La parabola dei capponi.

Nel terzo capitolo dei Promessi Sposi c’è una scenetta gustosa che mi fa sempre pensare: Renzo, dopo che è andato a monte il matrimonio con Lucia, su consiglio di Agnese, si reca da un noto avvocato lecchese, il dottor Azzeccagarbugli, per ottenere qualche dritta legale.

Per non presentarsi a mani vuote il nostro eroe porta in dono quattro capponi che tiene stretti per le zampe, a testa in giù e, visto che è piuttosto agitato, durante il cammino gesticola facendo ballonzolare in modo indecoroso le teste degli animali i quali, da parte loro, ne approfittano per beccarsi a vicenda.

Scrive il Manzoni con la sua consueta ironia:

“Lascio poi pensare al lettore, come dovessero stare in viaggio quelle povere bestie, così legate e tenute per le zampe, a capo all’in giù, nella mano d’un uomo il quale, agitato da tante passioni, accompagnava col gesto i pensieri che gli passavan a tumulto per la mente. Ora stendeva il braccio per collera, ora l’alzava per disperazione, ora lo dibatteva in aria, come per minaccia, e, in tutti i modi, dava loro di fiere scosse, e faceva balzare quelle quattro teste spenzolate; le quali intanto s’ingegnavano a beccarsi l’una con l’altra, come accade troppo sovente tra compagni di sventura.”

Quella dei capponi di Renzo è una chiara metafora: spesso quando ci troviamo in difficoltà invece di essere solidali e di fare fronte comune con coloro che si trovano nella nostra stessa situazione, tendiamo a “beccarci” tra di noi, accusandoci a vicenda degli insuccessi, cercando di sfuggire alle nostre responsabilità, cercando di mettere in evidenza i nostri pregi in contrapposizione con i difetti altrui, cercando di “chiamarci fuori” anche se, come succede ai capponi, siamo “dentro” in pieno.

Dovremmo comprendere che fare come i capponi di Renzo non è solo dannoso, è decisamente stupido.

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5 risposte a La parabola dei capponi.

  1. Pepenero scrive:

    Verissimo. Siamo stati tutti, almeno per una volta, capponi.

  2. kinnie scrive:

    questa parabola dei capponi fa riflettere, e tu hai riflettuto molto bene.
    Però Manzoni è sempre il numero uno ( e dire che alcuni lo vorrebbero togliere dalle scuole per sostituirlo con “il Gattopardo”…)

  3. chit scrive:

    “sbagliato incapponirsi”, me lo diceva sempre mio nonno! 😉

  4. riccardo u. scrive:

    D’accordissimo. Inoltre, trovo che quel che è peggio sia proprio il non voler (o non poter?) riflettere sul perchè si arrivi alla “situazione-capponi.” Invece, tale riflessione dovrebbe essere autocritica ed estremamente conseguente mentre spesso coltiviamo alibi o non sappiamo distinguere tra i fatti e le nostre, spesso banali velleità. Il che fa… accaponare la pelle.
    Certo, troverei folle sostituire il Manzoni con qualsiasi altro Autore italiano: perfino con Gadda, Moravia, Calvino ecc., non solo con Tomasi di Lampedusa.
    Ma riserverei un angolino anche al “Gattopardo”, leggendo il quale scorgiamo la genesi di tanti mali nazionali.

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