Il velo.

La scorsa estate, a Istanbul, ho indossato spesso il velo quando dovevo visitare una moschea e stavo attenta ad indossare abiti non troppo corti o scollati (come del resto mi comporterei entrando in una chiesa cattolica), poi toglievo le scarpe ed entravo nello spazio sacro dove l’abbigliamento è un segno di rispetto nei confronti di Dio (e delle persone che in Dio credono).

Fuori, per la strada, il velo spariva nella borsa (a meno che non decidessi di ripararmi dal sole troppo cocente) e giravo per la città abbigliata con gli stessi abiti con cui girerei per Milano, mai troppo succinti o vistosi, ma questo è il mio modo di vestirmi.

Per la strada incontravo donne vestite all’occidentale e donne coperte da lunghi paludamenti scuri che lasciavano intravvedere solo gli occhi e nessuna mi sembrava fuori luogo.

Più spesso, lontano dalle città, ho visto donne che si coprivano il capo con un foulard annodato sulla nuca e le gonne lunghe, un po’ come le nostre contadine di tanto tempo fa, ho visto donne che frequentavano la scuola di tessitura per imparare a tessere tappeti con il nodo gordiano e assicurarsi così la possibilità di avere un lavoro grazie al quale affrancarsi dalla necessità di dipendere economicamente dal marito.

Ho avuto l’impressione che le donne cercassero una nuova dignità

Ho avuto l’impressione che le donne godessero di una discreta autonomia e della libertà di scegliere.

Oggi arrivano dalla Turchia notizie inquietanti che sembrano preludere ad un balzo indietro nel tempo, all’epoca precedente la rivoluzione laica di Ataturk e questo fatto mi preoccupa e mi intristisce.

Avanos (Turchia)

Info su Sciura Pina

Sono una ultrasessantenne, milanese, insegnante di lettere, mamma e casalinga a tempo perso. Amo la lettura, la fotografia. la montagna, il cinema, la buona cucina e viaggiare, soprattutto nella vecchia Europa. Sono curiosa, abbastanza anticonformista, mi piace osservare la realtà e farmi un'idea su tutto ciò che mi circonda. Se vuoi contattarmi scrivi a: sciurapina@gmail.com
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