berlinese…).
    Il muro, nel tratto che è rimasto in piedi accanto al check point Charlie, mette i brividi ancora oggi…

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