Aule, banchi e plexiglas.

Si è parlato, talvolta a sproposito, di presunte quanto improbabili barriere di plexiglas con cui isolare i ragazzi al loro ritorno a scuola e io, da vecchissima insegnante ormai in pensione, ho cercato di visualizzare questo scenario.

Ho provato ad immaginare la mia ultima classe, composta da venticinque adolescenti moderatamente scalmanati, stipati nell’aula con banchi, zaini e paraventi di plexiglas.

Li ho visti alzarsi di scatto o spenzolarsi verso un compagno tirando clamorose capocciate nelle barriere (e meno male che sono infrangibili), li ho visti tornare accaldati dalla palestra e perdersi in una nebbia di vapori più o meno corporei, li ho visti tentare di copiare o di suggerire una risposta (lo so che non si fa, ma un’insegnante accorta sa quando chiudere un occhio), ho sentito le loro voci rimbombare, li ho immaginati rinchiusi nei loro spazi ristretti, anzi francamente non sono riuscita ad immaginarli: i ragazzi di quattordici anni sono incapaci di tenere il “distanziamento sociale” in classe e quando sciamano nei corridoi durante l’intervallo.

Non ho una soluzione ( e, per fortuna, non mi compete cercarla), ma è evidente che le nostre aule sono troppo piccole e le nostre classi troppo numerose per tenere i ragazzi, per sei ore, ad una distanza ragionevole e forse è il caso di cominciare a pensare ad un’altra organizzazione delle lezioni e degli spazi.

cavenago scuola

Info su Sciura Pina

Sono una ultrasessantenne, milanese, ex insegnante di lettere ora felicemente in pensione, mamma e casalinga a tempo perso. Amo la lettura, la fotografia. la montagna, il cinema, la buona cucina e viaggiare, soprattutto nella vecchia Europa. Sono curiosa, abbastanza anticonformista, mi piace osservare la realtà e farmi un'idea su tutto ciò che mi circonda. Se vuoi contattarmi scrivi a: sciurapina@gmail.com
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