La città del Palladio.

Andrea di Pietro della Gondola, conosciuto universalmente come Andrea Palladio, in onore della dea della sapienza e delle arti Pallade Atena, non era nato a  Vicenza, ma a Padova da dove si trasferì in età giovanile.

Vicenza, tuttavia, è la “sua” città, dove ha lasciato un’impronta indelebile del suo genio e ciò risulta ancora più evidente passeggiando per la città e percorrendo il corso a lui dedicato quando, ad un incrocio, sulla destra appare la Basilica Palladiana in tutto il suo splendore.

Non si può non farsi affascinare dalla bellezza dell’edificio, quasi sproporzionato rispetto alla piazza, ma armonico ed elegantissimo nel richiamare le misure dell’arte classica.

E poi, continuando in cerca di bellezza, tra una loggia e la facciata di un palazzo si giunge al Teatro Olimpico, la sua opera incompiuta.

Mi sono seduta sulle gradinate di legno e ho ammirato a lungo il palcoscenico, con le quinte prospettiche, e ho provato ad immaginare la rappresentazione dell’Edipo Re e mi sono lasciata scivolare nel tempo sul filo della bellezza e dell’armonia che non hanno età, che non hanno data di scadenza.

Vicenza - Basilica Palladiana

Vicenza - Teatro Olimpico

Pubblicato in appunti di viaggio, impara l'arte, personali | Lascia un commento

Affetto.

Trascorro molto tempo con mia madre, soprattutto nella bella stagione, quando posso spingere la sua sedia a rotelle in giardino o al parco e ce ne stiamo al sole, magari mangiando un gelato, parlando della mia giornata e delle sue paure, perchè la mente di mia madre, che ormai è cieca da più di dieci anni, spesso si popola di immagini che le creano ansia, ricordi che affiorano, frammenti di pensieri che mia madre si ingegna ad inserire in un contesto, come le tessere di un puzzle.

La sua è una notte perpetua che, talora, è percorsa da incubi, allora cerco di rassicurarla, di ricostruirle intorno una realtà positiva, di farle sentire la mia presenza.

Oggi, quando stavo per perdere la pazienza perchè non riuscivo a convincerla che alcune sue paure sono solo frutto della sua immaginazione, mi ha spento le parole in bocca con poche semplici parole: “Provo tanto affetto per te” mi ha sussurrato, come se fosse una osservazione ovvia, ma contemporaneamente carica di significato.

Sono rimasta in silenzio e mi è venuta voglia di piangere.

Dervio - Scuola di vela "Orza minore"

Pubblicato in Senza Categoria | Lascia un commento

Non ho ancora realizzato…

Non ho ancora realizzato che il 3 di settembre non mi ritroverò con i miei colleghi nello spazio angusto e inospitale nel quale si svolge solitamente il Collegio dei Docenti.

Non ho ancora realizzato che non devo mettermi a studiare il calendario scolastico in cerca di un “ponte” provvidenziale in cui infilare una vacanza “mordi e fuggi”.

Non ho ancora realizzato che non dovrò più puntare la sveglia con l’ansia di non svegliarmi ed arrivare tardi a scuola (cosa che, nonostante le mie paure, non è mai successa in tanti anni).

Forse non riesco ad immaginarmi in pensione perché, da sempre, con il mese di luglio cominciano le vacanze e, per ora, mi sento ancora semplicemente in vacanza: non so com’è non ritornare a scuola in autunno perché, per quanto vada indietro con la memoria, non riesco a ricordarmi un autunno senza ritorno a scuola.

Forse dovrei decidermi, munirmi di uno scatolone di cartone (come si vede fare nei film americani) e svuotare cassetti e scaffali anche se immagino che uno scatolone non basti.

Per ora davanti a me c’è una distesa ignota che non mi fa paura, che mi incuriosisce, che ho voglia di esplorare.

Forse devo solo capire che basta issare le vele.

Bergeggi (ottobre 2011)

Pubblicato in così è la vita, i giorni della scuola, personali | Lascia un commento

Volandia.

Volandia non è solo un museo, è uno spazio dedicato al volo ospitato in quelli che furono i capannoni delle officine Caproni, la fabbrica fondata nel 1910 da Giovanni Battista Caproni, un vero e proprio pioniere del volo, a Somma Lombardo, vicinissimo all’aeroporto di Malpensa.

Il percorso scivola lungo il tempo sfiorando velivoli fragilissimi, aerei militari, elicotteri, mongolfiere, aerei storici fino a concludersi nell’area dedicata ai voli spaziali.

Con una punta di nostalgia ho ritrovato il salotto dell’aereo presidenziale con il tavolino che vide l’epica partita a carte tra il Presidente Pertini, Enzo Bearzot, Dino Zoff e Franco Causio e la copia della Coppa del Mondo appena vinta in Spagna nel 1982 (ho l’impressione che questa sarà l’unica coppa che vedrò per un po’ di tempo).

Volandia è un luogo che affascina gli adulti e incuriosisce i bambini, un museo poco conosciuto che merita una visita.

Somma Lombardo - Volandia (museo del volo - ex Fabbrica Caproni)

Somma Lombardo - Volandia (museo del volo - ex Fabbrica Caproni)

Somma Lombardo - Volandia (museo del volo - ex Fabbrica Caproni)

Pubblicato in appunti di viaggio, così è la vita, passato (quasi) remoto, personali | Lascia un commento

Se c’è la passione…

Alex è un ragazzo intelligente e curioso, appassionato di astronomia e fotografia, desideroso di condividere le sue passioni con tutti.

Questa sera si è fatto promotore di un momento di condivisione della bellezza del cielo con una cena  seguita dall’osservazione astronomica di Saturno in opposizione alla luna presso il Centro di Aggregazione Giovanile di Villa Stucchi.

Sul prato, intorno ai due telescopi puntati verso il nostro satellite, si aggiravano ragazzi incuriositi, interessati e, per una volta, stupiti da qualcosa di diverso dallo schermo del loro smartphone.

Grazie per la bella serata passata con gli occhi verso il cielo: qualche volta abbiamo veramente bisogno di bellezza.

Luna

Pubblicato in così è la vita | Lascia un commento

Ritorno al passato.

Per un giorno all’anno il paese si anima di persone che sembrano uscite da una foto d’epoca, una di quelle foto un po’ sfuocate che riposano nel fondo di cassetti dimenticati, uomini e donne vestiti della festa con la sobria eleganza dei contadini di cento anni fa, con pantaloni neri, camicie bianche, cappelli di paglia dall’ampia tesa e gonne lunghe che sfiorano i ciottoli del cortile.

Anche il porticato del palazzo comunale vede la sua linearità trasformata in una antica corte, con ambienti arredati con mobili ed oggetti che sembrano usciti da un museo, preziosa testimonianza della vita dei nostri concittadini di tanto tempo fa.

Per un giorno all’anno il paese si proietta nel passato in occasione della “Festa di Saracch”, una manifestazione nata dalla tenace e appassionata iniziativa di alcuni volontari che, per tutto l’anno, si industriano a ricercare oggetti e costumi, a progettare scenografie, a scrivere testi teatrali per permettere al passato di rivivere, riaffiorando dai ricordi degli anziani, tramandati nelle famiglie come racconti quasi favolosi.

Questa giornata rappresenta una bella occasione per stare insieme, per conoscere e per conoscerci.

Cavenago di Brianza - Festa di Saracch

Pubblicato in appunti di viaggio, passato (quasi) remoto, personali | Lascia un commento

La festa.

Eccoli lì, i miei colleghi, le persone con cui ho lavorato e ho lavorato bene per anni da quando ero un’insegnante alle prime armi, piena di entusiasmo e povera di esperienza, i colleghi che ho visto andare in pensione, quelli che, avendo iniziato con me, sono ancora al mio fianco e oggi festeggiano con me il traguardo, che sembrava irraggiungibile, finalmente raggiunto e quelli che sono arrivati anno dopo anno e con cui condivido una quotidianità mai noiosa o scontata.

Abbiamo passato insieme tante ore, abbiamo imparato a conoscerci, a sopportare i nostri difetti, a volerci bene, a capirci con pochi sguardi.

E poi ci sono i dirigenti (o come si diceva una volta i presidi) uomini e donne con cui ho collaborato, con cui, qualche volta, sono stata in disaccordo perché sono uno spirito ribelle e voglio sempre dire la mia, ma che ho imparato a rispettare.

Siedo accanto alla fontana, circondata dai colleghi più giovani, quelli arrivati quest’anno, i ragazzi che avrei voluto conoscere meglio, che forse mi guardano con gli stessi occhi con cui, quarant’anni fa, guardavo i professori con i capelli bianchi.

Mi piacciono perché sono pieni di entusiasmo, come me tanto tempo fa.

Sono tutti qui, intorno a me, i miei colleghi con i calici alzati e io non so se commuovermi o scoppiare in una risata perchè non mi sembra vero che siano passati più di quarant’anni, perchè quella anziana signora un po’ brilla che vaneggia di ricordi e aneddoti non sono io.

Ornago

 

Pubblicato in così è la vita, i giorni della scuola, personali | Lascia un commento

Progettare il domani.

Ieri mi sono fatta un regalo un po’ per festeggiare il raggiungimento dei sessantacinque anni, un po’ per cominciare a proiettarmi nella vita nuova che mi aspetta a partire dal mese di settembre.

Mi sono regalata una tessera che mi permetterà di visitare un numero incredibile di musei della Lombardia tutte le volte che voglio (tessera che, visto che sono un’over 65 è costata veramente poco).

E così inizierò ben presto a visitare musei e pinacoteche, magari per osservare una sola opera, e li visiterò per la prima volta senza pensare ai miei allievi, ai loro interessi, al modo di rendere la visita appetibile per degli adolescenti, li visiterò semplicemente perchè sono curiosa e mi piace sempre (… e ancora) imparare.

Milano - Abbonamento ai musei

Pubblicato in così è la vita, impara l'arte, personali | Lascia un commento

Tra la terra e il cielo.

Mi piace il nuovo quartiere di Citylife, il progetto di riqualificazione dell’area della ex Fiera di Milano, in cui svettano i grattacieli di Arada Isozaki (il “drittto”) e di Zaha Hadid circondati da spazi insolitamente verdi che, all’ora di pranzo, si popolano di persone che impiegano il tempo della pausa dal lavoro per sedersi sui prati, leggere un libro, ascoltare musica o rilassarsi.

Sullo sfondo cresce, quasi a vista d’occhio, la terza torre e tutta l’area ha l’aspetto di un cantiere ancora aperto che, tuttavia, poco toglie alla vivibilità delle zone già completate.

Oggi, mentre passeggiavamo in attesa di pranzare mi è capitato di sollevare lo sguardo verso la torre Hadid, così elegante nelle sue linee curve, e di scorgere lassù, tra terra e cielo, degli uomini sospesi nel vuoto, intenti a lustrare le superfici dell’edificio.

Tutti gli occhi dei presenti erano puntati su di loro con un misto di ammirazione e di invidia.

Mi rendo conto che si tratta di un lavoro faticoso e probabilmente abbastanza pericoloso, ma se a quei lavoratori capitasse di distogliere, anche solo per un attimo, l’attenzione dalla loro opera potrebbero perdersi nella bellezza del cielo e della città stesa ai loro piedi.

E quella vista forse potrebbe ripagarli, almeno in parte, della durezza del loro lavoro.

Milano - Citylife

Pubblicato in così è la vita, Milano nel cuore, personali | Lascia un commento

Over 65.

Appartengo alla generazione dei “baby boomers”, i nati nel decennio dopo la fine della seconda guerra mondiale, ho vissuto da bambina gli anni del boom economico, quando in tutte le case sono entrati almeno un’automobile, un televisore, un frigorifero, una lavatrice (ma ricordo ancora i viaggi in moto o in treno, “Lascia o raddoppia” visto al bar sotto casa, i panni a mollo nel secchio, il cibo al fresco sul davanzale della finestra o il panetto di burro sotto un filo d’acqua corrente).

Ho vissuto una scuola in cui “la maestra ha sempre ragione”, ma è anche “la maestra più buona del mondo”, una scuola dove se studiavi e prendevi un “pezzo di carta” avevi davanti a te tutte le possibilità, una scuola dove, nel breve volgere di pochi anni, si è passati dallo studiare tutto a memoria ad acquisire gli strumenti per interpretare la realtà.

Ho l’impressione di aver incrociato la storia del nostro Paese nei momenti giusti, ho conosciuto una dignitosa sobrietà, ma mai la povertà, non ho visto la guerra se non da lontano, ho frequentato buone scuole e per quarant’anni ho fatto il lavoro che ho scelto e che mi ha permesso di realizzarmi, ho visto crescere la consapevolezza dei miei diritti di donna, di madre, di lavoratrice.

Da oggi entro nel mondo degli “Over 65”, i vecchietti 2.0, i primi che possono permettersi il lusso di considerare gli anni che passano non una iattura, ma una risorsa.

E mentre raccolgo il fiato sufficiente per spegnere le 65 candeline e mi organizzo per progettare il futuro mi vien da pensare che, tutto sommato, sono proprio fortunata.

Milano - Isola

Pubblicato in così è la vita, passato (quasi) remoto, personali | Lascia un commento