Giochi.

Quando ero piccola non amavo molto giocare con le bambole, ogni tanto passavo il pomeriggio con le mie compagne di scuola, anzi con la mia amica del “cuore” e organizzavamo leziosissime festicciole in miniatura con minuscoli servizi di tazzine da caffè e di piattini, ma ci annoiavamo abbastanza rapidamente (da piccole non capivamo come facessero le mamme a trascorrere il pomeriggio chiacchierando) e allora passavamo ad altri passatempi: rubavamo le costruzioni di legno a qualche fratellino e costruivamo edifici dall’equilibrio precario nei quali ambientavamo storie rocambolesche.

Erano storie di avventure, delitti e misteri che proseguivano di giorno in giorno, come un romanzo a puntate, con continui colpi di scena, nuovi personaggi e una scarsissima coerenza narrativa.

Qualche volta, per non perdere il filo del racconto, riassumevamo gli elementi salienti trascrivendoli su di un quaderno (… è incredibile che ci divertissimo scrivendo dei riassunti spontaneamente, senza che ce lo avesse ordinato la maestra).

Forse non si trattava di racconti veramente creativi, forse scopiazzavamo dalle storie lette sui libri, ma ci divertivamo un sacco e riempivamo le ore tra invenzione e narrazione.

Non avevamo la televisione, lo smartphone, il tablet, ma in quanto a fantasia non eravamo seconde a nessuno.

tazzina

Info su Sciura Pina

Sono una ultrasessantenne, milanese, insegnante di lettere, mamma e casalinga a tempo perso. Amo la lettura, la fotografia. la montagna, il cinema, la buona cucina e viaggiare, soprattutto nella vecchia Europa. Sono curiosa, abbastanza anticonformista, mi piace osservare la realtà e farmi un'idea su tutto ciò che mi circonda. Se vuoi contattarmi scrivi a: sciurapina@gmail.com
Questa voce è stata pubblicata in così è la vita, passato (quasi) remoto, personali. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *