In piazza San Fedele.

Mi piace la piazza San Fedele, a Milano, così elegante e tranquilla eppure vicinissima alla Galleria e alla vivacità multicolore di Piazza del Duomo.

Mi piace passare di qui, magari dopo aver acquistato un panzerotto da Luini, e sedermi su una panchina ai piedi della statua di Manzoni che osserva severo la piazza incurante di qualche piccione irriverente che va ad appollaiarsi sulla sua testa.

Il Manzoni, che abitava a poche centinaia di metri da qui, andava a messa proprio in San Fedele e proprio qui, il 6 gennaio 1873, cadde, forse a causa del ghiaccio, e si procurò il trauma cranico che lo portò alla morte qualche mese dopo.

La piazzetta che allora lo scrittore attraversava aveva un aspetto diverso da oggi, probabilmente era più piccola e alcuni edifici sono andati distrutti durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale, ma la ricostruzione del dopoguerra ha mantenuto intatta il fascino di questo angolo della vecchia Milano.

Amo questa piazza, ma soprattutto amo concedermi una coccola, un buon caffè seduta al tavolino del bar all’angolo dove la bevanda, aromatica e forte, è accompagnata da un cioccolatino e da qualche dolcetto goloso.

Mi piace respirare questa atmosfera tranquilla e scambiare quattro chiacchiere e lasciarmi scorrere il tempo addosso.

Milano - Piazza San Fedele
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Altri punti di vista.

Tempo fa ero salita sul tetto della Galleria Vittorio Emanuele II, uno dei luoghi di Milano che amo particolarmente, e durante la visita avevo potuto ammirare l’elegante struttura della volta e il panorama, sempre affascinante, della città incorniciata dalle Prealpi.

Non pensavo, tuttavia, che fosse possibile visitare l’interno dell’edificio percorrendo i quattro piani, dall’ammezzato, al piano nobile, fino a giungere ad affacciarsi dalla balconata e dalle piccole aperture dell’ultimo piano, invece ieri o scoperto che, al numero civico 92, vicino all’uscita verso Piazza della Scala, è possibile, grazie ad una visita guidata, ammirare la Galleria da diversi punti di vista che permettono di cogliere tutti quei particolari architettonici che sfuggo no solitamente a chi la percorre velocemente, magari dando un’occhiata alle vetrine.

Via via che si sale acquistano risalto i fregi, i ferri battuti, le cariatidi che sembrano sorreggere la volta, mentre il pavimento lucido si allontana sempre di più e le persone sembrano formiche e non si noterebbero neppure se non fosse per il vociare che rimbomba, indistinto e confuso, fino al soffitto.

All’ultimo piano, nella’appartamento in cui abitava un sarto, è anche possibile ripercorrere la storia dell’edificio, a partire dal progetto controverso di Mengoni e visitare le stanze che conservano ancora oggetti d’epoca.

La visita guidata è una bella occasione per approfondire un aspetto della storia e dell’arte di Milano che non sempre è facile conoscere.

Milano - La galleria

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Le tarsie delle meraviglie.

La chiesa di Santa Maria Maggiore a Bergamo, in città alta, vanta un tesoro inestimabile: un ciclo di trentatré tarsie, protette da altrettanti coperti ugualmente intarsiati, realizzate su disegno di Lorenzo Lotto da Giovanni Francesco Capoferri, un artigiano geniale e creativo di grande maestria.

Anche se giovanissimo i committenti preferirono il Capoferri al suo più quotato maestro di bottega, fra Damiano Zambelli, e lo inviarono a conoscere i lavori dei più grandi intarsiatori del nord Italia, da Verona a Bologna, da Parma alla Certosa di Pavia.

Da questa esperienza di formazione il giovane intarsiatore tornò con l’idea di cambiare lo stile delle tarsie; che in genere erano rappresentate come immagini prospettiche, e immaginò di creare, grazie alla fantasia visiva del Lotto, dei veri e propri dipinti fatti unicamente con il legno, di diverse essenze prevalentemente locali, utilizzato in tutti i modi possibili.

Oggi sono visibili solo le quattro tarsie frontali del coro, ma bastano questi esempi per comprendere quanto sia stato feconda e creativa la collaborazione tra il grande pittore e l’altrettanto grande artigiano.

Bergamo - Le tarsie di Lorenzo Lotto in Santa Maria Maggiore
Golia colpito da David
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In the mood.

Se c’è una musica simbolo dello sbarco degli alleati in Italia e della liberazione di Roma è “In the mood”, il brano musicale scatenato e pieno di gioia di vivere inciso proprio ottant’anni fa dall’orchestra di Glenn Miller.

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Il calore dell’ambra.

Quando Fetonte, il figlio di Helios, il sole, cadde dal cielo con il carro sottratto al padre, annegando nel fiume Eridano, le sorelle per il cordoglio si trasformarono in pioppi e le loro lacrime, dorate come i raggi del sole, si mutarono in “elektron”, l’ambra appunto.

L’immagine poetica delle lacrime dorate si ritrova anche in Lituania, nella penisola dei Curoni, dove si racconta che il sole, tuffandosi in mare, lascerebbe i suoi preziosi frammenti, piccole schegge di luce, che gli uomini poi raccolgono, da tempo immemorabile, all’alba.

In Lituania e in Lettonia, come pure in Polonia Germania e in Svezia, l’ambra viene tuttora raccolta e lavorata in monili eleganti e dal colore caldo e prezioso.

I frammenti talora racchiudono piccole intrusioni, insetti o frammenti di foglie, che li rendono ancora più preziosi anche se, in passato, non sempre è stato così anzi, nella prima metà del ‘900, l’ambra con le intrusioni era considerata di poco pregio perchè difettosa.

Mi piace l’ambra in tutte le sfumature di colore, lucida o grezza, mi piace perchè è viva, è calda, è elegante e preziosa.

Palanga (Lituania) - Museo dell'Ambra
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Riga e il Liberty.

Nel cuore di Riga, l’elegante capitale della Lettonia, sorge un intero quartiere di edifici Liberty (o Art Nouveau o Jugendstil, come viene definito lo stile architettonico di inizio ‘900 a seconda della latitudine e dell’idioma) .

Straordinaria è la ricchezza di questo quartiere che vanta circa ottocento tra case e palazzi costruiti tra la fine del secolo XIX e il 1914, soprattutto su progetto dell’architetto Michail Osipovič Ėjzenštejn che il figlio Sergej (il celeberrimo regista della “Corazzata Potemkin”) definiva “il pasticcere matto”, per la fantasiosa ed esuberante opulenza delle decorazioni delle sue costruzioni.

Le facciate, ricche di simboli, sono spesso giocate sui contrasti: appaiono figure maschili e femminili, giovani e vecchi, visi pacati accanto a volti contratti in orribili smorfie di dolore, vuoti e pieni.

E’ delizioso perdersi fra tanta creatività e non è un caso che l’Unesco ha deciso di proclamare il quartiere Liberty (unitamente al centro storico di Riga) “Patrimonio dell’Umanità” nel 1997.

Riga (Lettonia)
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La penisola dei Curoni.

La penisola è una sottilissima striscia di terra lunga novantotto chilometri, in parte in territorio Lituano e in parte in territorio Russo (Oblast’ di Kalinigrad), verdissima e suggestiva, che divide la laguna dal Mar Baltico.

E’ un luogo di dune di sabbia, di foreste popolate da inquietanti presenze (le decine di sculture in legno di streghe e demoni che le popolano) di minuscoli villaggi di pescatori con le casette linde e colorate che sembrano prese in prestito da una favola, di cormorani che con le grandi ali spalancate asciugano le penne al sole e al vento.

E’ un lingua di terra così bella e tranquilla che Thomas Mann, dopo averla visitata, decise di costruire qui, su una altura, la sua casa tra gli abeti.

La penisola dei Curoni è uno dei luoghi che merita una visita in questo paese, la Lituania, forse poco conosciuto, ma ricco di angoli che lasciano a bocca aperta, di scorci bellissimi, di atmosfere di quieta serenità.

Nida - Penisola dei Curoni (Lituania)
I Cormorani
Penisola dei Curoni (Lituania) - Casa di Thomas Mann
Casa di Thomas Mann
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La collina delle croci.

La piccola altura, poco più che un semplice corrugamento del terreno, non si vede da lontano, ma quando ci si avvicina si intuisce la sua presenza dalla lunga teoria di pellegrini, turisti o semplici curiosi che percorrono la strada lentamente, catturati dalla spiritualità del luogo che incute rispetto e invita alla riflessione.

Da tempo immemorabile i Lituani portano qui le loro croci, per ricordare qualche persona cara, per sciogliere un voto, per elevare una preghiera.

Quelle quattrocentomila croci (ma forse sono molte di più) parlano di devozione, ma anche di identità nazionale e, forse per questo motivo, erano invise al potere, durante gli anni dell’Unione Sovietica, che tentò in molti modi, ricorrendo anche alle ruspe, di eliminare le croci che, tuttavia, ricomparivano sempre più numerose.

Oggi sono tantissime, grandi e piccole, preziose o semplici, e camminare tra di esse provoca una profonda emozione, che non è solo un sentimento religioso, ma è quasi una nuova consapevolezza della vita e del dolore.

Collina delle Croci (Kryžių Kalnas) - Lituania
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Una prima impressione.

Al ritorno dal viaggio attraverso le Repubbliche Baltiche le prime impressioni sono decise e molto positive.

Innanzitutto sono nazioni unite nell’immaginario collettivo (nell’ordine “Estonia, Lettonia e Lituania”) ma, pur mostrando caratteristiche simili, sono molto diverse fra loro.

Le tre capitali, di cui scriverò diffusamente in seguito, sono città a misura d’uomo, turistiche, ma non troppo, piene di spazi verdi, vivibili ed eleganti.

Fuori dalle città si stende a perdita d’occhio la pianura dove i campi si alternano a fitte foreste di conifere e di betulle punteggiate di casette di legno linde e colorate.

E poi c’è il Baltico, mai troppo lontano, c’è una storia comune di vita sul mare, di commerci, di tranquilla agiatezza.

Ma gli aspetti che colpiscono di più sono l’amore per la propria terra e la speranza nel futuro, la speranza di chi ha conosciuto un passato spesso difficile, ma che sa guardare avanti, rimboccarsi le maniche e darsi da fare.

La catena umana che proprio trent’anni fa collegava le tre capitali è un po’ il simbolo di questo desiderio di mettersi in gioco.

Riga (Lettonia)
La catena umana
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Bellagio.

Sul battello strapieno che da Lecco porta a Bellagio a stento si sente parlare italiano, ma si sa che il Lago di Como è amatissimo dagli stranieri che, invariabilmente, puntano verso Bellagio (ma anche Varenna è gettonatissima).

Anche le vie di Bellagio e il Lungo Lario sono affollatissime di turisti, molti dei quali intenti a decifrare i menù esposti alle porte dei ristoranti, molti altri, invece, che hanno avuto la splendida idea di arrivare con la loro automobile, sono intenti a decifrare le istruzioni dei parchimetri.

Dopo il temporale di ieri il cielo splendente è percorso da sbuffi di nubi innocue, ma molto scenografiche mentre i colori dei fiori e delle foglie sembrano accesi dall’aria limpida.

Il parco di Villa Melzi, con i suoi alberi secolari, è un trionfo di verde e di bellezza e dalla terrazza della villa la vista del lago è uno splendore e quasi quasi provo una punta di invidia per le persone che, nel passato, hanno avuto la fortuna di vivere lì e di affacciarsi sullo specchio d’acqua che, un secolo fa, probabilmente era meno popolato di natanti e doveva dare un’immagine di riposante tranquillità.

Ed è proprio un senso di pace e tranquillità quello che provo, seduta su una panchina tra gli alberi, con fiori e alberi intorno e davanti il lago e i monti.

Bellagio
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