Lo stupore.

Camminando lungo un sentiero di montagna può capitare. con un po’ di fortuna, di imbattersi in un piccolo fiore dai colori splendidi e dalle forme eleganti.

Ed è stupore e gioia e meraviglia.

Giglio martagon

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Lake Como.

Passeggiando sul lungolago è difficile sentire parlare italiano perchè in questa stagione, già quasi estiva, ma non ancora del tutto estiva, sono pochi gli italiani in vacanza e allora si sente parlare inglese e tedesco, si incontrano donne e uomini dalla pelle chiara, che si arrossa, ma non si abbronza, dai capelli chiari e sottili, seduti su una panchina a contemplare il lago nella sua ora più dolce, quella del tramonto.

I laghi prealpini sono da sempre meta del turismo straniero ed in particolare il lago di Como, dopo l’arrivo sulle sue sponde di George Clooney, è amatissimo dagli americani: basti pensare che uno degli alberghi più famosi di Las Vegas (dove è stato ambientato il film “Ocean’s eleven“) si chiama proprio Bellagio, come la perla del triangolo lariano.

Posso capire la predilezione degli americani per il Lario, perché è un lago stupendo, incastonato fra le montagne, lungo e sottile, profondissimo, con le rive punteggiate di piccole cittadine eleganti e fiorite, un lago che ha ancora un fascino antico di riservata agiatezza, di benessere non ostentato, ma solido, di grazia e bellezza.

E questa meraviglia è proprio qui, nella nostra regione, tra le nostre montagne.

Dervio - Scuola di vela "Orza minore"

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L’orologio.

Non sono capace di togliere l’orologio dal polso, anche in estate quando il sole cambia il colore della mia pelle lasciando un segno chiaro decisamente antiestetico.

Lo guardo spesso anche perché non riesco ad imparare a servirmi dello smartphone per sapere che ora è, ho bisogno del rassicurante movimento delle lancette che scivolano indifferenti da un minuto all’altro, da un’ora all’altra.

L’orologio scandisce la mia giornata, lo tengo sempre qualche minuto avanti rispetto all’ora esatta per essere sicura di non arrivare mai in ritardo a scuola, agli appuntamenti, ai miei impegni quotidiani.

Poi, quando cominciano le vacanze, continuo a portarlo al polso, continuo a dare un’occhiata al quadrante, ma è un’occhiata distratta perché la puntualità in vacanza non è più una virtù anche se avviene molto raramente che arrivi da qualche parte in ritardo.

Ho bisogno di avere consapevolezza del tempo anche se so bene che non posso controllare il suo scorrere.

Milano Stazione Cadorna

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Notte sul lago.

Mentre i ragazzi si preparano per andare a letto passo qualche minuto fuori dalla casa, seduta su un muretto in riva al lago, le voci arrivano sempre più affievolite, le persiane si chiudono come palpebre sugli occhi stanchi, le luci si abbassano e l’acqua e il cielo sembrano ancora più scuri.

Il suono delle onde che si infrangono sulla riva accompagna i miei pensieri, le montagne scure sembrano scivolare nell’acqua mentre all’orizzonte le luci di una cittadina accendono mille riflessi sulla superficie del lago.

C’è pace, c’è quasi silenzio, c’è la notte che avvolge il paesaggio fino a dove riesco a spingere lo sguardo.

Ora anche per me è ora di andare a dormire.

Dervio - Scuola di vela "Orza minore"

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Vele al vento.

Una delle classi prime nelle quali insegno ha partecipato, in questi giorni, al corso di vela a Dervio, sulle rive del lago di Como.

Il progetto prevede il viaggio in treno, che per i ragazzini di prima armati di valigia, zaino e sacco a pelo è un’avventura, poi, all’arrivo alla stazioncina di Dervio, la faccenda diventa seria visto che bisogna percorrere un tratto non indifferente di lungolago carichi di armi e bagagli.

Si arriva così alla sede della scuola velica “Orza minore” e, dopo una lezione teorica piena di termini nuovi da memorizzare e dopo aver imparato ad armare le imbarcazioni finalmente si salpa.

I ragazzini sono emozionati, ma attenti a compiere le manovre, tra virate e strambate, con precisione, affascinati nell’accorgersi che lo scafo ubbidisce ai loro movimenti e scivola sull’acqua con il fiocco e la randa che si gonfiano al vento.

L’esperienza della vela è estremamente formativa perchè permette ai ragazzi di comprendere l’importanza dell’ascolto e della concentrazione, insegna loro che “essere tutti sulla stessa barca” non è solo un modo di dire e poi insegna loro un po’ di autonomia visto che devono provvedere a collaborare in cucina, ad apparecchiare, a sparecchiare, a lavare le stoviglie, a rifarsi il letto e la valigia.

Al ritorno sono stanchi, ustionati dal sole, entusiasti per aver trascorso tante ore sull’acqua e incredibilmente felici.

Dervio . Sciola di vela "Orza minore"

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Si prega di non farli girare.

Si chiamano Fidget spinner e sono il giocattolo del momento, almeno a giudicare dal fatto che in alcuni siti di e-commerce si esauriscono a vista d’occhio.

Servirebbero ad alleviare lo stress e a favorire la concentrazione nei momenti di particolare noia, come ad esempio le lezioni scolastiche (si sa che gli accordi di Plombières non sono un argomento particolarmente gettonato tra gli adolescenti).

Cosa usino gli insegnanti per alleviare lo stress e favorire la concentrazione, qualora si trovino al cospetto di una ventina di ragazzini intenti a fare girare l’ultima versione della trottola, resta un mistero.

Sicuramente sono troppo arcaica per riuscire a reggere davanti a tanti “giramenti” e, in attesa di riuscire ad entrare in empatia con i miei allievi, mi limito a sequestrare gli oscuri oggetti del desiderio.

Comincio ad averne una piccola collezione.

Sicuramente li restituirò a fine anno scolastico per permettere ai miei ragazzi di affrontare la noia e lo stress delle vacanze.

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Palinsesti quasi estivi (ovvero il ritorno di Don Camillo e Peppone).

Quando si avvicina l’estate le televisioni tendono a concentrarsi un po’ meno sull’auditel, i palinsesti si fanno meno aggressivi  e si torna a rispolverare inossidabili “vecchie glorie” che comunque riscuotono sempre un po’ di attenzione.

In questo periodo quasi estivo, con temperature “simil-balneari” Rete4 ha rispolverato  (come accade credo ad anni alterni) i film ispirati ai romanzi di Guareschi e alle diatribe del parroco Don Camillo e del sindaco Peppone che si dipanano lente all’ombra del campanile, lungo il corso del grande fiume.

I cinque film, diretti da Julien Duvivier, Carmine Gallone e Luigi Comencini, furono girati negli anni fra il 1952 2 il 1965, per gli esterni la produzione si insediò nella cittadina di Brescello in provincia di Reggio nell’Emilia che ancora oggi conserva molti ricordi di quel periodo da “piccola Hollywood”.

Don Camillo ha il volto inconfondibile dell’attore francese Fernandel, mentre il sindaco comunista Peppone, dal baffo vagamente staliniano, ha i tratti bonari del viso di Gino Cervi.

Dopo aver letto e riletto i libri e dopo aver visto e rivisto i film li conosco praticamente a memoria eppure quando qualche televisione li trasmette non riesco a fare a meno di impiantarmi davanti allo schermo (cosa che in realtà mi succede abbastanza raramente) perchè le storie che raccontano, rigorosamente in bianco e nero, mi affascinano ogni volta.

Sono le storie di un’Italia contadina, uscita da una guerra di cui porta ancora le ferite, sono storie di uomini forti, coerenti, ma capaci di dialogare tenendo sempre lo sguardo fisso sul bene comune, sono storie di lotta politica e ideologica, di scontri, di dispetti, ma anche di amicizia e di grande rispetto.

Forse è per questo che non mi stancano mai.

Brescello

Brescello

Brescello

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Per i grandi lettori di domani.

Oggi, nel parco del paese, sono spuntate due graziose casette gialle, una posizionata all’altezza degli occhi di un adulto, l’altra sistemata molto più in basso.

Si tratta di casette speciali, piccoli scaffali dove chiunque può collocare libri e chiunque può prendere in prestito libri, per sfogliarli, per leggerli magari stando seduti su una panchina all’ombra, per portarseli a casa e gustarli con calma.

La casetta più bassa, la “Little Free Library” è dedicata ai bambini, i piccoli lettori di oggi che diventeranno i grandi lettori di domani se impareranno a maneggiare questi oggetti misteriosi che ci fanno sorridere, ci fanno piangere, nutrono la nostra fantasia e la nostra intelligenza, ci insegnano a conoscere il mondo, ci insegnano a conoscere noi stessi, che possono diventare dei grandi amici e degli insostituibili compagni di viaggio.

 

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Intervallo.

Agli albori delle trasmissioni televisive, quando si verificava qualche problema tecnico o c’era una pausa tra due programmi, andava in onda l’intervallo, lo stacchetto breve o lungo che penso molti della mia generazione ricordino persino con un po’ di tenerezza.

Fino agli anni sessanta si trattava di immagini, logicamente in bianco e nero, di greggi di pecore che pascolavano placidamente in un’Italia che allora era molto meno cementificata di oggi, proiettate con il sottofondo musicale dell’Allegro dalla Sonata VI in la maggiore di Pietro Domenico Paradisi eseguito con uno xilofono che ricordava vagamente il suono di un clavicembalo e la scritta “intervallo”  vergata in un elegante corsivo.

Più tardi le placide (… e un po’ soporifere) pecore furono sostituite da vedute in stile cartolina di borghi italiani appollaiati su colli erbosi o adagiati in una vallata soleggiata o affacciati sulle sponde di un lago o del mare con il toponimo messo in bella evidenza e l’accompagnamento della Passacaglia dalla suite per clavicembalo di Handel.

Non c’era ancora la pubblicità a rompere e interrompere le trasmissioni e i pochi minuti di intervallo erano un’interruzione quasi piacevole.

Anche oggi, quando mi capita di incrociare un gregge, improvvisamente mi tornano alla mente quelle immagini di un’Italia ancora ingenua e apparentemente serena e tranquilla.

Cavenago di Brianza - Domeniche in collina

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Opere d’arte.

Quando la natura dà spettacolo possiamo solo stupirci.

Architettura: tecnica mista vetro e nubi.

Milano

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