Visti e passaporti.

Oggi ho consegnato modulo, foto e passaporto per la richiesta del visto per il viaggio di Capodanno (la meta, per ora, resterà avvolta nel più fitto mistero) e mi è sembrato di fare un tuffo nel passato.

Quando ero una ragazza e viaggiavo attraverso il continente buona parte dell’Europa richiedeva un passaporto e un visto e, per poter partire, bisognava organizzarsi per tempo e magari fare un giro a Roma e accamparsi davanti ad un’ambasciata in attesa del prezioso documento.

Poi bisognava sobbarcarsi code estenuanti alle frontiere e controlli minuziosi e un po’ inquietanti durante i quali avevo sviluppato una incredibile tecnica nel rendere la mia faccia vagamente somigliante alla foto sul passaporto.

Viaggiavo nell’Europa attraversata dalla cortina di ferro, passavo da Berlino ovest a Berlino est varcando il muro con un po’ di batticuore, mi imbarcavo su treni diretti in Polonia, percorrevo lunghi tratti di territorio completamente spopolati che con un’espressione fantasiosa venivano definiti “terra di nessuno” e ogni volta assaporavo il gusto un po’ aspro dell’avventura.

Poi le frontiere sono cadute, i muri sono crollati (salvo poi spuntare di nuovo in tempi recenti) e passare da una nazione all’altra è diventato semplice.

In fondo la mia generazione viaggiava nella speranza di costruire un mondo senza barriere e senza bandiere.

Idroscalo 2013

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Castell’Arquato.

Il borgo è uno dei tanti bellissimi  borghi ricchi di storia e di arte che punteggiano le campagne e le zone collinari del nostro Paese e che se ne stanno lì, silenziosi e apparentemente immutabili, testimoni di un passato lontano.

Castell’Arquato sorge nel piacentino, arroccato su un colle lungo la valle dell’Arda e, da lontano, se ne riconosce il profilo merlato che spunta tra i declivi verdissimi coperti di vigne.

Si passeggia sui ciottoli, tra edifici carichi di anni, tra le pietre antiche, per stradine tortuose che conducono alla sommità del borgo dove sorgono gli edifici civili e religiosi, dove si svolgeva la vita, una vita che non sappiamo neppure immaginare, una vita che crediamo di conoscere dai libri o dai film, una vita che doveva essere spesso difficile, così diversa dalla nostra quotidianità.

Le pietre sembrano accendersi nella luce del pomeriggio di questo ottobre soleggiato, i profili degli edifici si stagliano nell’azzurro del cielo, i fiori alle finestre sembrano più colorati e tutto è avvolto da una tranquilla bellezza, da una composta eleganza.

E ancora una volta mi sento orgogliosa del Paese dove sono nata.

Castell'Arquato (Piacenza)

Castell'Arquato (Piacenza)

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Liberty.

Nei primi anni del ‘900 si afferma questo nuovo stile che,  prendendo spunto dall’estetica delle “Arts and Crafts”, aveva posto l’accento sulla libera creazione dell’artigiano come possibile alternativa alla meccanizzazione e alla produzione di  oggetti in serie di dubbio valore estetico e di scarsa qualità.

In architettura gli artisti prediligono la Natura come fonte di ispirazione, ma la reinterpretano stilizzando le forme, ripetendole in una profusione di linee curve estremamente eleganti e, per certi versi, avvolgenti come le spire di un serpente.

Ieri, al cospetto dell’edificio delle Terme Berzieri a Salsomaggiore, ho ritrovato molti elementi dello stile Liberty, uniti ad altri di ispirazione orientale e a riminiscenze della “Secessione Viennese” e di Gustav Klimt.

La facciata è un trionfo di marmi e maioliche, dove si rincorrono decorazioni geometriche, figure zoomorfe e intrecci vegetali, tanto ricca da sembrare persino “troppo” ricca, ma capace di affascinare lo sguardo catturato dalle immagini quasi in modo ipnotico.

Si resta a bocca aperta davanti a questo edificio e non si può fare a meno di passare in rassegna le figure sinuose e colorate e di ammirare la perizia degli artisti che hanno operato per creare un’opera unica.

Salsomaggiore

Salsomaggiore

Salsomaggiore

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Scuole.

Quando sono in vacanza mi sforzo sempre di dimenticare il mio lavoro, le giornate in classe, le verifiche e le correzioni delle verifiche e, in qualche caso, riesco persino a farcela.

Ma poi succede di imbattermi casualmente in una scuola e non posso fare a meno di esserne incuriosita: scruto attraverso le finestre, cerco di immaginare le lezioni, mi sforzo di respirarne l’atmosfera.

Evidentemente mi porto dentro il mio lavoro anche quando, con un po’ di sollievo, me ne allontano e la sola vista dell’insegna di un istituto scolastico mi fa affiorare un mondo di ricordi che mi procura persino una forma di nostalgia.

Allora scatto una foto.

Deve trattarsi di un tipo particolare di patologia.

Crespi d'Adda

Londra - Millennium Bridge

Stavros - Itaaca (Grecia)

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Non dare mai nulla per scontato.

Ho imparato, dopo anni e anni di esperienza sul campo, che con i ragazzi non bisogna mai dare nulla per scontato, ma ogni tanto me ne dimentico rischiando di andare incontro a qualche cocente disillusione.

Oggi, mentre ci accingevamo alla lettura del “Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere” il testo tratto dalle “Operette Morali” del Leopardi, all’improvviso mi è venuto il dubbio che il vocabolo “almanacco” non fosse noto proprio a tutti e così ho chiesto lumi ai miei ragazzi.

Non l’avessi mai fatto: sull’interpretazione del termine sono scaturite ipotesi fantasiose e deliranti, tra le quali anche quella di un frutto di grandi dimensioni (presumo in stile cocomero) probabilmente di origine esotica.

Risolto l’equivoco e fugata ogni incertezza abbiamo iniziato la lettura, ma a me è rimasto un dubbio sottile: mi chiedo quante parole, da me usate quotidianamente, siano fonte di equivoci esilaranti e di fraintendimenti creativi.

Un po’ come quando, tanto tempo fa, durante la lettura dei “Malavoglia” alcuni miei allievi avevano inteso il carico di lupini della “Provvidenza” (l’imbarcazione della famiglia) come il trasporto di un branco di piccoli lupi.

Itaca (Grecia)

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Quarant’anni.

Oggi sarebbero stati quarant’anni di vita insieme, anzi, a ben vedere, “sono” quarant’anni di vita insieme anche se tu, fisicamente, non sei più al mio fianco eppure ti sento sempre qui, vicino a me, che continui a condividere, come hai fatto per tanto tempo, le mie giornate.

Ricordo ancora quel dieci ottobre di una vita fa, la giornata di pioggia, mio padre con uno dei suoi proverbiali mal di schiena che zoppicava al mio fianco, l’emozione di vederti là, accanto all’altare, emozionato e sorridente almeno quanto lo ero io.

Ricordo ancora l’inizio della nostra vita insieme, la strana sensazione di imparare ogni giorno ad essere una famiglia, a condividere tutto.

E lo siamo diventati presto una famiglia, una famiglia non proprio come quella del “mulino bianco”, ma una famiglia dove si sorrideva molto e non si litigava quasi mai, una famiglia come tante, ma che noi sapevamo unica.

Oggi sono quarant’anni e nel mio cuore c’è il rimpianto per ciò che mi è stato tolto e la gratitudine per ciò che mi è stato donato.

Valbiandino fiori

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L’intervallo.

I ragazzi di terza media hanno il raro privilegio di trascorrere l’intervallo nello spazio dietro l’edificio della scuola, dove ci sono un po’ di alberi, una pista ciclabile e qualche panchina.

Fino allo scorso anno l’intervallo era una specie di incubo visto che i ragazzi si producevano in estenuanti partite di calcio, con cadute sempre ai limiti dell’infortunio, o in tornei di “nascondino” con i ragazzi che si catapultavano contro uno dei muri di recinzione rischiando ogni volta catastrofiche collisioni.

Non c’era verso di convincerli a passatempi più tranquilli e al suono della campanella che annunciava la ripresa delle lezioni l’insegnante di turno tirava un grato sospiro di sollievo rivolto agli angeli custodi (che immaginavo affaticati, madidi di sudore e frastornati).

Quest’anno, almeno per il momento, la musica sembra cambiata, forse l’estate trascorsa li ha fatti maturare un po’ (chi può dirlo: qualche volta i miracoli avvengono) e per ora i ragazzi si limitano a passeggiare chiacchierando  o a sedersi su un muretto o su di una panchina al sole.

Durante un intervallo una ragazza ha addirittura approfittato del poco tempo a disposizione per raccontarmi un libro che stava leggendo (lasciandomi letteralmente di sasso non tanto perchè la ragazzina in questione stesse leggendo un libro quanto perchè avesse sentito  l’esigenza di parlarne con me).

Forse persino i miei scatenatissimi ragazzi stanno finalmente diventando “grandi”

cavenago la nuova ciclopedonale

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Partire e tornare.

Non importa quanto sia lungo il viaggio, il ritorno è sempre uguale, mi infilo sull’ascensore trascinandomi trolley e zaino e poi riapro la porta di casa e, di colpo, mi ritrovo nel mio mondo, abituale e rassicurante.

La casa accoglie ogni mio ritorno con la sua quieta quotidianità che non mi riserva mai sorprese, dove potrei muovermi anche senza accendere la luce, dove ritrovo ogni cosa anche nel mio estremo disordine.

Ma sono uno spirito inquieto e non riesco a rintanarmi nella mio tranquillo rifugio e non ho ancora finito di disfare i bagagli che già progetto un nuovo viaggio e pregusto nuove mete e nuove atmosfere.

La casa è il “mio” luogo dove tornare con un po’ di nostalgia e da dove ripartire quando mi prende il desiderio di cambiare e una sorta di insofferenza per la mia serena quotidianità.

In volo verso Londra

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Il Palazzo

C’è un luogo a Londra dove credo che tutti i turisti prima o poi si ritrovino ed è il cancello di Buckingham Palace.

Nello spazio tra il grande monumento alla Regina Vittoria, che occupa il centro dell’ampio piazzale, e la cancellata che cinge l’imponente edificio si accalcano folle di turisti e di curiosi intenti a scrutare le finestre che, dietro le spesse tende, nascondono la vita quotidiana della famiglia reale con le sue luci e le sue ombre.

L’altra attrazione, non meno celebre, sono le guardie reali con le divise rosse e il monumentale colbacco, tradizionalmente immobili (ma posso confermare che non è sempre vero anche perché non deve essere semplice restare immobili per tutta la durata del turno di guardia), ma d’altra parte i soldati sono così lontani dal cancello da non essere facilmente visibili.

Il modo migliore per raggiungere Buckingham Palace è farsi una bella passeggiata lungo il Mall, camminando lungo la recinzione del St. Jame’s Park e il memoriale del Re Giorgio VI e della Regina Elisabetta, i genitori della sovrana regnante.

Anche questo palazzo, che è il simbolo stesso della monarchia britannica, è una delle mete irrinunciabili di Londra

Londra  - Buckingham Palace

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La meraviglia.

Anche se due giorni sono veramente pochini per visitare una città come Londra, così vasta, così ricca di monumenti e di atmosfere, non ho potuto fare a meno di dedicare un po’ di tempo al British Museum che, fin da quando ero una ragazzina e per la prima volta ho studiato il Partenone di Atene, avevo sognato di visitare per poter vedere da vicino le metope e le grandi statue dei frontoni del tempio.

Non riesco a spiegare l’emozione incredibile di camminare lentamente lungo le pareti del museo, con gli occhi incollati alle sculture, belle di una bellezza commovente, antiche e modernissime al tempo stesso.

Non riesco a spiegare l’incanto e la meraviglia di seguire con lo sguardo le linee eleganti delle figure avvolte in pepli che sembrano sottili e impalpabili anche se scolpiti nel marmo.

E mentre i miei occhi si perdevano nella contemplazione, la mente era sommersa dai ricordi di tante cose  amate nella mia giovinezza, di uno studio duro, ma mai faticoso perchè mi aveva dato l’incredibile opportunità di avvicinarmi ad una cultura tanto ricca da segnare la mia vita e da lasciare un’impronta indelebile nella persona che sono oggi.

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