Quel piccolo negozio.

I miei ricordi d’infanzia sono legati ad un quartiere di Milano, l’Isola Garibaldi, e ad una via in particolare, quella in cui vivevo, dove si aprivano le minuscole vetrine di tanti negozi: la merceria, vicina al portone di casa mia, il prestinaio proprio di fronte, accanto al fruttivendolo con la frutta e la verdura in bella mostra sul marciapiedi, più avanti la drogheria con i suoi aromi di spezie e di caffè, subito dopo la cartoleria dove acquistavo i quaderni, i pennini e la carta assorbente e all’angolo la salumeria con i profumi di formaggi e prosciutti che per me sono quasi come la madeleine di Proust.

I negozi non erano solo luoghi dove acquistare le merci, ma possibilità di incontro, di rapporti sociali e di aggregazione del quartiere.

Al giorno d’oggi, soprattutto nei centri meno popolosi o dove la gente vive solo nelle ore serali, magari perchè lavora in città, i negozi chiudono ad uno ad uno non riuscendo più a reggere la concorrenza con i grandi centri commerciali che sono competitivi sia per i prezzi che per l’assortimento delle merci.

Sono spariti, nel paese in cui vivo, i negozi più antichi, dove si vendeva di tutto, gestiti da negozianti entrati nella storia della comunità e i locali sono stati occupati da agenzie immobiliari, agenzie di lavoro interinale o banche, con grande dispiacere degli anziani che si trovano a disagio nei supermercati dove è praticamente impossibile scambiare quattro chiacchiere.

E’ di questi giorni la notizia che a Cavallasca, un paese di poche migliaia di abitanti in provincia di Como, non esiste più nemmeno un negozio di generi alimentari e il Comune, per venire incontro alle esigenze dei cittadini, si è lodevolmente attivato per organizzare un sistema di rifornimenti con l’aiuto degli ambulanti.

I piccoli negozi forse non rispondono più alle leggi di mercato e alla concorrenza, ma la loro chiusura è proprio un pezzo di storia che se ne va.

Info su Sciura Pina

Sono una ultrasessantenne, milanese, ex insegnante di lettere ora felicemente in pensione, mamma e casalinga a tempo perso. Amo la lettura, la fotografia. la montagna, il cinema, la buona cucina e viaggiare, soprattutto nella vecchia Europa. Sono curiosa, abbastanza anticonformista, mi piace osservare la realtà e farmi un'idea su tutto ciò che mi circonda. Se vuoi contattarmi scrivi a: sciurapina@gmail.com
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3 risposte a Quel piccolo negozio.

  1. riccardo u. scrive:

    Anch’io (però a Cagliari) ho vissuto da bambino e da ragazzino in un ambiente molto simile, che mi ha lasciato ricordi e sensazioni in effetti assimilabili a quelli ed a quelle di cui parli nel post.
    Mi pare che oggigiorno siamo come tanti Charlot, che si muovono confusi e frenetici sotto le luci abbaglianti e la musica (spesso pessima) di questi centri commerciali, ipermercati ecc.
    Sembrerò un luddista, ma ho assaporato il gusto dell’incontro e della stessa “contaminazione” linguistica proprio in questi negozietti.
    Beh, che dire? Mala tempora currunt.

  2. Alberto scrive:

    Di tutto questo, che io osservo girando per paesini sperduti che nella mia ultima visita un negozio o un bar l’avevano e che adesso hanno solo il deserto, sono responsabili i Governi. Basterebbe la detassazione per mantenerli in piedi.

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