Già quasi novembre.

L’ultima domenica di ottobre segna, ormai da molti anni, il passaggio dall’ora legale all’ora solare e di colpo piombiamo nel buio, come se l’inverno, che sembrava del tutto esorcizzato dal perdurare della luce nelle ore serali, all’improvviso si presentasse alle porte.

Quasi sempre gli ultimi giorni di ottobre coincidono con l’inizio delle piogge, insistenti, sottili, fastidiose, che ci invitano a voltare pagina e a prepararci psicologicamente alle brume novembrine e ai freddi di dicembre e gennaio.

Un altro segnale della stagione che incombe è l’apparire, nei centri commerciali e nelle vetrine dei negozi, di zucche dal ghigno malefico, di dolcetti dalle forme raccapriccianti, di travestimenti vagamente inquietanti, insomma di tutta la paccottiglia d’importazione che accompagna la “festa” di Halloween.

Quando ero bambina i primi giorni di novembre non erano popolati da zucche e streghe, ma in compenso segnavano la prima vacanza dell’anno scolastico perché si stava a casa il primo di novembre (che per noi era la Festa di Tutti i santi, non Halloween), il due di novembre (commemorazione dei defunti) e il quattro di novembre (che solo quando ho cominciato a studiare la storia ho associato alla fine della Grande Guerra), di conseguenza noi scolaretti potevamo disporre di un “ponte” di ben quattro giorni.

Nella mia famiglia erano giorni dedicati al ricordo: andavamo a Musocco (al cimitero maggiore di Milano) per far visita ai nonni e ai loro fratelli e poi facevamo una breve visita al Monumentale dove era sepolto un bisnonno che, a giudicare dalla fotografia un po’ sbiadita, era un fiero ufficiale dalla divisa che sembrava uscita dai libri di storia.

Il premio per aver scarpinato nel freddo e nella nebbia (perché allora faceva freddo e c’era la nebbia) era la prima cioccolata con la panna della stagione nella latteria vicino a casa .

Erano giornate in cui i miei genitori approfittavano del tempo libero e della visita ai cimiteri per ricordare le storie di famiglia, per insegnarmi le mie radici, per raccontarmi gli episodi delle vite dei miei antenati che non avevo conosciuto, ma che balzavano vivi nella mia fantasia grazie ai loro racconti.

Oggi queste cose non usano più,, oggi sono state sostituite da “dolcetto o scherzetto” e non sono sicura che il cambiamento mi piaccia.

Milano - Monumentale

Info su Sciura Pina

Sono una ultrasessantenne, milanese, ex insegnante di lettere ora felicemente in pensione, mamma e casalinga a tempo perso. Amo la lettura, la fotografia. la montagna, il cinema, la buona cucina e viaggiare, soprattutto nella vecchia Europa. Sono curiosa, abbastanza anticonformista, mi piace osservare la realtà e farmi un'idea su tutto ciò che mi circonda. Se vuoi contattarmi scrivi a: sciurapina@gmail.com
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