Polonia.

Sono in partenza per la Polonia, ancora una volta, ma benchè ci sia stata diverse volte, credo cinque, fin da quando varcare la frontiera richiedeva il passaporto, il visto e una discreta dose di spirito di adattamento, non vedo l’ora di essere di nuovo sul suolo polacco.

Il viaggio prevede Cracovia, la città che più amo, Torun, la città natale di Copernico, Danzica, con il suo porto e le architetture che ricordano tanto i paesi del nord e infine Varsavia che ho visitato per l’ultima volta più di quarant’anni fa e che non riesco neppure ad immaginare nel suo aspetto attuale.

Sarà un viaggio prima di tutto nella memoria, sarà come ricercare le atmosfere di quando affrontavo questi viaggi poco più che ventenne, con gli occhi aperti, con la smania di capire, con la voglia di conoscere il mondo che allora mi animava e che mi anima anche ora.

La valigia è pronta, i documenti sono a posto, le macchine fotografiche cariche e anch’io sono pronta ad affrontare questa nuova avventura.

Cracovia

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Gli eroi quotidiani.

Nelle emergenze ci sono sempre i vigili del fuoco, i volontari della protezione civile, gli uomini delle forze dell’ordine e li chiamiamo eroi perché li vediamo all’opera, infaticabili, quando crolla un ponte o scompare nel nulla una persona cara o frana una montagna o un fiume di fango travolge uomini e cose.

Poi quando l’emergenza è superata spariscono nell’ombra, quasi ci dimenticassimo di loro, ma sono sempre pronti a rimettersi in gioco con umanità, passione e professionalità.

Non chiamiamoli eroi, perchè l’eroismo ha quasi un gusto sovrumano e loro non sono dei “superman”, ma persone normali che sentono la fatica, che soffrono, che si entusiasmano per un successo, per una vita salvata, che forse provano anche la frustrazione, ma non si perdono d’animo.

Non chiamiamoli eroi, ma ricordiamoci di essere grati per il loro lavoro.

Milano - Exxperience 2016

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Casa Manzoni.

Lecco è la città manzoniana per antonomasia, anche se lo scrittore visse solo per brevi periodi nella città lariana fino a quando, nel 1818, vendette la dimora paterna del Caleotto, tuttavia a Lecco è ambientato il romanzo che lo ha reso celebre e alcuni scorci, come la (cosiddetta) casa di Lucia, la salita dei bravi e il convento di Pescarenico,  facevano parte della sua quotidianità.

La villa del Caleotto è meno sontuosa della dimora milanese dell’età matura, ma regala alcune suggestioni come i ritratti dei Cesari che decoravano lo studio paterno (… e nel romanzo lo studio confusionario del Dottor Azzeccagarbugli) che riecheggiano nel romanzo così come gli aspetti paesaggistici.

La visita non richiede molto tempo, ma regala alcuni frammenti della vita dello scrittore e delle sue opere che contribuiscono a renderlo più a portata di mano.

Lecco - Caleotto

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Escursione termica.

Dopo una settimana passata nella torrida  pianura, tra afa, zanzare, notti insonni e nessuna voglia di mangiare sono scappata per qualche giorno tra le mie montagne.

Questa notte, quando finalmente ho potuto abbandonarmi ad un sonno ristoratore, non ho potuto fare a meno di constatare che tra il mio letto in pianura e quello in montagna c’era un’escursione termica di quattordici gradi.

Ho chiuso la finestra, mi sono avvolta in un piumino leggero e sono sprofondata in un sonno ininterrotto, profondo e riposante come non mi capitava da molti giorni.

Al risveglio una pioggia sul bosco mi ha procurato persino un brivido leggero e quasi piacevole.

Moggio - Dopo la pioggia

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La centrale idroelettrica di Crespi d’Adda.

Una meta interessante per una gita (magari in una giornata meno afosa di oggi) può essere il villaggio operaio di Crespi d’Adda (di cui ho scritto spesso) con la visita guidata alla piccola centrale idroelettrica che sorge ai piedi della grande fabbrica.

La Centrale, restaurata di recente, viene aperta in occasioni particolari (tutte le informazioni per la visita qui) ed è possibile esplorarla con la guida di alcuni giovani molto competenti.

Agli inizi del ‘900 la fabbrica, che andava via via crescendo, ed il villaggio operaio richiedevano quantità sempre crescenti di energia e allora si decise di utilizzare il canale, che inizialmente alimentava una centrale meccanica, ormai in disuso per muovere le turbine di una piccola centrale che andò ad aggiungersi alla più potente Taccani di Trezzo sull’Adda.

La sala, oggi visitabile, ospita tre turbine, ma quel che più colpisce sono le decorazioni delle pareti, i marmi del centro di controllo, il legno dei pavimenti e le eleganti finestre ad ogiva frutto delle scelte di una imprenditoria che, all’epoca, oltre a badare al profitto si curava anche del “bello”.

La visita al villaggio e alla Centrale sono assolutamente da non perdere.

Crespi d'Adda

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Il telaio e il museo.

Al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano c’è un telaio degli inizi del ‘900, un telaio per tessuti da arredamento, preziosi ed eleganti.

Di fianco al telaio c’è un pannello con la spiegazione del funzionamento  e la provenienza: la ditta Schmidt che, un tempo, produceva tessuti da parati a Cavenago di Brianza e prodotti cotonieri a Cassolnovo.

Durante la visita al museo mi sono soffermata davanti al telaio, simile a quelli su cui hanno lavorato tante donne del mio paese, tra le quali anche mia suocera, e ho ripensato alla loro fatica quotidiana, ma anche al loro orgoglio per un lavoro ben fatto.

Cavenago, fin dai primi anni del secolo scorso, era sede di numerosi opifici che davano lavoro a buona parte della popolazione, soprattutto femminile, ma la ditta Schmidt, in particolare, era celebre per la bellezza dei suoi tessuti tanto che furono utilizzati persino per decorare il Teatro alla Scala durante il restauro dopo il secondo conflitto mondiale.

Ritrovare quel telaio mi ha spalancato una porta sul passato.

Milano - Museo della Scienza e della Tecnica

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Pellegrinaggi.

Ci sono luoghi dove, a volte, torno non per vedere un panorama o un monumento, ma perchè spinta quasi da una necessità, dal bisogno di ricordare, dal pensiero che sia un dovere tornare.

Uno di quei luoghi è la Stazione di Bologna.

Quando mi capita di passare per la città, e arrivandoci in treno mi capita “sempre” di passare per la stazione ferroviaria, mi soffermo sotto all’orologio fermo all’ora della strage e poi davanti al “brandello di muro” con incisi i nomi delle vittime.

Mi soffermo e ripenso a quella mattina di sabato di tanti anni fa, alle persone che attendevano il treno del mare con la gioia e la spensieratezza di chi sta partendo per le vacanze, ripenso all’orrore, al dolore, ai silenzi, alle verità troppo a lungo negate, ripenso a quell’Italia definitivamente uscita dall’età dell’innocenza e dell’ottimismo.

Penso e forse prego.

Bologna - La stazione

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… a riveder le stelle

L’eclissi di luna “del secolo” è arrivata ed è passata, lasciando un po’ di delusione in molti perchè, almeno dalle nostre parti, la luna si  è fatta attendere non poco, nascosta sotto l’orizzonte e poi dietro un velo di nubi che si erano date convegno per l’occasione.

In fondo però quello che conta è che molte persone siano uscite di casa per guardare il cielo e si siano fatte affascinare da un fenomeno che da sempre cattura la fantasia degli uomini e crea in essi una sorta di turbamento con il suo mistero.

Ho visto per la strada tanti bambini un po’ stanchi, ma incuriositi ed eccitati, con lo sguardo rivolto al cielo desiderosi di vedere, di capire, di conoscere.

E’ stata una bella esperienza stare per la strada nell’afa della notte estiva e scambiare quattro chiacchiere in attesa di uno spettacolo tanto annunciato quanto aleatorio perchè gli eventi naturali non si verificano a comando, sfuggono al nostro controllo e, forse, presentano il grande vantaggio di riportarci alle giuste dimensioni, di renderci consapevoli di quanto siamo piccoli, noi che ci crediamo i padroni del creato.

Eclissi di luna 2018

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I diritti degli animali.

I cani, si sa, hanno il “diritto” di abbaiare anche se, logicamente, deve essere cura dell’umano con cui convivono mettere in atto tutte le condizioni che permettano agli animali di non provare disagio, paura, dolore e aggressività e che consentano loro di vivere in modo sereno.

Chi decide, più o meno consapevolmente, di accogliere nella propria famiglia e nella propria casa un animale deve sapere che si assume la responsabilità del benessere di un essere vivente che richiede cure, affetto, condivisione, deve sapere che non si tratta di un oggetto, di un “giocattolo” da regalare a Natale e dimenticare a Capodanno.

Per questo motivo la notte scorsa mi sono inquietata nell’udire, per ore, fino a notte fonda, un cane che latrava disperatamente, con una voce che esprimeva disagio e dolore.

Non ce l’avevo con il cane, ma con l’essere umano che lo aveva lasciato solo, probabilmente smarrito e spaventato.

Il suo latrato dolente mi ha riempito di tristezza.

cane

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Le signore che si fermano.

Un tempo, quassù in montagna, usare il cellulare era un’impresa, la copertura era un po’ “ballerina” e alcune zone in centro paese sembravano il “triangolo delle Bermuda” (quando si attraversavano alcune vie i telefonini entravano magicamente in stato catatonico).

C’erano però le cabine telefoniche che, soprattutto alla sera, erano animate di piccole folle di nonni e nipotini in attesa di comunicare con il resto della famiglia.

Poi anche qui la copertura è migliorata e, a poco a poco, sono comparsi gli smartphone e così capita abbastanza spesso di incrociare eleganti signore, capelli candidi, borsetta al braccio e occhiali da lettura sul naso, ben piantate in mezzo alla strada (per fortuna qui il traffico è poco) intente a chattare.

Ormai chi si muove per il paese, a piedi o con un qualsiasi mezzo di trasporto, deve mettere in conto il rischio di tamponare un signora che si ferma all’improvviso nel bel mezzo della strada.

“L’uso dei cellulari sta diventando un vero e proprio pericolo” ho scritto ad un’amica su WhatsApp… logicamente digitando il messaggio immobile in mezzo alla strada.

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