E poi, alla fine, sono rimasta qui.

Chi mi conosce sa che ho una casa in Valsassina, tra le montagne che mi hanno visto crescere, e spesso qualcuno mi chiede perché non passi buona parte dell’anno lassù.

Di solito rispondo che non mi sono ancora trasferita nel luogo che tanto amo perché la mia mamma, ultranovantenne e ricoverata in una casa di riposo, ha bisogno della mia presenza continua, possibilmente quotidiana e per questo preferisco restare a poche centinaia di metri da lei.

Tre settimane fa, tuttavia, quando la struttura dove vive ha iniziato a limitare e poi a vietare le visite ho avuto la tentazione di partire: in fondo la vita è qui e la vita è là, con la differenza che là il panorama è decisamente più attraente e passeggiare nei boschi è diverso dal camminare sull’asfalto e poi c’è ancora la neve.

Quando questa idea mi ha attraversato la mente ci si poteva ancora spostare, si poteva, con qualche cautela, uscire di casa e, in fondo, andare lassù non mi sembrava poi tanto male.

Ma poi ho pensato che, se la situazione fosse precipitata, mi sarei trovata in un luogo con pochi negozi, lontana dal mio medico anche se abbastanza vicina ad un ospedale importante, in un esilio dorato, ma distante dalle persone che mi sono care.

E così non sono partita.

Ora sono contenta di essere restata, anche se non incontro nessuno, anche se esco di casa solo per pochi minuti e non tutti i giorni, anche se il panorama che vedo dalla mia finestra è fatto di edifici e muri e finestre, sono contenta perché mi sarebbe sembrata una fuga, perché preferisco stare qui, tra le persone che conosco e che amo.

Altri, vista la chiusura delle scuole e il rallentamento delle attività produttive, hanno deciso per tempo di spostarsi, ma ora leggo che alcuni Comuni della Valle stanno chiedendo ai “villeggianti” di tornare ai luoghi di residenza per non rendere critica la situazione sanitaria e degli approvvigionamenti di comunità che hanno i servizi dimensionati su poche decine di persone per la maggior parte dell’anno e penso che sia una richiesta saggia.

Sono qui e le mie montagne mi mancano tantissimo, ma attendo la fine di questa emergenza per tornare lassù, per passeggiare nei boschi, per starmene sul balcone ad ammirare i monti.

Moggio

Info su Sciura Pina

Sono una ultrasessantenne, milanese, ex insegnante di lettere ora felicemente in pensione, mamma e casalinga a tempo perso. Amo la lettura, la fotografia. la montagna, il cinema, la buona cucina e viaggiare, soprattutto nella vecchia Europa. Sono curiosa, abbastanza anticonformista, mi piace osservare la realtà e farmi un'idea su tutto ciò che mi circonda. Se vuoi contattarmi scrivi a: sciurapina@gmail.com
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