Emergenza.

Ieri abbiamo fatto l’ennesima prova di evacuazione a scuola, ma, a differenza delle altre volte, la simulazione ha avuto luogo non in orario di lezione, ma durante la pausa pranzo.

Siccome la sottoscritta è la responsabile della sicurezza (non mi faccio mancare niente!) la Protezione Civile locale mi aveva avvisato per tempo che, questa volta, la prova avrebbe riguardato la mensa.

Come è logico mi ero guardata bene dal diffondere la notizia, ma qualche indiscrezione deve essere trapelata ugualmente, tanto è vero che molti insegnanti erano al corrente del fatto ed erano già in fibrillazione da alcuni giorni: ogni tanto qualcuno mi chiedeva lumi, con fare assolutamente indifferente, sulle procedure, sulle vie di fuga e sull’ubicazione dei punti di raccolta, cosa che risulta per lo meno sospetta.

Tale era l’atmosfera di attesa dell’evento che qualche giorno fa, mentre in aula video si proiettava un film di guerra, al suono delle sirene che annunciavano i bombardamenti su Londra, nelle classi vicine è successo di tutto: alcuni hanno continuato tranquillamente a fare lezione, altri si sono acquattati sotto i tavoli in attesa delle scosse di assestamento, altri, infine, sono usciti ordinatamente per le scale di sicurezza tenendosi per mano (come prescrive la procedura in caso di incendio).

Organizzare una prova di evacuazione in una scuola sembra facile, ma in realtà è piuttosto complesso: quando un membro del personale ausiliario suona la sirena d’allarme bisogna abbandonare la classe, uscire in fila tenendosi per mano, dopo aver afferrato il registro (e possibilmente una penna) assicurarsi, prima di andarsene, che porte e finestre siano chiuse (per non alimentare le fiamme), individuare la via d’uscita, raggiungere il punto di raccolta, fare l’appello (nella speranza che l’insegnante della prima ora abbia segnato scrupolosamente gli assenti), compilare il modulo di evacuazione (che dovrebbe trovarsi nel registro), affidarlo a un ragazzino (possibilmente svelto) incaricato di consegnarlo al Preside ed aspettare il cessato allarme per tornare al proprio lavoro.

Come spesso succede i ragazzi considerano l’evento un gioco e gli insegnanti una seccatura, gli allievi di prima si farebbero tagliare una mano piuttosto che stringere quella di una compagna, mentre quelli di terza si azzuffano per dare la mano alla più carina del reame, quando si compila il modulo la penna non scrive, mentre il ragazzino incaricato di consegnare il verbale al Preside, di solito, sceglie proprio quel giorno per ammalarsi e viene sostituito dal più lento della compagnia: insomma le nostre performance in caso di emergenza sono piuttosto fantozziane.

Eppure è importante fare le simulazioni perché ragazzi ed adulti automatizzino dei comportamenti corretti che potrebbero tornare molto utili in caso di emergenza vera, quando è facile farsi prendere dal panico.

Se la prova di evacuazione, come è successo ieri, avviene in mensa si aggiunge anche il problema, non indifferente, di convincere dei preadolescenti affamati ad abbandonare il pane quotidiano (e anche il companatico).

Comunque anche questa è andata…i ragazzi sono usciti in modo abbastanza ordinato, anche se con qualche riluttanza, e i volontari della Protezione Civile ci hanno dato la sufficienza.

In caso di incendio possiamo stare quasi tranquilli, per i terremoti, l’emissione di sostanze tossiche, le alluvioni e le invasioni di cavallette ci stiamo attrezzando.

a scuola

Info su Sciura Pina

Sono una ultrasessantenne, milanese, ex insegnante di lettere ora felicemente in pensione, mamma e casalinga a tempo perso. Amo la lettura, la fotografia. la montagna, il cinema, la buona cucina e viaggiare, soprattutto nella vecchia Europa. Sono curiosa, abbastanza anticonformista, mi piace osservare la realtà e farmi un'idea su tutto ciò che mi circonda. Se vuoi contattarmi scrivi a: sciurapina@gmail.com
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12 risposte a Emergenza.

  1. Mariko scrive:

    eheheh come ti capisco, anch’io faccio parte delle squadre di emergenza dell’ufficio dove lavoro e capisco bene come è difficile far uscire dalle stanza le persone, che, anche non essendo “ragazzini”, trovano mille scuse per non farlo! Ti lascio immaginare che su un solo corridoio ci sono più di 200 persone!
    Un saluto

  2. marco scrive:

    e se all’appello fatto dopo l’evacuazione qualcuno manca, cosa si fa?

  3. Laura scrive:

    Ricordo con un sorriso i giorni delle prove antincendio, o comunque di evacuazione. Soprattutto quella volta che ci fu durante il compito d’inglese… La prof aveva un diavolo per capello!!! 🙂

    Tutto bene comunque?
    Spero di sì

    Laura.

  4. roselia scrive:

    io lavoro proprio a 2 metri dalla porta d’uscita… quindi la prima in assoluto a fuggire! il fatto è che lo farei anche senza nessuna prova di evacuazione!!!
    😀

  5. perlinavichinga scrive:

    non ti invidio, non dev’essere facile…
    so che i giapponesi sono dei fenomeni in caso di terremoti…

  6. Sciura Pina scrive:

    @marco: se manca qualcuno, sulla base del verbale consegnato al preside, i vigili del fuoco possono andare a cercarlo sapendo chi manca, da che classe proviene e quale percorso ha fatto.

  7. stefigno scrive:

    come potremmo dire ? “Sò’Raaagazziiii….:” (Striscia la Notizia Docet) , rimane importante essere preparati ad un evento del genere
    assolutamente!

  8. Signor Ponza scrive:

    Mi ricordo le nostre evacuazioni sostanzialmente come delle pagliacciate, visto che erano annunciate con una circolare e capitava che si passava una mattina intera a far nulla aspettando la sirena, scambiando qualsiasi ambulanza per il segnale…

  9. Gianluca scrive:

    Io invece son contento quando a lavoro fanno queste prove: colgo l’occasione per anticipare la pausa pranzo! 🙂

  10. Pingback: Vocescuola - Vita di scuola

  11. PlacidaSignora scrive:

    Più che esercitazioni sono decisamente grandi manovre! :-*

  12. Pingback: Sciura Pina » Blog Archive » Prove di disastro.

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