Per gioco.

Non ho mai creduto che proibire un comportamento sbagliato sia il modo migliore per prevenirlo, non penso che sia sufficiente proibire il gioco d’azzardo per evitare il rischio ludopatia, tuttavia i frequenti casi di persone che si rovinano con il gioco e l’episodio del giovanissimo che si è suicidato dopo aver perso tutto giocando al poker on-line dovrebbero spingerci a riflettere sulle strategie da mettere in atto, possibilmente in fretta, per scongiurare queste tragedie.

E’ evidente che, soprattutto in momenti di crisi come questo, sia forte la tentazione di provare a risolvere i problemi finanziari con un colpo di fortuna, ma proprio per questo motivo lo Stato dovrebbe adottare misure adatte a scoraggiare questo preoccupante fenomeno e invece è tutto un proliferare di nuove occasioni di gioco, anche se coperte dalla foglia di fico della frase “gioca senza esagerare”.

Vanno bene le limitazioni, magari anche le proibizioni (relative all’età dei giocatori a esempio), ma prima i tutto si deve operare sull’educazione: i giocatori devono essere messi in condizione di essere veramente “liberi” di scegliere come, quando, quanto e se giocare o meno e per essere veramente “liberi” devono conoscere tutti i rischi e le possibilità, devono avere delle alternative, devono essere sostenuti in un percorso di consapevolezza.

Il compito dello Stato è quello di aiutare  chi vuole giocare a farlo coscientemente e a comprendere che non è un modo per risolvere i problemi.

Info su Sciura Pina

Sono una ultrasessantenne, milanese, ex insegnante di lettere ora felicemente in pensione, mamma e casalinga a tempo perso. Amo la lettura, la fotografia. la montagna, il cinema, la buona cucina e viaggiare, soprattutto nella vecchia Europa. Sono curiosa, abbastanza anticonformista, mi piace osservare la realtà e farmi un'idea su tutto ciò che mi circonda. Se vuoi contattarmi scrivi a: sciurapina@gmail.com
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Una risposta a Per gioco.

  1. lucia scrive:

    Quella del gioco d’azzardo è una piaga sociale e le sue conseguenze nefaste non tarderanno a occupare le pagine dei giornali… Lo Stato a caccia di soldi accetta di incassare questa vera e propria “tassa sulla speranza”, peccato che il costo sociale sarà ben più alto!

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