Il Vajont.

Quando si arriva a Longarone, viaggiando lungo la statale di Alemagna in direzione di Dobbiaco, all’improvviso sulla destra appare una valle stretta come una fessura chiusa da una diga di grandi dimensioni: si tratta della diga del Vajont.

La sera del 9 ottobre 1963 una frana di circa 260 milioni di metri cubi di roccia si schiantò, scivolando lungo il fianco del monte Toc, nel lago artificiale sottostante provocando un’onda immensa, di 250 metri più alta della diga, che si abbatté sull’abitato di Longarone in pochi minuti, causando la morte di 1917 persone.

Le cause e le responsabilità della tragedia, accertate dopo un lungo iter processuale, sono ben note, ma la conoscenza dei fatti è nulla in confronto al senso di devastazione e di vuoto che colpisce il visitatore che si trova a passare lassù, dietro la diga che chiude la stretta fessura della valle, e si trova ai bordi di quello che era un bacino artificiale, pieno d’acqua, e che oggi è un paesaggio lunare, disegnato dai resti della frana che, a distanza di tanti anni, è ancora visibile.

Il sentimento di umana pietà per le vite spezzate è relegato in secondo piano dal senso di rabbia e impotenza per un disastro prevedibile, ma non previsto, per le morti che potevano essere evitate, ma non sono state evitate da chi doveva vigilare e non ha vigilato.

Il Vajont può insegnare ancora molto a tutti noi.

Vajont (Belluno)

Vajont (Belluno)

Vajont (Belluno)

Info su Sciura Pina

Sono una ultrasessantenne, milanese, ex insegnante di lettere ora felicemente in pensione, mamma e casalinga a tempo perso. Amo la lettura, la fotografia. la montagna, il cinema, la buona cucina e viaggiare, soprattutto nella vecchia Europa. Sono curiosa, abbastanza anticonformista, mi piace osservare la realtà e farmi un'idea su tutto ciò che mi circonda. Se vuoi contattarmi scrivi a: sciurapina@gmail.com
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