… E fea quelle isole feconde…

Nel sonetto in cui, con acuta nostalgia e amore infinito, il Foscolo canta la sua terra, l’isola di Zante, la Zacinto in cui è nato e dove ha respirato amore e bellezza, affiorano le figure affascinanti del mito, a metà strada tra sogno e memoria.

Venere nasce dal mare e dona, con il suo primo sorriso, bellezza e vita alle isole, Ulisse torna finalmente in patria e bacia la terra amata, “bello di fama e di sventura”, dopo il lungo esilio al quale l’eroe omerico, a differenza del poeta, ha saputo e potuto porre fine.

Spiegare la poesia del Foscolo con gli occhi ancora pieni del verde e dell’azzurro di quelle “isole feconde”, baciate dal primo sguardo di Venere nata dal mare, mi dà un’emozione particolare.

Mi sembra di capire meglio la nostalgia del poeta. mi pare di comprendere il suo dolore, la rassegnazione della lontananza, la disperazione dell’abbandono.

Monastero di Kataron - Itaca (Grecia)

Info su Sciura Pina

Sono una ultrasessantenne, milanese, ex insegnante di lettere ora felicemente in pensione, mamma e casalinga a tempo perso. Amo la lettura, la fotografia. la montagna, il cinema, la buona cucina e viaggiare, soprattutto nella vecchia Europa. Sono curiosa, abbastanza anticonformista, mi piace osservare la realtà e farmi un'idea su tutto ciò che mi circonda. Se vuoi contattarmi scrivi a: sciurapina@gmail.com
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