Figli delle stelle.

In molti racconti di fantascienza spesso è narrato un viaggio interplanetario, un viaggio lunghissimo che dura anni e anni con gli astronauti che attraversano lo spazio in una sorta di animazione sospesa per poi risvegliarsi a decine di anni luce dalla terra ancora giovani e nel pieno delle forze.

In altri il viaggio avviene su astronavi enormi, simili a villaggi, dove la vita continua come sulla terra che diventa sempre più lontana, più minuscola nello spazio profondo e i viaggiatori invecchiano e mettono al mondo dei figli che crescono sull’astronave, immaginando che la terra, che non conoscono, sia simile al mondo artefatto in cui vivono.

Questo scenario vagamente inquietante è raccontato anche nel libro “Se il sole muore” di Oriana Fallaci nel quale i “figli delle stelle” diventano uomini e donne che nel cuore portano l’acuta nostalgia per quel pianeta che non hanno mai visto.

Se anche riuscissimo a viaggiare alla velocità della luce (e non è affatto detto che possa mai avvenire) quei sette pianeti, lontanissimi cugini della nostra Terra, di cui la Nasa ha dato ieri l‘annuncio della scoperta, richiederebbero un viaggio attraverso il silenzio siderale di quarant’anni, proprio come avviene nei più classici racconti di fantascienza.

Noi che viviamo oggi sulla Terra non vedremo mai quel viaggio, ma è bello sapere che quei pianeti sono lassù, da qualche parte nel buio e che, da ieri, siamo un po’ meno soli.

Brembate Torre del Sole

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Il tempo e i sogni.

Quando i miei ragazzi sono un po’ irrequieti e chiacchierano e si distraggono perdendo tempo, come purtroppo succede abbastanza spesso, di solito interrompo la lezione e faccio una “tirata” che sortisce l’effetto di riportare il silenzio tra i muri dell’aula.

Mi rendo conto di ripetere sempre lo stesso discorso, ma mi piacerebbe che i ragazzi capissero che stanno sprecando del tempo prezioso, il tempo in cui la freschezza delle loro intelligenze può permettere loro di imparare tanto, di comprendere tanto, di acquisire gli strumenti per costruire il loro futuro.

So che hanno tanti sogni, ma i sogni svaniscono se non si lavora seriamente per realizzarli, so che pensano di avere davanti un tempo infinito, ma anche il tempo scivola via se non si usa bene.

Mi piacerebbe poter regalare loro un briciolo della mia lunga esperienza, mi piacerebbe metterli al riparo da sconfitte e delusioni, mi piacerebbe far comprendere loro che domani forse il tempo sarà ancora lì, ma i sogni potrebbero non esserci più.

Milano - Exxperience 2016

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Passi silenziosi.

Mi affascinano le architetture sobrie, mi affascinano i palazzi antichi dai portici eleganti dove le colonne si susseguono in un gioco di luci ed ombre.

Mi piace passeggiare sotto le volte, soprattutto quando in giro non c’è nessuno, e il suono dei miei passi scivola leggero nel silenzio, mentre lo sguardo si perde lungo la teoria di colonne che sembrano disegnare sul pavimento un ritmo quasi musicale.

Ci sono luoghi ricchi di fascino e di bellezza che catturano la mia immaginazione e allora penso a quanti passi si sono avvicendati su quelle pietre, a quante storie si sono dipanate lungo quei portici a quante vite hanno riempito di suoni e di sentimenti quegli spazi silenziosi.

La bellezza riesce sempre a liberare i miei pensieri.

Gorizia

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Pulizie di (quasi) primavera.

Il portatile nuovo è sul tavolo, lustro e velocissimo anche perché inesorabilmente vuoto.

A poco a poco carico i programmi che sono abituata ad usare, le icone familiari compaiono sulla barra del desktop.

Di fianco c’è un hard disk esterno con tutti i file che da secoli ho accumulato sul vecchio portatile (andato a riposo dopo anni e anni di onorato servizio) e adesso mi tocca l’ingrato (o grato) compito di fare un po’ di ordine tra tutti quei documenti, quelle immagini, quei testi, magari solo abbozzati e lasciati lì, in attesa di tempi migliori.

Ogni file mi riporta indietro, anche di parecchi anni, ritrovo relazioni finali e piani di lavoro di classi ormai uscite dalla scuola da tanto tempo, rileggo i nomi e rivedo i volti, e sento le voci, e mi vengono in mente episodi buffi.

Ogni foto mi ricorda viaggi e momenti felici e luoghi di grande bellezza.

E’ incredibile che anche fare pulizia in un vecchio hard disk possa essere un’occasione per lasciarsi andare ai ricordi.

tasti

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Le cattive abitudini.

Basta camminare per strada per osservare tantissimi, giovani e meno giovani, con la testa china e gli occhi puntati sullo schermo dello smartphone, intenti a leggere un messaggio, a chattare, a condividere foto incuranti di ciò che accade intorno, del traffico, delle altre persone che camminano sullo stesso marciapiede.

Anch’io, che fino a due mesi fa avevo resistito alle lusinghe del telefonino, devo farmi forza per non guardare lo schermo ogni volta che sento il suono di un messaggio in arrivo e solo per salvaguardare la mia salute mentale mi impongo di aspettare di avere un po’ di tempo libero per dare un’occhiata, ma la tentazione è comunque sempre dietro l’angolo.

A parte il rischio del doppio mento (da testa china), dell’affaticamento della vista e della sordità incipiente (da musica a palla nelle orecchie) usare lo smartphone quando si cammina per strada può essere anche pericoloso, soprattutto quando si attraversa un incrocio trafficato.

Per questo motivo in una città olandese si è deciso di modificare i semafori rendendoli visibili anche per chi non alza mai gli occhi da terra: da qualche tempo, infatti, una striscia luminosa, rossa o verde a seconda della necessità, viene proiettata sul bordo del marciapiede.

Qualcuno potrebbe obiettare che questo provvedimento asseconda una cattiva abitudine che sarebbe meglio tentare di eliminare, ma purtroppo credo che gli amministratori, con grande realismo, abbiano compreso che è meglio tentare di limitare i danni piuttosto che sperare in un improbabile cambiamento di abitudini dei cittadini.

Continuiamo così: facciamoci del male.

Milano
 

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Primi tepori.

Esco di casa, senza guanti, senza cappello, l’aria è tiepida e piacevole e finalmente cammino non per andare da qualche parte o per sbrigare qualche commissione, ma per il gusto di camminare.

Attraverso il parco  ancora vuoto, non è ancora il tempo in cui i vialetti si riempiono di bambini che corrono liberi, di mamme, di nonni.

Mentre cammino mi sembra di ritrovare le forze, come al risveglio dopo un lungo sonno, mi piace questa sensazione di vivere un nuovo inizio.

I primi tepori mi fanno proprio uno strano effetto, mi strappano dal torpore dell’inverno, mi regalano una nuova luce che illumina non solo il giorno, ma anche i miei pensieri.

Cavenago di Brianza - alba

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Un attimo di respiro.

Ogni giorno, dopo il suono dell’ultima campanella della giornata, gli insegnanti dell’ultima ora si ritrovano in aula professori per riporre i libri nei cassetti, per sistemare le ultime “sudate carte”, per respirare un po’.

Capita spesso di indugiare, magari per raccontarci come è andata la giornata o per condividere idee e progetti o, più semplicemente, per chiacchierare un po’ tra noi, tra adulti, dopo aver passato tutta la giornata con i ragazzi.

Sembra quasi che non abbiamo fretta di tornare a casa come se la scuola che, a poco a poco, diventa vuota e silenziosa fosse una specie di limbo tra la giornata di lavoro e le mille incombenze familiari, una zona franca, una terra di nessuno dove, per pochi minuti, non siamo più insegnanti e non siamo ancora le persone che saremo fuori di qui.

E’ piacevole scambiare queste quattro parole tra noi, parole che ci permettono di condividere i nostri pensieri quotidiani, pensieri di persone comuni che, pur venendo da storie ed esperienze diverse, si ritrovano ogni giorno a condividere gli spazi e il mestiere più bello del mondo.

pennini

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Bulli e pupi.

Ieri siamo andati a teatro e devo dire che raramente  ho visto i miei ragazzi così interessati e coinvolti, ma probabilmente il tema trattato era talmente importante da catturarli.

“Bulli  pupi” è uno spettacolo teatrale di e con Tiziano Manzini, messo in scena da Pandemomium Teatro, che racconta, con la modalità sempre immediata del teatro di narrazione, la storia di due ragazzi, entrambi vittime di episodi di bullismo, con esiti diametralmente opposti.

Sul palcoscenico buio l’attore è circondato da una scenografia essenziale: un pallone e una lavagna delineano simbolicamente i luoghi e gli ambiti in cui è più facile che si manifestino prepotenze e vessazioni.

Le storie si dipanano tra la meschina crudeltà dei “bulli”, e la colpevole connivenza dei “pupi”, di coloro che non guardano, non si fanno coinvolgere, restano indifferenti, o peggio, con il loro atteggiamento sottilmente complice di spettatori, non trovano la forza e la voglia di difendere le vittime che restano irrimediabilmente sole, in una solitudine che ingigantisce i problemi e  le paure fino a renderli insopportabili.

Sono contenta che i ragazzi abbiano seguito il racconto con una concentrazione carica di riflessione e di compassione.

Cavenago - scuola

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Milano ai tropici.

Una volta c’erano gli orti di guerra e Piazza del Duomo aveva visto la sua pavimentazione trasformata in un campo di grano (un po’ come in una  pubblicità degli anni novanta) con tanto di contadini intenti alla mietitura.

I tempi sono cambiati e il verde pubblico ha assunto un ruolo di arredo urbano: un po’ dappertutto spuntano aiuole profumate  e alberelli, talora dall’aspetto sofferente, che ingentiliscono gli  angoli della città altrimenti tristi e un po’ grigi.

In Piazza del Duomo, invece, “grazie”  alla proposta vincitrice presentata da Starbucks in risposta al bando del Comune, sono spuntate delle improbabili palme  e degli altrettanto improbabili banani che inquadrano da lontano la facciata elegante della cattedrale.

Immagino già i commenti taglienti dei meneghini d.o.c., solitamente irridenti e critici, combattuti nell’incertezza tra Milano Marittima e la periferia di Marrakech.

Forse sarebbe stato  più adeguato allo spirito della città piantare dei gelsi infatti, come recita il proverbio: “A Milàn anca i muròn fan l’uga”.

Marocco - Palmeto di Marrakech

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A tutte le Giuliette

Ho conosciuto tante Giuliette nella mia carriera: tante ragazzine innamorate probabilmente dell’amore, abbagliate da uno sguardo, incuranti del tragico destino della Giulietta che è diventata l’icona dell’amore stesso ( a loro certamente non accadrà nulla di simile, il loro amore sarà eterno, la loro vita felice, i sogni realtà).

Per le mille Giuliette che ho incontrato ogni giorno è San Valentino, perchè ogni giorno è buono per celebrare la bellezza dell’amore.

Vi auguro che, se questo sogno ingenuo dovesse spezzarvi, non vi spezzi il cuore, vi auguro di crescere e di incontrare l’amore che meriti davvero il nome di “amore” vi auguro di ritrovarvi in quella dimensione dello spirito che così bene ha raccontato Prèvert:

I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell’abbagliante splendore del loro primo amore…

Buon San Valentino alle mie ragazze e, perchè no, anche ai ragazzi.

Verona

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