Politically correct.

Confessiamolo una volta per tutte, spesso ci siamo tanto persi nei meandri della  political correctness da restarne impastoiati, ci siamo tanto abituati all’attenzione alle parole, alle perifrasi più o meno ardite, alle cose che non “si possono” dire e fare da rischiare di considerare la correttezza ipocrisia e la malvagità sincerità.

E così il nuovo clima politico ha fatto sì che l’irridente insofferenza nei confronti del “politically correct” rompesse gli argini e ci portasse, come un’onda di risacca, dall’altra parte.

Di conseguenza rischiamo di non ci scandalizzarci più se c’è chi irride o insulta un altro per il colore della pelle, per l’orientamento sessuale, per l’appartenenza ad un’etnia o ad un credo religioso, per la malattia o la disabilità.

In questo “mondo rovesciato” la scorrettezza è diventata liberatoria e meritevole di consenso e la correttezza è tacciata di buonismo (che parola orrenda), debolezza e falsità.

E può accadere che se una persona si rifiuta di sedere in treno accanto ad una ragazza di colore il suo gesto cada in una fredda indifferenza se non, addirittura nell’approvazione  degli astanti.

E dire che sono passati più di sessantanni dall’autobus di Rosa Parks.

In Treno per Milano

Info su Sciura Pina

Sono una ultrasessantenne, milanese, insegnante di lettere, mamma e casalinga a tempo perso. Amo la lettura, la fotografia. la montagna, il cinema, la buona cucina e viaggiare, soprattutto nella vecchia Europa. Sono curiosa, abbastanza anticonformista, mi piace osservare la realtà e farmi un'idea su tutto ciò che mi circonda. Se vuoi contattarmi scrivi a: sciurapina@gmail.com
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