L’aeroporto.

Le compagnie aeree consigliano, di solito, di presentarsi con largo anticipo,  per le lungaggini della consegna dei bagagli e dei controlli prima di raggiungere la zona di imbarco, e quindi, se il volo è previsto intorno alle otto, bisogna alzarsi ad ore decisamente antelucane perché non si sa mai.

Poi, una volta consegnati i bagagli e superati i controlli, la noia diventa mortale soprattutto se le formalità vengono sbrigate relativamente in fretta, perché in aeroporto si va per partire per un viaggio e, di colpo, ci si trova in una specie di limbo, dove il tempo sembra non passare mai.

Leggo qualcosa, bevo caffè, continuo a guardare l’orologio e il tabellone delle partenze (con la vaga inquietudine che compaia la ferale scritta “delayed” di fianco al numero del volo), guardo gli altri viaggiatori, annoiati proprio come me, e le provo tutte per ingannare il tempo, per avvicinarmi al momento del decollo, dell’inizio della nuova avventura.

L’aeroporto è un “non-luogo”, vagamente claustrofobico, un inconveniente indispensabile per spiccare il volo verso una nuova meta.

Poi il “gate” si apre, il tempo ricomincia a scorrere, l’attesa è finita.

In volo verso Cracovia

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Spazi d’agosto.

Trascorro il ferragosto a casa, nell’ozio più totale, senza pranzi luculliani (che con il caldo di questi giorni sono una botta di vita), senza sentire il bisogno di divertirmi ad ogni costo, mi godo un po’ di solitudine, un po’ di silenzio, un po’ di riposo, una pausa tranquilla prima di chiudere la valigia e partire per la Sicilia.

Mi ritaglio uno spazio, nello spazio dilatato del paese quasi deserto, uno spazio che sembra disegnato da De Chirico.

Camminare per le vie del paese, vuote e assolate, dove i passi risuonano, dà una sensazione di straniamento, ma non è triste ne spiacevole.

Anzi…

Milano - Portello

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E poi il sole.

In questa estate sballata, qui tra le mie montagne, siamo passati in poche ore da temperature africane alla pioggia esagerata, alle grandinate, al vento violento che piega gli alberi e scoperchia i capannoni industriali e la temperatura è crollata all’improvviso proiettandoci  in un clima già quasi autunnale.

Ieri i temporali si sono susseguiti senza pietà per tutta la giornata costringendoci a chiuderci in casa con la tentazione (inimmaginabile fino a pochi giorni fa) di accendere il camino.

Passare dalla limonata ghiacciata alla tisana bollente in poche ore non fa bene, ma non si può trovare un rimedio: il tempo è così e bisogna prenderlo come viene.

Questa mattina finalmente è spuntato di nuovo il sole, il cielo è pulito e c’è una temperatura mite, anche se l’ombra è percorsa da un brivido fresco che sembra annunciare la fine dell’estate, di quell’estate anomala e torrida alla quale probabilmente dovremo fare l’abitudine.

Concenedo

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Caccia grossa.

Per sfuggire un po’ al caldo saliamo in alta quota, dove non fa certo fresco, ma c’è un’arietta piacevole che mitiga il calore dei raggi del sole.

Mentre passeggiamo tra le rocce e i cespugli ci dedichiamo ad un po’ di caccia grossa, caccia fotografica naturalmente visto che siamo in fase di collaudo della fotocamera nuova.

In alto, su una roccia, mi sembra di scorgere una piccola sporgenza, che sembra un sasso, o un pezzo di legno secco, do un’occhiata e attraverso le lenti potenti dello zoom si materializza una piccola marmotta, intenta a prendere il sole e forse a controllare il territorio circostante.

Tutt’intorno le sue compagne si muovono veloci e circospette, mimetizzandosi tra le pietre e la terra, sono buffe e simpatiche, attente ad ogni piccolo movimento degli umani che neppure si accorgono di loro e dei rapaci che le tengono d’occhio.

Mi piace osservarle così, da lontano, senza disturbare la loro vita, senza creare loro inutili patemi, mi sembra di afferrare un piccolo segreto della natura.

Piani di Artavaggio - Marmotta

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I “laterali”.

Nelle settimane centrali di agosto qui tra le mie montagne le code sono un “must”, se il negozio prescelto è fornito di un provvidenziale distributore di “numeretti” bisogna armarsi di santa pazienza e aspettare il proprio turno tenendo d’occhio il display luminoso, magari stazionando per strada davanti alla vetrina, scambiando qualche chiacchiera con gli altri clienti in trepida attesa.

Se invece i “numeretti” non ci sono, come capita nel bar, tabaccheria, giornalaio nel centro del paese, bisogna mettersi in coda, una coda ordinata e impaziente che si snoda lungo il negozio e, talvolta, anche fuori.

E’ in questi casi che si materializza quasi miracolosamente la figura del “laterale” (o per meglio dire della “laterale).

Si tratta in genere di una signora, di una certa età, abbigliata in modo elegante che entra nel negozio, dà un’occhiata distratta alla coda, e poi comincia a scivolare lentamente, con noncuranza, lungo le persone allineate mostrando un esagerato interesse per le riviste nell’espositore.

Quando arriva al banco con una mossa fulminea si inserisce nella coda, fa i suoi acquisti (che di solito sono lunghi e particolarmente laboriosi) ed esce tutta trionfante tra le maledizioni, sibilate tra i denti, degli altri avventori che, solo per buona educazione, non la mandano platealmente a quel paese.

Cavenago il mercato

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Un giro in miniera.

A Cortabbio di Primaluna in Valsassina è stata aperta al pubblico una miniera di barite, che è stata in esercizio fino a pochi anni fa, dove, in compagnia di una giovane guida molto esperta e competente, è possibile percorrere quasi un chilometro di gallerie seguendo i binari di una ferrovia Decauville in una visita della durata di circa un’ora e mezza.

E’ una piacevole esperienza percorrere la galleria, soprattutto in una giornata calda come quelle di questa estate visto che la temperatura si aggira intorno ai dieci gradi, armati di indumenti invernali giacca cerata,  stivaloni e elmetto.

Lungo le pareti, tra gli scrosci d’acqua, si alternano vene di minerali di ferro rossastre e di barite bianchissime e si procede fino a raggiungere la maestosa caverna dove si è lavorato negli ultimi trent’anni.

All’interno è possibile incontrare strumenti di lavoro come vagoncini e pale meccaniche o i ripostigli dove venivano collocati esplosivi e detonatori.

E’ interessante scoprire che questo luogo della fatica e del lavoro dell’uomo è diventato un luogo di conoscenza e di svago che alimenta un turismo più attento al territorio e alla storia dei suoi abitanti.

Cortabbio (Lecco) - Miniera di Barite

Cortabbio (Lecco) - Miniera di Barite

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Tra le foglie.

Fa caldo anche qui, tra le mie montagne, ma non è il caldo soffocante della pianura avvolta nella foschia, è forse più sopportabile anche se, uomini e animali cercano la frescura dell’ombra, soprattutto nelle ore pomeridiane.

Basta trovare il tempo, in queste giornate a ritmo lento, per dare un’occhiata agli alberi per scoprire, tra i rami e le foglie,  piccole presenze in cerca di fresco e di un frutto succoso.

La vacanza mi regala il tempo per osservare, per vedere ciò che di solito non vedo, per continuare a stupirmi dell’incanto della vita.

Moggio

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Noli.

Oggi è una bella cittadina, turistica quanto basta, nella affollata calura estiva della Riviera di Ponente, ma percorrendo le sue strade dal selciato regolare, tra case antiche ornate di colonne dai capitelli eleganti, si sente ancora il gusto di una storia di mare e di quieta ricchezza che dal mare proveniva.

A Noli c’è ancora tutto l’orgoglio della capitale di una piccola Repubblica Marinara, la cui sorte spesso si è intrecciata con quella della più grande e opulenta Genova, ma che ha conosciuto ampi spazi di autonomia.

Da qui salpò Cristoforo Colombo diretto in Olanda, ma ebbe poca fortuna visto che fece naufragio prima di giungere a destinazione, qui trovò rifugio Giordano Bruno che per qualche mese insegnò grammatica e cosmografia, a Noli accenna anche Dante nel IV canto del Purgatorio e la città racconta questi antichi fasti con piccole lapidi lungo i portici ombrosi.

E’ piacevole passeggiare per le sue vie, all’ombra della alta torre, sfiorando negozi e portoni e ad ogni passo si scopre uno scorcio pittoresco, si scopre la bellezza di cui è sempre così prodiga la nostra Italia.

Noli (Savona)

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Silenziosi ospiti.

Finito il pranzo (o la cena) raccogliamo le bucce della frutta e della verdura e le gettiamo in giardino, sulle balze di ulivi e macchia mediterranea che cresce rigogliosa e profumata tra tra cielo e mare.

Non si tratta di un tipo di raccolta differenziata creativo e neppure di un sintomo di scarsa civiltà e attenzione per l’ambiente, si tratta invece di qualcosa di completamente diverso.

Lo si capisce dopo pochi minuti quando, zampettando silenziosi tra i muretti a secco così tipici della Liguria, cominciano ad apparire i daini, solitari o in piccoli gruppi, le femmine giovani seguite dai cuccioli timorosi e malfermi.

Guardinghi annusano le bucce e poi velocemente mangiucchiano i resti e, quando hanno fatto piazza pulita, alzano lo sguardo verso il balcone in attesa di qualche altro boccone, ma se dal cielo non arriva più nulla si dedicano a brucare l’erba secca e i rami bassi contribuendo così a mantenere pulito il sottobosco.

Se ne stanno lì, placidi e silenziosi, senza apparente timore dell’uomo.

Solo un’altra presenza li mette in allarme: l’arrivo di qualche cinghialetto intenzionato a condividere il desco.

Bergeggi

Bergeggi

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Alle prime luci dell’alba.

Ho trascorso qualche giorno a casa di amici, una casa con un fantastico balcone affacciato sul mare della riviera di Ponente, e ho passato molto tempo con gli occhi pieni di azzurro ad ascoltare il suono continuo della risacca.

Mi piace alzarmi presto, in punta di piedi, e sedermi al balcone per osservare il mare e la spiaggia ancora vuota, con gli ombrelloni chiusi e i gabbiani che zampettano sull’arenile indisturbati.

La superficie delle onde si accende dei riflessi del sole appena spuntato, centinaia di scaglie luminose come scintille che si rincorrono sempre uguali, poi cominciano ad arrivare, alla spicciolata, i bagnanti più mattinieri: si siedono in riva al mare, camminano sulla battigia, si godono la spiaggia completamente vuota, prima che si affolli di suoni.

Mi sembrano ombre cinesi che si confondono con le geometrie degli ombrelloni ancora chiusi, sembrano quasi irreali, non ancora persone, ma semplici forme nella luce dell’alba.

Bergeggi

Bergeggi

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