Con grande sprezzo del pericolo.

Negli ultimi giorni sto vivendo pericolosamente, ogni volta che esco di casa rischio di essere travolta da qualche automezzo perché mi ostino a non camminare sul marciapiedi.

Vorrei rassicurare amici e conoscenti: non sono stata colta da un improvviso desiderio di autodistruzione, non si tratta di “cupio dissolvi”, semplicemente mi rifiuto di usare il marciapiedi che, come dice la parola stessa, dovrebbe servire per camminarci sopra e non per una forma originale di protesta, ma per la presenza di numerose, variegate ed invadenti deiezioni canine (ma dalle dimensioni direi equine) che ultimamente imbrattano buona parte del percorso che mi permette di raggiungere il bar dove bevo il caffè abitualmente.

Non ho alternative se non smettere di bere il caffè o produrmi in una sorta di balletto da sentiero minato quindi, per evitare di calpestare l’incalpestabile, cammino sulla strada rischiando di essere investita da automobilisti iracondi che, a buon diritto, strombazzano con veemenza al mio indirizzo.

Ma è mai possibile che i proprietari dei cani non riescano a capire che i prodotti intestinali dei loro fedeli amici non possono e non devono essere a carico di tutta la comunità?

cane

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Perchè non cambi niente…

Quando ero bambina la pagella trimestrale (documento di valutazione per gli addetti ai lavori) erano due paginette azzurrine, vergate a mano con un inchiostro parimenti azzurrino (un po’ più cupo altrimenti sarebbe stato illeggibile), con una calligrafia rotonda ed elegante, riportava i voti scritti in lettere (con il mitico “sex” che stava per “sei” perché a nessuno venisse in mente di correggere il voto in “sette”).

Per tutta la mia carriera di studentessa le pagelle hanno cambiato forma e formato, ma comunque riportavano sempre dei numeri scritti a mano.

Quando sono diventata un’insegnante ho scoperto che la valutazione del comportamento era stata sostituita da giudizi elaborati e complessi che andavano trascritti (rigorosamente a mano) sui registri e sulle pagelle, giudizi che dicevano tutto, ma in realtà potevano essere facilmente fraintesi.

Poi c’è stato un breve interludio in cui sono comparse le lettere invece dei numeri.

Poi sono tornati i giudizi, ma questa volta sintetici (dall’ottimo all’esecrabile “gravemente insufficiente”)

Infine si è tornati ai voti numerici, in tutte le materie e nel comportamento, riportati sul registro elettronico e leggibili comodamente da casa da genitori e scolari.

La novità di quest’anno è il ritorno al giudizio sul comportamento stilato su una serie di voci che fanno riferimento alle otto competenze chiave di cittadinanza, condiviso fra tutti i docenti, compilato sul registro elettronico, in poche parole molto simile ai giudizi verbosi e scarsamente comprensibili che stilavo all’inizio della mia carriera quasi mezzo secolo fa.

E mi sorge il dubbio che nella nostra scuola cambi tutto per non cambiare niente.

milano scuola elementare 1963 64
 

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E poi ci sono giorni.

E poi ci sono giorni in cui non sono contenta di me stessa, arrivo a sera quasi stordita, ho solo voglia di andare a dormire, ma so che farò fatica ad addormentarmi e ripercorrerò la giornata trascorsa con un misto di rimpianto e di rabbia.

E ripenso agli errori, alle cose non fatte, alle parole non dette, a ciò che poteva essere e non è stato, alle occasioni perse, alle opportunità sprecate.

Non ho soluzioni, posso solo cercare di guardare al domani con un po’ di ottimismo e ripetermi come la famosa Scarlett O’Hara “After all, tomorrow is another day!”, già dopo tutto domani è un altro giorno e posso tentare di viverlo meglio dell’oggi che mi rattrista e mi indispettisce.

Come è difficile tentare di migliorarsi ogni giorno.

alba

 

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Ex voto.

Mi affascinano queste testimonianze, un po’ ingenue, della devozione popolare che ornano, con piccole rappresentazioni pittoriche dai tratti quasi infantili, le cappelle delle chiese soprattutto di montagna o di campagna.

Gli ex voto raccontano di un rapporto con il divino che fa parte della vita quotidiana, di una fiducia nella Provvidenza che rassicura, di una gratitudine che ha il sapore del tempo passato.

Nel Museo Bernareggi di Bergamo sono esposte queste piccole opere d’arte povera che coprono un arco temporale di almeno due secoli, dalle prime nelle quali sono raccontati duelli e salvataggi da fiumi in piena, alle ultime che illustrano i nuovi pericoli del ‘900 dagli incidenti automobilistici al difficile rapporto con la corrente elettrica, senza tralasciare i momenti più bui delle guerre.

Alcuni quadretti sono tanto ingenui da strappare un sorriso, ma in fondo è giusto sorridere perché chi ha donato l’ex voto si è salvato da un rischio mortale e ritiene giusto ringraziare Dio per lo scampato pericolo, per la vita che sembrava persa ed è di nuovo donata, per i poveri beni salvati dalla distruzione.

Bergamo - Museo Bernareggi

Bergamo - Museo Bernareggi

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Un pomeriggio con Lorenzo Lotto.

Bergamo è qui, a portata di mano, basta percorrere l’autostrada per una ventina di minuti, se non c’è traffico (e oggi non c’era traffico), per trovarsi ai piedi della città alta e immergersi nell’atmosfera dei borghi.

Oggi però non ho preso la funicolare, oggi sono andata alla scoperta della città bassa e di alcune chiese che conservano, come tesori preziosi, le pale d’altare di Lorenzo Lotto, tutte sorprendenti, tutte stupende.

Mi sono innamorata delle sue Madonne, dai colori vivi ed eleganti, mi sono innamorata dei particolari come le ali degli angeli della Pala di San Bernardino, o come il San Giovannino che abbraccia un agnello ai piedi della Vergine della Pala di Santo Spirito impreziosita da lucidi damaschi e tappeti ornati di frange.

Il Lotto, pur essendo uno dei più grandi esponenti del Rinascimento Veneziano, non fu molto apprezzato nella sua città dominata dalla figura preminente di Tiziano per cui si spostò in zone considerate periferiche, come Bergamo, dove soggiornò dal 1513 al 1525 e lasciò importanti testimonianze della sua arte, della sua creatività, della sua sorprendente modernità.

Bergamo - Lorenzo Lotto - Pala nella chiesa di S. Spirito

Bergamo - Lorenzo Lotto - Pala con Madonna e Santi nella chiesa di S. Bernardino-

Bergamo - Lorenzo Lotto - Pala con Madonna e Santi nella chiesa di S. Bernardino-

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Senza un attimo di respiro.

Solo qualche giorno fa gli scaffali del supermercato dove abitualmente faccio la spesa erano ingombri di panettoni e addobbi natalizi e in poche ore hanno lasciato il posto ai dolci tradizionali di carnevale, le chiacchiere per intenderci, alle maschere e ai costumi, ai coriandoli e alle stelle filanti.

Senza un attimo di respiro gli scaffali si riempiono e si svuotano seguendo un calendario che si dilata e non sembra lasciare “tempi morti”: il giorno dopo Halloween scompaiono streghe e vampiri e si materializzano presepi e addobbi, il giorno dopo Carnevale faranno la loro comparsa uova e coniglietti che si volatilizzeranno per lasciare il posto a costumi da bagno, creme solari, ombrelloni e griglie per il barbecue.

E noi, da bravi consumatori disciplinati, ci adeguiamo prontamente al mutare delle atmosfere in un clima quasi frenetico di acquisti sempre un po’ fuori tempo e fuori stagione.

Forse dovremmo tornare ad un tempo quando le feste avevano un senso, quando gli acquisti erano limitati a pochi giorni prima delle occasioni, ma non credo che sia possibile perchè viviamo in un tempo scandito dalla “necessità” di consumare.

Non credo che tutto questo rincorrere il tempo mi piaccia.

Venezia - Carnevale

 

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Gennaio.

“Ianuarius” lo chiamavano i Romani con un chiaro riferimento a Giano, la divinità bifronte preposta a alle porte e ai ponti e, simbolicamente, a tutto ciò che rappresenta un passaggio, un nuovo inizio.

Gennaio dovrebbe essere  il mese del freddo pungente e della neve, ma la scorsa notte sono stata svegliata dai fulmini e dai tuoni di un temporale dal sapore estivo, scoppiato quasi per smentire in modo beffardo quanti continuano a ripetere che i cambiamenti climatici sono solo un’impressione (in compenso la neve è caduta sul Sahara algerino).

Gennaio è il mese delle buone intenzioni, delle promesse per il nuovo anno, del desiderio di rinnovamento, è un mese che, di solito, inizia tra brindisi e scoppi di fuochi d’artificio perchè ogni inizio, anche se non sappiamo dove ci porterà, viene salutato con gioia forse solo per esorcizzare il timore del futuro.

Quest’anno ho salutato il nuovo anno sulle rive del Caspio, in mezzo ad una folla festante, con lo sguardo rivolto ai fuochi d’artificio e l’impressione un po’ straniante di essere tanto lontana da casa che, mentre festeggiavo la mezzanotte, i miei cari stavano ancora preparando la cena.

Gennaio è anche il tempo in cui le giornate si allungano in modo sempre più evidente e racchiude in sè la promessa della primavera.

Baku (Azerbaijan) - Notte di Capodanno

 

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Qualcosa di diverso.

Il ritorno alla vita quotidiana è sempre un po’ faticoso, bisogna riprendere il ritmo, organizzare la giornata fra il lavoro e le mille incombenze della vita “normale” senza dimenticare la montagna di panni da stirare, i compiti da correggere, la spesa (perchè il frigo è inesorabilmente vuoto), le riunioni.

Ma non riesco ancora a sentirmi veramente “tornata a casa” alla vita normale e allora decido di approfittare di qualche ora libera, nello strano limbo tra la vacanza e la quotidianità, per fare visita a degli amici che non vedo da tantissimo tempo, che sento sporadicamente per telefono e che so ti aver trascurato per troppo tempo.

Trascorriamo qualche ora chiacchierando, regalandoci vicendevolmente un po’ di tempo, contenti di rinnovare un rapporto che dura da tanto tempo.

In fondo anche questa è una delle piccole gioie della vita, un momento “diverso” che riempie il cuore.

Caffè

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Dolcissime pause.

Nel mio viaggio in Azerbaijan ho rinunciato a bere il caffè (se non a colazione) e ho preferito di gran lunga il tè, nero o verde, servito in bicchieri svasati e sempre accompagnato da una coppa di composta di frutta dolcissima.

Ora, dopo il ritorno a casa, mi piacerebbe ritrovare l’umore necessario per concedermi queste pause dolcissime e profumate, ma purtroppo mi manca l’atmosfera della vacanza, la piacevole sensazione di aver tempo da “perdere”, il desiderio di interrompere le visite a monumenti e musei con un sorso di tè fragrante, aromatico, caldissimo.

Mi manca soprattutto il viaggio con le sue scoperte che sono anche scoperte di gusti, di profumi, di colori.

Azerbaijan

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Il cielo sopra Milano.

L’aereo che mi riporta a casa decolla presto, è ancora buio e Baku ci saluta con scrosci di pioggia e raffiche di vento che rendono un po’ meno triste l’idea di porre fine alla vacanza e di fare ritorno alla vita quotidiana.

Quando spunta il sole sotto l’aereo si stende un tappeto di nubi soffici da cui emergono a mala pena le cime del Caucaso, chiudo gli occhi e mentre scivolo nel sonno ripercorro gli ultimi giorni e rivedo la città con le sue luci, il fuoco che brucia le colline, la gente, il cibo, le atmosfere di questo paese così poco conosciuto.

Come ogni viaggio anche questo mi ha donato nuove esperienze, nuove conoscenze, un tassello in più per comprendere il mondo che ci circonda.

Dopo alcune ore di volo le nubi si diradano ed ecco comparire le Alpi candide di neve, i paesaggi più usuali, le vallate così familiari e comincio a respirare l’atmosfera di casa.

E poi, quando inizia l’atterraggio, ecco laggiù la mia Milano avvolta nella nebbia con i grattacieli che spuntano con i loro profili ben noti.

Il cielo sopra Milano, che dalla città non si può vedere, ha una luce stupenda.

In volo da Baku a Milano

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