Wingardium leviosa.

Per celebrare i vent’anni della saga di Harry Potter ho deciso di caricare sul mio ebook reader i sette romanzi (perchè infilare in valigia i sette volumi sarebbe impensabile) e di rileggerli con calma a partire dal primo, inimitabile e inarrivabile, “Harry Potter e la pietra filosofale” comparso in Italia nel ’98 e diventato, in breve tempo, un successo tra i ragazzini della mia classe di allora.

Sembra ieri eppure il maghetto, in questi venti anni, si è conquistato un posto importante nell’immaginario collettivo dei giovani (e dei meno giovani) lettori che, ben presto si sono appassionati alle sue avventure, all’amicizia con Ron ed Hermione, al gigantesco Hagrid, al bizzarro, ma saggio, professor Silente, all’ambiguo Piton e persino all’innominabile Voldemort.

Col tempo sono arrivati anche i film, che hanno tolto un po’ di magia alla magia dell’immaginazione dando forme concrete ai visi e ai luoghi, ma la lettura (… e nel mio caso la rilettura) offre sempre nuove emozioni.

Mi attende una “magica” estate.

Sulle spalle dei giganti (la scienza nel Medioevo)

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Pietre antiche.

Per anni ho studiato i poemi omerici e ho imparato a discernere le tracce della verità storica dal mito, ho amato personaggi e luoghi leggendari ben sapendo che sono leggendari.

Eppure aggirandomi tra le pietre antiche che raccontano i resti di un megaron o di un muro di protezione o di una cisterna, abbarbicate sul pendio di Itaca, l’isola greca che forse non ha nulla a che vedere con la patria di Odisseo, non posso resistere alla tentazione di farmi catturare dalla suggestione del mito.

E immagino Penelope, che nell’ombra del gineceo si industria a fare e disfare la sua tela, o Ulisse, ancora celato dalle vesti del mendicante, che freme nell’attesa della vendetta.

Quante storie raccontano queste pietre antiche.

Exogi - Itaca (Grecia) - Scavi

Exogi - Itaca (Grecia)

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Il profumo della macchia mediterranea.

Il sentiero che porta alla spiaggetta è lungo e impervio e se non fosse per tutto quel mare turchese che riempie gli occhi potrei avere l’impressione di essere tra le mie montagne.

Anche la vegetazione è diversa, qui non ci sono rododendri e pini mughi, qui i pendii sono coperti dalla macchia mediterranea e si cammina tra gli arbusti dove schiere di ragni industriosi continuano a tessere le loro tele strappate dal nostro incedere faticoso.

Se capita che, per pochi minuti, si scateni un improvviso rovescio le foglie si accendono di colori brillanti, le ginestre punteggiano di giallo luminoso il verde e si spande nell’aria a un tripudio di profumi da far girare la testa: si passa dal ginepro alla salvia, dal mirto al timo, dal cappero al rosmarino, profumi che hanno un sentore antico come questa terra, come questo mare sul quale tutti noi, popoli del Mediterraneo, ci affacciamo da sempre carichi di speranze e timori.

E anche quegli arbusti sono lì da sempre e mi piace pensare che gli uomini che partivano per una lunga guerra o per conquistare il mare ne conservassero nel cuore il profumo.

Era quel profumo che guidava il loro ritorno.

Itaca (Grecia)

Itaca (Grecia)

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La magia di Anogi.

Anogi è un minuscolo villaggio, arroccato in cima all’isola in un paesaggio carsico quasi lunare punteggiato da cipressi e macchia mediterranea e ulivi contorti,  è un piccolo insediamento di età medievale, sorto nei tempi lontani quando vivere troppo vicino alle coste poteva essere pericoloso e poi, a poco a poco, quasi abbandonato tanto da sembrare oggi un paese fantasma.

Bastano pochi minuti per visitarlo, ma il tempo sembra fermarsi quando si entra nella chiesetta bizantina della Panagia, ricca di affreschi dai colori brillanti e dalle forme inconfondibili, o quando, dopo una breve passeggiata, ci si trova al cospetto di imponenti monumenti megalitici che sembrano conficcati nel terreno dalla mano enorme di una divinità arcaica, o quando ci si ferma per un caffè alla greca in un piccolo locale che è al tempo stesso caffè ed emporio ed abitazione come avveniva anche nelle nostre campagne tanto tempo fa.

La magia di Anogi è tutta qui: nel tempo dilatato, nel silenzio, negli sguardi che scrutano senza farsi notare, nelle pietre antiche come il mondo.

Anogi - Itaca (Grecia)

Anogi - Itaca (Grecia) - Chiesa di Panagia

Anogi - Itaca (Grecia)

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Il porto.

Alla mattina, quando il sole già da un po’ aveva iniziato a filtrare dalle persiane rigorosamente azzurre della mia camera, mi alzavo, mi vestivo in fretta e, senza neppure bere un caffè, mi avviavo verso il porticciolo di Frikes.

Il primo caffè l’avrei bevuto in uno dei piccoli locali affacciati sul mare.

Amo camminare e passeggiare nell’aria frizzante del mattino mi dà la carica, amo camminare nel silenzio e i villaggi di Itaca sono sempre molto silenziosi tanto da sembrare disabitati.

Lungo la riva si allineano le barche rientrate dalla pesca notturne, presidiate da uno stuolo di gatti dall’aria oziosa che attendono, con dignitosa compostezza, qualche boccone sfuggito alla pulizia del pesce e delle reti.

E’ questa l’ora in cui il mare ha il colore dell’alba e delle nubi ed è liscio e tranquillo, mosso solo da un leggero brivido di vento.

Passeggiare lungo la banchina è diventata subito un’abitudine piacevole, un piacevole modo di svegliarmi e di andare incontro al giorno.

Frikes - Itaca (Grecia)

Frikes - Itaca (Grecia)

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Negli occhi e nel cuore.

Ho capito perchè Ulisse, nonostante la smania di conoscere e di vivere, tentasse con tutte le sue forze di tornare ad Itaca: l’isola è uno di quei luoghi che si fissano negli occhi e nel cuore e che lasciano, in chi si allontana, un’acuta nostalgia.

Itaca è un innamoramento fatto di colori, di bellezza, di silenzi, di piccoli villaggi che sembrano disabitati, di pietra, di altezze e di acque trasparenti dalle mille sfumature.

Itaca è il mito dell’inquietudine e del ritorno, è il porto in cui rifugiarsi dopo le peripezie della vita e da cui partire perché la vita non può essere solo una quieta serenità, ma è anche sfida e desiderio di superare il limite.

Pochi giorni trascorsi su quest’isola dura e pietrosa, ricca del fascino della leggenda, mi hanno fatto comprendere che Itaca non è solo un luogo fisico, ma anche un simbolo della vicenda umana sempre in bilico tra il noto e l’ignoto, tra il passato e il presente, tra il desiderio di partire e la dolcezza del ritorno.

Exogi - Itaca (Grecia)

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…. E sono 64

Anche quest’anno Google mi ha fatto gli auguri.

Grazie!

Buon compleanno Renata!

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Un libro per l’estate.

Anzi “almeno tre libri per l’estate” è il compito per le vacanze che ho assegnato ai miei ragazzi gettando nel più nero sconforto alcuni e riempiendo di giubilo altri.

Come al solito ho consigliato una serie di letture: qualcuno mi ha chiesto l’argomento, altri si sono limitati a chiedermi il numero delle pagine (come se il numero delle pagine del volume fosse un criterio di scelta accettabile).

Se sapessero che ho letto libri brevissimi assolutamente noiosi ed astrusi forse orienterebbero la scelta su altre variabili.

Comunque sia durante l’estate leggeranno e forse scopriranno (ma molti di loro lo sanno già) che immergersi in un libro, lasciarsi prendere dalla narrazione, farsi coinvolgere da sentimenti e passioni può essere un’esperienza che forse non cambia la vita, ma sicuramente la arricchisce.

Buone vacanze e buone letture a tutti.

libro

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Una nuova valigia.

La valigia in realtà è sempre quella, quella inconfondibile quando compare sul nastro trasportatore dell’aeroporto, ammaccata da tanti trasbordi, graffiata e un po’ malconcia, ma che ci posso fare? Mi sono affezionata e sono abitudinaria perciò continuerò ad usarla fino a quando non sarà ridotta a brandelli.

La cosa nuova è la meta scritta sul cartellino appeso alla maniglia.

Si tratta di un luogo del mito, che desidero visitare da tanto tempo, da quando per la prima volta ho letto il racconto del viaggio di Ulisse, un viaggio lunghissimo e leggendario, un viaggio per tornare alla casa, agli affetti, all’isola amata.

“Nostoi” si chiamavano in greco i racconti del ritorno degli eroi omerici alle loro patrie ed anche il mio viaggio, che immagino breve, ma intenso, è un po’ un ritorno alla dimensione della leggenda, a ciò che ho amato e che continuo ad amare.

Mi sembra un buon modo per festeggiare, tra un paio di giorni, il mio compleanno.

Bergeggi (ottobre 2011)

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Esami e guerre.

Non ricordo che cosa avessi capito, nel lontano giugno del ’67, della Guerra dei Sei Giorni, ma evidentemente pensavo di saperne abbastanza da scriverne nel mio tema dell’esame di terza media.

I giornali parlavano di luoghi che poi mi sarebbero diventati familiari come la Striscia di Gaza o le Alture del Golan, i telegiornali rimandavano l’immagine, ai miei occhi un po’ pittoresca, dell’allora ministro della difesa israeliano il generale Moshe Dayan, riconoscibilissimo per la benda che celava l’occhio sinistro ferito durante la seconda guerra mondiale.

L’argomento era di scottante attualità, visto che la guerra si era conclusa il 10 giugno proprio pochi giorni prima dello scritto di italiano, e a me, che divoravo i quotidiani ed ero assetata di capire il mondo, non pareva vero di cogliere l’occasione di scrivere un tema originale.

Ero incosciente allora e forse lo sono ancora.

Non so bene cosa avessi capito, ma, a giudicare dall’esito dell’esame, evidentemente devo aver scritto qualcosa di buono.

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