Over 65.

Appartengo alla generazione dei “baby boomers”, i nati nel decennio dopo la fine della seconda guerra mondiale, ho vissuto da bambina gli anni del boom economico, quando in tutte le case sono entrati almeno un’automobile, un televisore, un frigorifero, una lavatrice (ma ricordo ancora i viaggi in moto o in treno, “Lascia o raddoppia” visto al bar sotto casa, i panni a mollo nel secchio, il cibo al fresco sul davanzale della finestra o il panetto di burro sotto un filo d’acqua corrente).

Ho vissuto una scuola in cui “la maestra ha sempre ragione”, ma è anche “la maestra più buona del mondo”, una scuola dove se studiavi e prendevi un “pezzo di carta” avevi davanti a te tutte le possibilità, una scuola dove, nel breve volgere di pochi anni, si è passati dallo studiare tutto a memoria ad acquisire gli strumenti per interpretare la realtà.

Ho l’impressione di aver incrociato la storia del nostro Paese nei momenti giusti, ho conosciuto una dignitosa sobrietà, ma mai la povertà, non ho visto la guerra se non da lontano, ho frequentato buone scuole e per quarant’anni ho fatto il lavoro che ho scelto e che mi ha permesso di realizzarmi, ho visto crescere la consapevolezza dei miei diritti di donna, di madre, di lavoratrice.

Da oggi entro nel mondo degli “Over 65”, i vecchietti 2.0, i primi che possono permettersi il lusso di considerare gli anni che passano non una iattura, ma una risorsa.

E mentre raccolgo il fiato sufficiente per spegnere le 65 candeline e mi organizzo per progettare il futuro mi vien da pensare che, tutto sommato, sono proprio fortunata.

Milano - Isola

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Prove di libertà.

Sono ancora nel pieno degli esami e mancano più di due mesi al fatidico 1 settembre (la data indicata dall’Inps per l’inizio della mia vita da pensionata), ma ho finito di correggere i temi e gli orali dei miei ragazzi sono fissati per la fine di giugno e così comincio ad assaporare un assaggio di libertà.

Mi sembra di essere già in vacanza, ma so che, questa volta, la vacanza sarà lunghissima.

Allora questa mattina, dopo aver sbrigato qualche incombenza burocratica a scuola, mi sono concessa una passeggiata verso le Foppe, quando l’aria non era ancora caldissima e soffiava una brezza leggera.

Ho camminato di buon passo e poi, arrivata al laghetto, mi sono seduta su di una panchina (in perfetto stile “quasi pensionata”) e sono restata lì un po’ a godermi il fresco dell’ombra, ad osservare  l’acqua incresparsi, ad ascoltare gli infiniti ronzii e cinguettii e a sentirmi in pace con me stessa.

Se questo è quello che mi aspetta, tutto sommato non mi dispiace.

(La prossima volta mi porterò un libro)

Cavenago di Brianza - Le foppe

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Mondiali ed estate.

Associo la fine della scuola alle serate un po’ afose in cui è piacevole fare quattro passi mentre, dalle finestre aperte, da mille televisori arrivano (ogni quattro anni) i suoni delle partite dei mondiali.

Non sono mai stata molto appassionata di calcio e spesso, durante le edizioni passate, mentre mio marito faceva indigestione di partite e di commenti dopo partita e di pronostici prepartita, uscivo di casa per assaporare il fresco della sera, fare quattro chiacchiere e quattro passi con un’amica, magari mangiando un gelato.

Quest’anno c’è la fine della scuola, c’è il fresco serale e ci sono persino i mondiali, ma manca la Nazionale (la nostra per intenderci) e mancano i rumori del calcio che rimbalzano da mille televisori.

Penso che mi consolerò con un gelato.

Milano

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Gli esami non finiscono mai.

Anzi prima o poi finiscono.

Quando ero bambina c’era l’esame per il passaggio dalla seconda alla terza elementare e, logicamente, non me lo sono perso così come non sono riuscita ad evitare nessuno degli esami della mia storia di studentessa fino alla tesi anche se l’avrei fatto volentieri perchè ogni singolo esame mi metteva ansia, tremori, tachicardia (o bradicardia a scelta) sudori freddi, secchezza delle fauci e tutta una serie di effetti collaterali invalidanti e anche un po’ imbarazzanti.

In realtà non avevo paura, ma stavo malissimo anche se poi, a dir la verità, gli esami andavano bene.

Poi sono passata dall’altra parte della cattedra, ma l’ansia non è sparita anzi ho l’impressione di essere più ansiosa e preoccupata dei miei ragazzi.

Domani cominceranno gli ultimi esami della mia carriera e all’ansia si unisce una sensazione di straniamento che faccio fatica a spiegarmi.

Chissà come si sentono i miei ragazzi?

Correzione

 

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L’ultima ora.

Finita la festa, ingurgitato tutto ciò che di commestibile stava ben disposto sui tavoli allineati sotto il portico (che ora sembrano devastati da un’incursione di locuste), manca ancora un’ora alla fine dell’ultima mattinata e i ragazzi si aggirano satolli ed annoiati per il giardino.

Propongo ai “miei”  di salire in classe almeno lì ci sono le sedie e i banchi e ci si può sedere e chiacchierare in libertà perchè siamo ancora a scuola, ma questa non è già più “scuola” e gli esami sono uno spauracchio ancora lontano.

Giochiamo al gioco dei mimi usando i titoli dei testi scritti nel programma d’esame (un po’ di ripasso non guasta), ma è troppo facile e i ragazzi indovinano subito e se non c’è sfida non si divertono.

Chiedo se conoscono una barzelletta e al loro diniego (“lei non ci ha mai raccontato barzellette” dichiarano) comincio a raccontare una storiella scema, tirandola incredibilmente in lungo (sempre tenendo d’occhio l’orologio).

Capiscono i miei intenti, ma stanno al gioco, mi ascoltano, ma sanno benissimo che sto occupando il tempo che manca senza che si facciano prendere dalla nostalgia.

Quando finisce l’ora usciamo finalmente liberi e sorridenti e i loro occhi, almeno per oggi, sono asciutti.

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Un altro livello.

In questi giorni di dibattiti parlamentari, di parole che sembrano voler dire tutto e il contrario di tutto, di programmi e proclami da campagna elettorale permanente si è levata alta, forte, determinata la voce della Senatrice a vita Liliana Segre.

Nel suo breve intervento ha ricordato con voce ferma le leggi razziali, la sua condizione di clandestina, di richiedente asilo, di operaia ridotta in schiavitù nel lager e ha richiamato tutti noi ai principi della Costituzione.

Vorrei ringraziarla per aver elevato il dibattito politico ad un livello altissimo e per averci richiamato, con la sua bonarietà di nonna, ai nostri doveri.

Auschwitz - Birkenau

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Contro ogni previsione.

Tutte le possibili previsioni meteo preannunciavano temporali, grandine, tenebre e invasioni di cavallette, ma come rinunciare all’ultima uscita dell’anno, anzi del triennio, la mitica giornata in canoa all’idroscalo?

Questa mattina siamo partiti nonostante la pioggia e il cielo più che minaccioso, confidando in un po’ di buona sorte e la buona sorte ci ha sorriso regalandoci una giornata senza pioggia che, via via che trascorrevano le ore, è diventata soleggiata e calda.

L’acquazzone si è scatenato, è vero, ma non ci ha rovinato la festa perchè ci ha colpito quando ormai eravamo tornati a casa.

Del resto la giornata si è svolta come sempre, con i tentativi di canottaggio dei ragazzi non sempre eccezionali, con la lunga passeggiata rilassante intorno allo specchio d’acqua, con la granita o il gelato nel piccolo bar accanto alle tribune.

E così anche l’ultima gita è archiviata.

Milano - Idroscalo

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Come in un limbo.

Sono giorni frenetici, gli ultimi giorni di scuola, giorni pieni di “sudate carte”, di attività che giungono alla naturale conclusione tra premiazioni e celebrazioni varie, sono giorni in cui si fanno bilanci, si tirano le somme di un anno o, come succede per la mia classe, di un triennio o, come succede a me, di quarantadue anni tra i banchi di scuola.

Sono stanca, ma mi sembra di galleggiare a mezz’aria, partecipo a riunioni per decidere libri che non userò, alzo la mano per votare un calendario scolastico che non scandirà più le mie giornate, ascolto discussioni interminabili sull’organizzazione del lavoro futuro come se fossi sott’acqua e i suoni mi giungessero attutiti senza permettermi di comprendere il significato delle parole.

Ma intanto devo concentrarmi sull’ultima settimana di scuola, sulle ultime relazioni, sugli scrutini, sugli esami e sarà forse per questo che mi sento come in un limbo, a metà strada tra la vita che è stata e che conosco bene e l’altra che sarà, ma che per ora non riesco nemmeno ad immaginare.

Non cammino in questi giorni, in questi giorni galleggio.

 

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If

Ogni tanto vale la pena di rileggere Kipling

Se saprai mantenere la testa quando tutti intorno a te
la perdono, e te ne fanno colpa.
Se saprai avere fiducia in te stesso quando tutti ne dubitano,
tenendo però considerazione anche del loro dubbio.
Se saprai aspettare senza stancarti di aspettare,
O essendo calunniato, non rispondere con calunnia,
O essendo odiato, non dare spazio all’odio,
Senza tuttavia sembrare troppo buono, né parlare troppo saggio;

Se saprai sognare, senza fare del sogno il tuo padrone;
Se saprai pensare, senza fare del pensiero il tuo scopo,
Se saprai confrontarti con Trionfo e Rovina
E trattare allo stesso modo questi due impostori.
Se riuscirai a sopportare di sentire le verità che hai detto
Distorte dai furfanti per abbindolare gli sciocchi,
O a guardare le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,
E piegarti a ricostruirle con i tuoi logori arnesi.

Se saprai fare un solo mucchio di tutte le tue fortune
E rischiarlo in un unico lancio a testa e croce,
E perdere, e ricominciare di nuovo dal principio
senza mai far parola della tua perdita.
Se saprai serrare il tuo cuore, tendini e nervi
nel servire il tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
E a tenere duro quando in te non c’è più nulla
Se non la Volontà che dice loro: “Tenete duro!”

Se saprai parlare alle folle senza perdere la tua virtù,
O passeggiare con i Re, rimanendo te stesso,
Se né i nemici né gli amici più cari potranno ferirti,
Se per te ogni persona conterà, ma nessuno troppo.
Se saprai riempire ogni inesorabile minuto
Dando valore ad ognuno dei sessanta secondi,
Tua sarà la Terra e tutto ciò che è in essa,
E — quel che più conta — sarai un Uomo, figlio mio!

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Restituzioni.

Quando, nello scorso mese di settembre, in occasione della manifestazione “Ville aperte in Brianza”, ho visitato la villa Borromeo d’Adda di Arcore i lavori di restauro fervevano, il cantiere era aperto e le impalcature impedivano persino di intuire la bellezza degli affreschi, l’armonia delle sale e l’eleganza di questa “gran dama” offesa e ferita dal passare del tempo e dalle vicende degli uomini.

Oggi il restauro si è concluso (con diversi mesi di anticipo) e la villa ha riaperto i suoi battenti per rivelare la sua bellezza.

I lavori sono stati condotti con grande rispetto dei materiali e delle strutture ed è quindi possibile ritrovare le tappezzerie preziose, le vetrate, i lampadari in vetro di murano, i camini e persino gli infissi con le serrature.

E’ un’emozione incontrare la grande sala da pranzo o la loggetta della musica o la scala elegante che sale al primo piano o, nei sotterranei, la grande cucina con una stufa antica quanto funzionale.

E’ bello quando la storia torna a parlarci attraverso le sue testimonianze che credevamo perdute.

Arcore - Villa Borromeo d' Adda (dopo il restauro)

Arcore - Villa Borromeo d' Adda (dopo il restauro)

Arcore - Villa Borromeo d' Adda (dopo il restauro)

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