Storie d’amore.

Chissà se l’immortale bardo di Stratford upon Avon (sempre ammesso che proprio lì sia nato e non altrove) pur nella sua fervida fantasia avrebbe mai potuto immaginare di scatenare le folle intorno ai personaggi dei suoi drammi.

Oggi a Verona (complici i mercatini di Natale), davanti alla Casa di Giulietta c’era una vera e propria muraglia umana che cercava di entrare compatta nel piccolo cortile, mentre una folla altrettanto imponente cercava di uscirne.

Chi riesce ad intrufolarsi nell’angusto spazio si ferma ad ammirare il mitico balcone, che in realtà non è originale, ma è il risultato di un collage di resti marmorei del quattordicesimo secolo conservati al Museo di Castelvecchio, si scatta un immancabile selfie, sfiora più o meno furtivamente il seno della statua che rappresenta la fanciulla e, se gli resta qualche minuto, scrive una frase, una firma, un nome sul muro dell’ingresso.

Nulla spiega questo massiccio afflusso di persone se non il fascino di una storia d’amore, splendida perchè tragica, la storia di un amore tra due giovanissimi, un amore tanto forte da sfidare l’odio e la morte.

Forse chi cerca di entrare in questo spazio sta cercando la magia di quell’amore.

Verona

Verona

Pubblicato in appunti di viaggio, chi è di scena, così è la vita, in biblioteca | Lascia un commento

Pignoramenti.

In vista del Natale è ricomparsa una pubblicità televisiva che già lo scorso anno mi aveva lasciato perplessa.

Una celebre casa produttrice di panettoni ambienta il proprio spot all’ombra della Madonnina, in una casa dell’alta borghesia milanese, un po’ in stile “Milano da bere” tra servitù ossequiosa e “sciure” con un filo di perle, un filo di trucco, un filo di tacco.

Arriva il panettone, ma arriva anche la guardia di finanza che procede ad un pignoramento di tappeti, arredi e suppellettili, mentre gli invitati, tra lo stupore, il divertimento e la rassegnazione continuano a mangiare il panettone a quattro palmenti.

Il panettone viene magnificato come l’unico lusso che ci si può ancora permettere.

Non so spiegare perchè ma lo spot mi mette un po’ di inquietudine e tanta, tanta tristezza.

Milano

Pubblicato in così è la vita, Milano nel cuore, personali, televisione | Lascia un commento

Di acqua, di terra, di cielo.

In prima, dove insegno geografia, stiamo studiando gli elementi del paesaggio, montagne, mari, pianure si avvicendano sulle pagine del libro dove le immagini non sono sempre significative.

Quando arriviamo ad affrontare i fiumi osservo le fotografie, un po’ “piatte” del nostro libro e mi chiedo come risvegliare l’interesse un po’ sonnolento dei ragazzini: in fondo però è facile per noi che viviamo in Lombardia che è una terra di acque e di cielo, quel cielo “così bello quand’è bello” come scriveva il Manzoni, innamorato anche lui di questi luoghi.

Scelgo qualche fotografie tra quelle che ho scattato passeggiando lungo l’Adda e il canale della Martesana e le proietto sulla lim e posso spiegare la lezione mentre scorrono le immagini dei “Tre Corni” così cari a Leonardo e delle rapide, il traghetto di Imbersago che scivola leggero sul filo della corrente, i ponti arditi come quello di San Michele, le chiuse e le dighe a palizzate.

L’interesse dei ragazzi si risveglia anche perchè, di colpo, le nozioni un po’ astratte del libro diventano vive: molti di loro hanno percorso il corso dell’Adda durante qualche gita domenicale con le famiglie ed ora ritrovano i luoghi che avevano osservato forse distrattamente e scoprono di sapere molte cose che non credevano di sapere.

E’ sempre bello riuscire ad agganciare il libro alla loro esperienza.

Lungo l'Adda tra Porto e Paderno

Pubblicato in appunti di viaggio, fotografia, i giorni della scuola, personali | Lascia un commento

Cappello e guanti.

Quando la temperatura comincia a scendere mi affretto a recuperare, nella zona più recondita dell’armadio. guanti e cappelli con i quali affrontare gli spifferi più gelidi.

“Mani e piedi caldi” sentenziava mia nonna alle prime avvisaglie dell’inverno e io, con il passar del tempo, ho imparato ad aggiungere anche una serie di cappelli, di varia foggia e colore, soprattutto per proteggere le vertebre cervicali che, in caso di umidità, qualche problema me lo danno.

Mi rendo conto di essere un po’ buffa quando esco di casa addobbata in puro “Queen Elizabeth style”, ma ho sempre badato più alla sostanza che alle apparenze e, quando fa freddo, la “sostanza” è stare al calduccio.

E quindi siano lodati cappelli e berretti anche perchè sono consapevole di essere in buona compagnia.

Lo scorso anno, infatti, passeggiando per le vie di Lubiana ho scoperto che l’amministrazione della città slovena, per proteggere le fontane di marmo dal rischio di danni causati dal gelo, le copre con dei vezzosi berretti colorati muniti addirittura di pompon.

Come ignorare un esempio così luminoso?

Lubiana

Pubblicato in appunti di viaggio, così è la vita, personali | Lascia un commento

Matite.

Tanto tempo fa, quando in diverse occasioni mi sono trovata all’interno di un seggio elettorale come presidente o scrutatore, ingannavo la noia dei tempi morti studiando la data stampata sull’estremità delle matite copiative (che allora erano di color legno grezzo) e mi è persino capitato di scovarne una con stampigliato “1948” (inutile dire che se non fosse stato proibito dalla legge me la sarei infilata in tasca, se non altro per il valore simbolico).

L’ho lasciata a malincuore nel plico perchè mi sarebbe piaciuto tenerla, ma era (ed è) vietatissimo non restituire tutte le matite copiative in dotazione all’ufficio elettorale, proprio per evitare (immagino) che queste matite restino in giro.

Sono matite particolari, sulla scheda lasciano un segno tenue, quasi invisibile, ma posso assicurare che durante lo scrutinio si vede benissimo.

La matita copiativa, se inumidita, fa un po’ l’effetto “acquarello”, il segno diventa confuso, sbavato, ma resta sempre leggibile.

Mi ha fatto un po’ sorridere il diffondersi della psicosi complottista da “matita cancellabile” anche perchè mi sembra sommamente improbabile che una schiera di scrutatori, armati di gomma, si metta a cancellare i voti, soprattutto stando ben in vista (lo scrutinio, ricordo a tutti, è pubblico).

Mi intristisce che ci sia così poca fiducia nelle istituzioni e nell’onestà delle persone che passano un’intera giornata nei seggi, al servizio della comunità, per permettere a tutti di esercitare il proprio diritto di voto in un clima sereno e ordinato.

Se anche quest’anno fossi stata al seggio mi sarei sentita profondamente offesa.

matita

Pubblicato in diritti e doveri, passato (quasi) remoto, personali | Lascia un commento

Un Paese civile.

E’ veramente una bella sensazione svegliarsi una mattina e scoprire di avere un nuovo motivo per essere ancora più orgogliosi dell’Italia.

A Pompei, un sito archeologico forse tra i più suggestivi e più celebri al mondo, può darsi che i muri continuino a crollare, ma da oggi crollano anche le barriere architettoniche ed è sicuramente un fatto di cui andare fieri.

Da oggi è possibile, anche per chi è seduto su una sedia a rotelle o ha difficoltà di deambulazione, visitare gli scavi grazie all’allestimento di un percorso, su cui si può transitare in sicurezza, che sfiora le ville, i fori, le strade, gli affreschi e i mosaici preziosi.

Permettere a tutti di godere della bellezza e dell’arte è un segno di grande civiltà.

Pompei

Pubblicato in appunti di viaggio, così è la vita, diritti e doveri, impara l'arte | Lascia un commento

Gli anni passano.

Passano gli anni, passa il tempo, sono passati due anni e nulla sembra cambiare e ancora non riesco a sopportare l’idea di vedere la tua sedia vuota.

Allora ho preso la tua sedia e l’ho spostata.

Ma non riesco a spostare il ricordo di te che è sempre vivo, presente, anche quando sembra attenuarsi, anche quando sorrido, anche quando sembro felice.

Non riesco a spostare l’immagine di te che ha riempito la mia vita e ancora riempie i miei occhi e il mio cuore.

cavenago di Brianza

Pubblicato in così è la vita, personali | Lascia un commento

Lettera a Gesù bambino.

Quando ero bambina i regali natalizi erano affidati ad un pool di esperti:  Bergamo e tutto il nord est era appannaggio di Santa Lucia che arrivava il tredici dicembre, a Bari, all’inizio del mese, ci pensava San Nicola ( che da quando è diventato anglofono e ha mutato il nome in Santa Claus ha conosciuto un successo mondiale), a Roma arrivava un po’ più tardi la Befana.

A Milano, dove anche i bambini sono più pragmatici, ci si rivolgeva direttamente alla massima autorità e quindi i regali li portava direttamente Gesù bambino.

Nelle cartolerie vendevano delle letterine molto eleganti, con decorazioni di agrifoglio e porporina (chi si ricorda la polverina “luccicosa” che restava incollata alle dita fino all’Epifania?) su cui vergare, con mano resa incerta dall’emozione, le richieste più o meno esose per il Natale.

I meno pigri (e più parsimoniosi) si dedicavano al “fai da te” e dopo aver strappato con cura un foglio dal centro del quaderno dei compiti di scuola, si procedeva ad una decorazione fatta di “greche” ridondanti di rosso e oro e poi si scriveva.

Di solito la lettera, dopo un doveroso indirizzo di saluto, verteva sul comportamento (sempre irreprensibile) mantenuto durante l’anno che assicurava il premio di ricchi regali (più si era stati buoni, più i regali “dovevano” essere ricchi).

Alla fine dello scritto, dopo vaghe promesse di miglioramento, c’erano ringraziamenti e saluti, poi si chiudeva la letterina, la si affidava la mamma e poi si restava in attesa del Bambinello che sarebbe arrivato nella notte di Natale, a bordo di un infaticabile asinello (mica di quattro renne) carico di doni.

Per alleviare le fatiche del viaggio sul davanzale della finestra si metteva un piattino con qualche biscotto  e paglia per l’asinello.

E alla mattina era sempre una festa.

Qualche giorno fa, in cartoleria, ho visto delle letterine per Gesù bambino, ma la proprietaria del negozio mi ha confessato un po’ rattristata che “non vanno” perchè a Gesù bambino non si scrive più, quasi che il Natale con il suo contorno di lustrini, di regali e di festa non avesse più nulla a che fare con il Bambino di Betlemme.

Mi rattrista aver dimenticato una tradizione, aver rinunciato alla poesia.

Moggio (Natale)

 

Pubblicato in così è la vita, passato (quasi) remoto, personali | Lascia un commento

Trenta giorni ha novembre.

Quando ero piccola mi avevano insegnato un’utile filastrocca per permettermi di ricordare quanti giorni ha ogni mese dell’anno anche perchè, nella mia ingenua praticità di bambina, avrei preferito che tutti i mesi avessero trenta giorni e mi rifiutavo di comprendere perchè non fosse possibile quella piccola “riforma”.

Poi ho imparato che le cose non possono sempre funzionare come mi piacerebbe che funzionassero.

E così stamattina, ripetendomi la filastrocca, mi sono resa conto che anche il mese di novembre è finito, che sono già passati quasi tre mesi di scuola, che Natale è alle porte e che il tempo continua a correre sempre più veloce e io ho sempre più l’impressione di non riuscire a tenere il passo con la sabbia che scorre velocissima nella clessidra.

Ho bisogno di un po’ di lentezza, giusto per riuscire a tirare il fiato.

Piani dei Resinelli

Pubblicato in così è la vita, passato (quasi) remoto, personali | Lascia un commento

Buonanotte e sogni d’oro.

Nella casa di riposo dove vive mia madre si sono inventati un’iniziativa simpatica: si può passare una serata insieme ai nostri cari, condividendo la cena in una saletta tranquilla, chiacchierando del più e del meno proprio come capitava una volta, quando abitavamo ancora insieme.

Questa sera è toccato a noi: mio fratello ed io siamo arrivati abbastanza presto, ci siamo accomodati a tavola con la nostra mamma e abbiamo mangiato insieme, con calma, ascoltando la musica della sua giovinezza (che avevo provveduto a caricare su una chiavetta).

La mamma era contenta, tanto che ogni tanto canticchiava a mezza voce le canzoni, ha mangiato di gusto (ma quello lo fa sempre del resto) e ha assaggiato anche un goccio di vino e i dolci che le aveva portato mio fratello.

Poi la abbiamo accompagnata a letto, le abbiamo fatto un po’ compagnia, lasciando che scivolasse in un sonno sereno accanto ai suoi figli, come una volta, come quando eravamo piccoli ed era lei che ci teneva per mano poco prima di dormire.

Cavenago - Nebbia

Pubblicato in così è la vita, passato (quasi) remoto, personali | Lascia un commento