Non se ne può quasi più.

“Ma come parli?” urlava un giovane Nanni Moretti, nel film “Palombella Rossa“, rivolto ad una giornalista molto “trendy” (accidenti, ci sono cascata anch’io).

Anche a me, ogni tanto, sgorga spontaneo dal cuore questo grido di dolore soprattutto quando vedo nascere nuove mode, parole che cambiano significato in modo arbitrario, come ad esempio l’aggettivo “etnico” usato spesso a sproposito: il significato originale del termine, infatti, è “proprio di un popolo“, non si spiega quindi la strana evoluzione grazie alla quale oggi lo stesso vocabolo ha assunto il significato di “esotico”, “di lontana provenienza” o “di un altro continente” (gioiello etnico, ristorante etnico, acconciatura etnica, mobile etnico e via così…senza ritegno).

A ben vedere anche un ristorante toscano è un ristorante etnico, anche il risotto alla milanese è un piatto molto etnico, persino i pregevoli mobili prodotti dai mobilieri canturini sono mobili etnici (basta intendersi sull’etnia di riferimento).

Purtroppo la battaglia per la conservazione dell’integrità della lingua italiana è persa in partenza: giornali, televisione e pubblicità modificano ogni giorno il linguaggio, creando neologismi, mutando i significati, d’altra parte è giusto che una lingua viva evolva, ci mancherebbe altro, saremmo un po’ buffi se parlassimo tutti come Jacopone da Todi, ma a tutto c’è un limite.

Qualche anno fa, ai tempi della prima Repubblica, qualcuno creò il termine “Tangentopoli” per definire la situazione di corruzione tra mondo produttivo e mondo politico balzato all’onore (o al disonore) delle cronache: il termine ebbe fortuna perchè evocava l’immagine di una città (polis) il cui governo si basava su un sistema di tangenti.

Peccato che da allora tutti gli scandali si siano fregiati del suffisso “poli” anche se non hanno più a che fare con una città in senso stretto: Calciopoli, Vallettopoli sono termini entrati nel linguaggio comune ed universalmente accettati.

Non è consolante, ma anche gli atri non stanno meglio: negli Stati Uniti sulla scia dello scandalo Watergate (che prendeva il nome dal centro residenziale dove si era consumato il tentativo di spionaggio ai danni del partito democratico) si sono susseguiti un Irangate, un Sexgate e chissà quanti “gate” ancora.

Propongo quindi una serie di possibili scandali italiani con i quali dovremo fare i conti:

  • Monopoli: uno scandalo piccolo piccolo relativo ad un solo uomo politico
  • Metanopoli: scandalo che vede coinvolti i produttori e i distributori di metano.
  • Eliopoli: scandalo, molto ecologico, sullo sfruttamento dell’energia solare.
  • Propoli: scandalo relativo all’apicultura.
  • Paperopoli: ecco di nuovo l’aviaria.
  • Gallipoli: spaccio di pollame di dubbia provenienza
  • Necropoli: lo scandalo del “caro estinto”.
  • Tendopoli: scandalosa gestione dei campeggi.
  • Metropoli: scandalo relativo alle unità di misura.
  • Metropoli: questa volta si tratta di ferrovie sotterranee.

Qualcuno ha qualche altro scandalo da suggerire?

  • Fonopoli: scandalo relativo a un progetto mai terminato. (suggerito dal Signor Ponza)
  • Calciopoli:grave scandalo pediatrico relativo agli ematomi su gambe e ginocchia (di Capitan Mutanda…willy ti ho beccato)

Info su Sciura Pina

Sono una ultrasessantenne, milanese, ex insegnante di lettere ora felicemente in pensione, mamma e casalinga a tempo perso. Amo la lettura, la fotografia. la montagna, il cinema, la buona cucina e viaggiare, soprattutto nella vecchia Europa. Sono curiosa, abbastanza anticonformista, mi piace osservare la realtà e farmi un'idea su tutto ciò che mi circonda. Se vuoi contattarmi scrivi a: sciurapina@gmail.com
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5 risposte a Non se ne può quasi più.

  1. Signor Ponza scrive:

    Fonopoli: scandalo relativo a un progetto mai terminato.

  2. deodorizentopoli: critico caso inglese relativo al buco nell’ ozono
    tanzopoli:scandalo relativo al latte
    calciopoli:grave scandalo pediatrico relativo agli ematomi su gambe e ginocchia

  3. faggella scrive:

    hai ragione piena

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