Si prega di non farli girare.

Si chiamano Fidget spinner e sono il giocattolo del momento, almeno a giudicare dal fatto che in alcuni siti di e-commerce si esauriscono a vista d’occhio.

Servirebbero ad alleviare lo stress e a favorire la concentrazione nei momenti di particolare noia, come ad esempio le lezioni scolastiche (si sa che gli accordi di Plombières non sono un argomento particolarmente gettonato tra gli adolescenti).

Cosa usino gli insegnanti per alleviare lo stress e favorire la concentrazione, qualora si trovino al cospetto di una ventina di ragazzini intenti a fare girare l’ultima versione della trottola, resta un mistero.

Sicuramente sono troppo arcaica per riuscire a reggere davanti a tanti “giramenti” e, in attesa di riuscire ad entrare in empatia con i miei allievi, mi limito a sequestrare gli oscuri oggetti del desiderio.

Comincio ad averne una piccola collezione.

Sicuramente li restituirò a fine anno scolastico per permettere ai miei ragazzi di affrontare la noia e lo stress delle vacanze.

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Palinsesti quasi estivi (ovvero il ritorno di Don Camillo e Peppone).

Quando si avvicina l’estate le televisioni tendono a concentrarsi un po’ meno sull’auditel, i palinsesti si fanno meno aggressivi  e si torna a rispolverare inossidabili “vecchie glorie” che comunque riscuotono sempre un po’ di attenzione.

In questo periodo quasi estivo, con temperature “simil-balneari” Rete4 ha rispolverato  (come accade credo ad anni alterni) i film ispirati ai romanzi di Guareschi e alle diatribe del parroco Don Camillo e del sindaco Peppone che si dipanano lente all’ombra del campanile, lungo il corso del grande fiume.

I cinque film, diretti da Julien Duvivier, Carmine Gallone e Luigi Comencini, furono girati negli anni fra il 1952 2 il 1965, per gli esterni la produzione si insediò nella cittadina di Brescello in provincia di Reggio nell’Emilia che ancora oggi conserva molti ricordi di quel periodo da “piccola Hollywood”.

Don Camillo ha il volto inconfondibile dell’attore francese Fernandel, mentre il sindaco comunista Peppone, dal baffo vagamente staliniano, ha i tratti bonari del viso di Gino Cervi.

Dopo aver letto e riletto i libri e dopo aver visto e rivisto i film li conosco praticamente a memoria eppure quando qualche televisione li trasmette non riesco a fare a meno di impiantarmi davanti allo schermo (cosa che in realtà mi succede abbastanza raramente) perchè le storie che raccontano, rigorosamente in bianco e nero, mi affascinano ogni volta.

Sono le storie di un’Italia contadina, uscita da una guerra di cui porta ancora le ferite, sono storie di uomini forti, coerenti, ma capaci di dialogare tenendo sempre lo sguardo fisso sul bene comune, sono storie di lotta politica e ideologica, di scontri, di dispetti, ma anche di amicizia e di grande rispetto.

Forse è per questo che non mi stancano mai.

Brescello

Brescello

Brescello

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Per i grandi lettori di domani.

Oggi, nel parco del paese, sono spuntate due graziose casette gialle, una posizionata all’altezza degli occhi di un adulto, l’altra sistemata molto più in basso.

Si tratta di casette speciali, piccoli scaffali dove chiunque può collocare libri e chiunque può prendere in prestito libri, per sfogliarli, per leggerli magari stando seduti su una panchina all’ombra, per portarseli a casa e gustarli con calma.

La casetta più bassa, la “Little Free Library” è dedicata ai bambini, i piccoli lettori di oggi che diventeranno i grandi lettori di domani se impareranno a maneggiare questi oggetti misteriosi che ci fanno sorridere, ci fanno piangere, nutrono la nostra fantasia e la nostra intelligenza, ci insegnano a conoscere il mondo, ci insegnano a conoscere noi stessi, che possono diventare dei grandi amici e degli insostituibili compagni di viaggio.

 

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Intervallo.

Agli albori delle trasmissioni televisive, quando si verificava qualche problema tecnico o c’era una pausa tra due programmi, andava in onda l’intervallo, lo stacchetto breve o lungo che penso molti della mia generazione ricordino persino con un po’ di tenerezza.

Fino agli anni sessanta si trattava di immagini, logicamente in bianco e nero, di greggi di pecore che pascolavano placidamente in un’Italia che allora era molto meno cementificata di oggi, proiettate con il sottofondo musicale dell’Allegro dalla Sonata VI in la maggiore di Pietro Domenico Paradisi eseguito con uno xilofono che ricordava vagamente il suono di un clavicembalo e la scritta “intervallo”  vergata in un elegante corsivo.

Più tardi le placide (… e un po’ soporifere) pecore furono sostituite da vedute in stile cartolina di borghi italiani appollaiati su colli erbosi o adagiati in una vallata soleggiata o affacciati sulle sponde di un lago o del mare con il toponimo messo in bella evidenza e l’accompagnamento della Passacaglia dalla suite per clavicembalo di Handel.

Non c’era ancora la pubblicità a rompere e interrompere le trasmissioni e i pochi minuti di intervallo erano un’interruzione quasi piacevole.

Anche oggi, quando mi capita di incrociare un gregge, improvvisamente mi tornano alla mente quelle immagini di un’Italia ancora ingenua e apparentemente serena e tranquilla.

Cavenago di Brianza - Domeniche in collina

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Opere d’arte.

Quando la natura dà spettacolo possiamo solo stupirci.

Architettura: tecnica mista vetro e nubi.

Milano

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Invecchiare bene.

Una vita lunga, una vecchiaia serena senza gravi patologie sono il sogno di tutti, ma non sempre è così: spesso la speranza di vita si allunga a scapito della qualità.

Per questo è una bella notizia scoprire che una persona anziana riesce a vivere la quotidianità come se lo scorrere degli anni fosse rallentato.

In questi giorni il “Piccolo Teatro della città di Milano” compie settant’anni e anche per una istituzione culturale si tratta di una gran bella età.

Tra gli spettacoli messi in scena per celebrare il compleanno di quello che per Milano è un vero e proprio fiore all’occhiello c’è il mitico “Arlecchino servitore di due padroni”  di Carlo Goldoni che è lo spettacolo italiano più visto al mondo.

La buona notizia consiste nel fatto che ancora oggi nel ruolo di Arlecchino recita  (anche se non in tutte le rappresentazioni in programma) Ferruccio Soleri che alla ragguardevole età di ottantasette anni si muove ancora con destrezza sul palco che calca dal lontano ’67.

E’ bello pensare che un uomo di ottantasette anni abbia ancora la forza di reggere uno spettacolo di tre ore, è emozionante incontrare tanto amore per il teatro e per il lavoro ben fatto.

Milano

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Incanto.

Uno dei motivi che mi fanno amare le mie camminate tra i prati e i boschi è la possibilità di lasciarmi catturare dall’incanto dei colori e delle forme della natura.

Nei petali dei fiori, nelle ali variopinte delle farfalle che si posano leggere sugli steli incontro una bellezza e un’armonia che inevitabilmente mi catturano e quasi mi commuovono.

Allora ho bisogno di silenzio e di solitudine quasi per potermi raccogliere davanti alla perfezione della natura, quasi per trovare dentro di me una sorta di gratitudine per la bellezza donata a piene mani.

E’ difficile trovare le parole quando gli occhi sono prigionieri dello stupore.

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…. e non l’abbiamo presa bene…..

Eurovision Song Contest 2017, la manifestazione organizzata dalle televisioni europee che è una sorta di Erasmus della canzone, si è chiusa con la vittoria  del brano “Amar pelos dois” del portoghese Salvador Sobral deludendo la aspettative italiane che, forti dei pronostici, fino all’ultimo momento favorevoli, di “esperti” e bookmakers puntavano sulla vittoria di “Occidentali’s Karma”.

Al di là delle valutazioni di merito sulla canzone vincitrice,  un brano in lingua lusitana che si ispira vagamente alla tradizione del fado, dolcissima e per certi versi affascinante, quello che, come ogni anno, mi ha colpito è l’andamento delle votazioni.

Durante l’esibizione dei cantanti il clima è improntato a sportività e simpatia fra le nazioni, ma poi, quando è il momento di votare, spesso indipendentemente dal valore delle canzoni, le nazioni scandinave si votano fra loro, la Moldova vota la Romania e viceversa, Cipro e Grecia si scambiano favori, le nazioni nate dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica si sostengono, come pure quelle nate dalla fine traumatica della Yugoslavia mentre l’Italia è un po’ esclusa da questi destini incrociati e, di solito, può contare solo sull’appoggio quasi incondizionato di Albania, Malta e San Marino.

Quest’anno  la delusione più cocente è arrivata proprio dalla piccola Repubblica del Monte Titano che ci ha decisamente snobbato, come d’altra parte era legittimo che facesse.

Nel più puro spirito sportivo non abbiamo reagito con classe, eleganza e sobrietà e, nel cuore della notte, sono partite le ritorsioni così aprendo la pagina di Wikipedia dedicata a San Marino si poteva leggere:

Capitale: Lisbona
Lingua ufficiale: Portoghese
Inno nazionale: Amar pelos dois

No, decisamente non l’abbiamo presa bene.

Cavenago

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Lezione concerto.

Visto che nella nostra scuola non ci facciamo mancare proprio niente oggi si è svolta la “lezione concerto” nello splendido Salone di Apollo, perché la buona musica è ancora più buona  se ascoltata in un ambiente adeguato, elegante e dall’acustica perfetta.

La lezione consiste in un breve concerto in cui si esibiscono musicisti esperti spesso giovani e ogni anno si affrontano stili musicali diversi e strumenti diversi con l’obiettivo evidente di avvicinare i ragazzi all’esperienza della musica ascoltata dal vivo e da vicino, tanto vicino da poter vedere bene gli strumenti e i movimenti delle mani degli artisti, tanto vicino da farsi coinvolgere dalle note che si spandono libere nell’aria.

Quest’anno si sono esibiti quattro giovani che compongono un raffinato quartetto d’archi che hanno saputo coinvolgere i ragazzi soprattutto con l’esecuzione della “Aria sulla quarta corda” di Bach che è un brano molto noto anche per dei giovanissimi visto e considerato che, da sempre, è la sigla di apertura delle trasmissioni di divulgazione di Piero Angela.

E’ stato emozionante “sentire” il silenzio quasi palpabile dei ragazzi catturati dalla magia di una musica che, solitamente, non fa parte della loro quotidianità, ma che sempre riesce ad esercitare il suo fascino potente.

 

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In canoa.

Il progetto sport della nostra scuola prevede che le terze vadano all’Idroscalo (il mare di Milano) per la lezione di canoa e quest’anno, anche se non insegno in una terza, ho accompagnato un gruppo a causa di una serie di coincidenze e di incidenti.

La lezione di canoa è tradizionalmente l’ultima “gita” del corso di studi e si svolge tra maggio e giugno nella speranza, spesso disattesa, di incappare in una giornata quasi estiva, ma l’esperienza degli ultimi anni spesso ci ha rivelato che il clima balneare può essere solo una pia illusione.

Anche questa mattina l’Idroscalo ci ha accolto con un cielo minaccioso e un freschino da mese di marzo che non facevano sperare nulla di buono, per fortuna non c’è stata la pioggia tanto temuta, anzi, dopo la lezione di canoa, il cielo si è rasserenato permettendoci di fare una bella passeggiata, di quasi sei chilometri, intorno allo specchio d’acqua.

Come ogni anno i ragazzi hanno affrontato l’acqua e i movimenti di pagaia con un po’ di titubanza e qualche timore, come ogni anno sono tornati a riva un po’ intirizziti, ma contenti come pasque.

E’ una bella esperienza, è l’ultima esperienza insieme, è un ricordo che li accompagnerà a lungo.

Milano - Idroscalo

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