Anniversari.

Proprio in questi giorni cade il ventiduesimo anniversario dell’incidente della centrale termonucleare di Černobyl in Ucraina, fu un evento che mutò profondamente il giudizio dell’opinione pubblica sull’uso del nucleare in Italia tanto che, pochi mesi dopo, anche sulla spinta dell’ondata emotiva, un referendum popolare ne vietò l’utilizzo nel nostro paese, modificando completamente la politica energetica italiana.

A distanza di tanti anni si riapre il dibattito sul nucleare, sui suoi vantaggi in termini economici, sui possibili rischi, sui problemi relativi allo smaltimento delle scorie e, a distanza di tanti anni, sento riaffiorare tutti i dubbi, le perplessità le paure che allora mi fecero decidere per l’abrogazione.

Ricordo ancora quelle giornate di notizie confuse e frammentarie, mio figlio allora aveva cinque anni e in quei giorni di una primavera soleggiata e calda eravamo andati a Gardaland e avevamo trascorso le giornate all’aperto, in assoluta tranquillità.

Poi i telegiornali cominciarono a diffondere le prime informazioni sull’incidente, capitato in realtà quasi una settimana prima, e a dare le prime indicazioni: i discorsi tranquillizzanti si alternavano ai consigli di non stare all’aperto, di non restare sotto la pioggia, di non consumare latte e verdura di cambiarsi d’abito prima di rientrare in casa.

Mio figlio guardava la televisione con noi e una sera, mentre i notiziari trasmettevano per l’ennesima volta l’immagine di una cartina dell’Europa sulla quale si diffondeva una nuvola rosa dall’aspetto vagamente minaccioso, che rappresentava graficamente l’area colpita dalle radiazioni, all’improvviso mio figlio corse alla finestra e guardò il cielo per assicurarsi che, sulle nostre teste, la malefica nuvola rosa non ci fosse.

In quei giorni si faceva un gran parlare di radionuclidi, di cesio, di iodio, di tempi di dimezzamento e in tutti serpeggiava un senso di impotenza misto ad inquietudine, tutti volevamo sapere, capire, avere qualche certezza, benchè capissimo perfettamente che certezze non ce n’erano, ci furono le prime mobilitazioni.

Poi, come sempre succede, la vita è tornata lentamente alla normalità, abbiamo ripreso a dare latte e verdura ai bambini e a permettere loro di correre nei prati, ma, almeno per quanto mi riguarda, non mi va proprio l’idea di vivere ancora quella paura.

Info su Sciura Pina

Sono una ultrasessantenne, milanese, ex insegnante di lettere ora felicemente in pensione, mamma e casalinga a tempo perso. Amo la lettura, la fotografia. la montagna, il cinema, la buona cucina e viaggiare, soprattutto nella vecchia Europa. Sono curiosa, abbastanza anticonformista, mi piace osservare la realtà e farmi un'idea su tutto ciò che mi circonda. Se vuoi contattarmi scrivi a: sciurapina@gmail.com
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6 risposte a Anniversari.

  1. MariaNY scrive:

    …mi hai riportato indietro nel tempo…mamma mia certo che di cose ne abbiamo viste…e chissa’ quante ancora ne vedremo…

  2. riccardo u. scrive:

    Penso che si dovrebbero/potrebbero trovare fonti energetiche senz’altro meno pericolose del nucleare. Meno pericolose e più governabili.
    Temo però che il nucleare riempia le tasche di certi (i soliti noti) di soldi ed l’organismo di noi poveri diavoli di schifezze (eufemismo).

  3. riccardo u. scrive:

    Errata corrige: “e l’organismo” (non ed l’organismo).
    P.s.: mi vergogno come un ladro per l’errore…

  4. filo scrive:

    Mio figlio aveva due mesi e anch’io mi preoccupavo , non tanto per il cibo perchè mangiava solo latte artificiale(purtroppo), ma per l’inquinamento dell’aria. Non ho le idee molto chiare sul nucleare, ma qui, nella vicina Francia,ci sono parecchie centrali dalle quali l’Italia compra l’energia elettrica!

  5. kinnie scrive:

    Anch’io ricordo con apprensione i mesi successivi al disastro. Però non vedo altra alternativa veramente persegiubile che il nucleare ( vedi articolo sul mio blog).

  6. kinnie scrive:

    P.S. : perseguibile ( mi sa che su questo scottante argomento sbagliamo un pò tutti)

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