Rompere il silenzio.

Per molti giorni non ho scritto neppure una parola perché sono stata a guardare, perché volevo capire, perché non amo scrivere in preda alle emozioni, ma preferisco fare chiarezza dentro di me.

Ho seguito la vicenda della Sea-Watch, l’agonia dei giorni in mare, la determinazione del comandante, ma una cosa mi ha colpito in particolare in questa storia che assomiglia a tante storie simili.

Mi hanno colpito gli insulti sessisti (forse se il comandante fosse stato un omaccione barbuto stile “Capitan Findus2 gli insulti sarebbero stati diversi?) e mi hanno colpito quelle urla che auguravano lo stupro ad una giovane donna decisa e ferma nella sua missione di condurre in porto la sua nave con suo il grave fardello di disperazione.

Riflettiamo un attimo: lo stupro visto come “punizione” giustifica lo stupro nella testa di chi proferisce quelle minacce, come a dire: “se sbagli, se non stai al tuo posto lo stupro diventa una conseguenza possibile e forse auspicabile”.

In quelle parole non c’è rispetto per le donne, per tutte le donne e non solo per la giovane tedesca al timone, perché quelle minacce raccontano di una visione della donna che non tiene in considerazione la libertà della donna e la sua dignità e il suo diritto di scegliere.

In quelle parole non c’è nulla di cristiano, non c’è nulla di umano.

Noto (Sicilia)

Info su Sciura Pina

Sono una ultrasessantenne, milanese, ex insegnante di lettere ora felicemente in pensione, mamma e casalinga a tempo perso. Amo la lettura, la fotografia. la montagna, il cinema, la buona cucina e viaggiare, soprattutto nella vecchia Europa. Sono curiosa, abbastanza anticonformista, mi piace osservare la realtà e farmi un'idea su tutto ciò che mi circonda. Se vuoi contattarmi scrivi a: sciurapina@gmail.com
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