Il Palazzo della Cultura e della Scienza.

Un tempo (… e a quanto pare anche ora) girava a Varsavia un detto: “Il panorama di Varsavia è bello se visto dal Palazzo della Cultura perché non si vede il Palazzo della Cultura”.

L’edificio, imponente ed altissimo, fu donato dall’Unione Sovietica per volere di Stalin alla città ed, evidentemente, non fu molto apprezzato visto che rappresentava un simbolo ingombrante dello stalinismo.

Negli anni settanta, forse anche perchè ero influenzata dalle parole dei miei amici polacchi, mi sembrava bruttissimo grigio e triste.

Oggi forse anche perchè sono maturata e i miei gusti in fatto di architettura sono mutati mi è sembrato molto più interessante.

All’interno, ancora in puro stile sovietico, ci sono musei, mostre e spazi per conferenze mentre due ascensori scintillanti (ma minuscoli) portano al trentesimo piano da dove si gode il panorama della città che è bellissimo forse perchè, come dicevano e dicono ancora, il Palazzo della Cultura non si vede.

Polonia (Notturno) - Varsavia

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Astinenza da spaghetti.

Quando un gruppo di connazionali è in viaggio all’estero invariabilmente, ad un certo punto, comincia a serpeggiare un vago disagio da mancanza di spaghetti (o maccheroni, pennette, paccheri …. o di qualsiasi altro tipo di pasta).

Allora i nostalgici vacanzieri cominciano a sognare un ristorante italiano ben sapendo che, anche qualora si riuscisse ad ottenere un piatto di pasta, il gusto non sarebbe neanche lontanamente confrontabile con i sapori ai quali siamo abituati.

La Polonia non fa eccezione infatti il pasto comincia, di solito, con un’insalata o una zuppa, seguita da un piatto di carne o pesce accompagnato da  verdure di vario genere.

Vagheggiare spaghetti o maccheroni non serve, è molto meglio assaggiare nuovi sapori anche perchè la conoscenza di un popolo e della sua cultura passa anche dal cibo, inoltre ritengo che se un’intera nazione non si è estinta è segno che i suoi piatti sono adatti al consumo umano.

E poi le zuppe sono veramente saporite.

Polonia - Gdynia

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Oh che bel castello.

Nella parte orientale della Pomerania, non molto lontano da Danzica, sorge il castello di Malbork (Marienburg quando questa regione si chiamava Prussia) costruito, a partire dal 1270, dai cavalieri Teutonici.

L’imponente edificio era inizialmente un monastero che, con il passare del tempo, si è tramutato in un complesso difensivo di grande importanza e bellezza.

Il castello è diviso in tre parti: il castello alto, con sale sontuose dalle volte gotiche, dove vivevano i cavalieri e gli ospiti, il castello medio che alloggiava la servitù e le infrastrutture, il castello basso dove erano sistemati i magazzini e le armerie.

E’ uno splendido esempio di castello medievale, il più grande castello in mattoni al mondo (e probabilmente uno dei più grandi edifici in mattoni costruiti dall’uomo), oggi ospita anche un ricco museo ed è entrato a far parte del Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco dal 1997.

Il castello di Malbork è una ricchezza del nostro continente forse non molto conosciuta, ma che merita una visita.

Polonia - Castello di Malbork

 

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Cassetto svuotato.

Oggi ho svuotato il “mio” cassetto (in realtà “i miei cassetti”) in aula professori, visto che, sono ufficialmente in servizio solo fino a domani e da sabato prossimo comincerà la mia nuova vita.

E’ stato come partecipare ad uno scavo archeologico, addentrandomi nelle stratificazioni prodotte da anni e anni di lavoro.

Oltre ai libri, recenti o meno, sono affiorati documenti ventennali, “brutte copie” di temi scritte dalla grafia incerta di adolescenti che, oggi, sono padri di famiglia), oggetti contundenti o taglienti sequestrati nel corso degli anni (… e mai richiesti dai genitori forse inconsapevoli delle armi improprie presenti negli zainetti dei pargoli), bigliettini affettuosi, fotografie, floppy disk (decisamente vintage) e altre amenità che avevo dimenticato.

Svuotare il mio cassetto è stato come ripercorrere gli ultimi decenni e mi è servito per chiudere definitivamente una porta…

… per aprirne un’altra.

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I laghi Masuri.

A un certo punto della mia carriera scolastica ero portata a pensare che i laghi Masuri, i luoghi dove si svolsero due battaglie della Prima guerra mondiale nel 1914 e nel 1915, fossero solo sui libri di storia, che fossero una sorta di luogo mitico come Camelot o Avalon.

Invece i laghi Masuri esistono anche nella realtà e si tratta di una miriade di specchi d’acqua di varia dimensione, più o meno duemila, nell’area nord orientale della Polonia, ad est della Vistola verso il confine polacco-lituano.

Non solo esistono, ma sono anche un luogo molto bello e tranquillo, meta di un turismo discreto, tra la campagna coltivata, i boschi e paesini molto graziosi.

Si incontrano vacanzieri dediti alla vela, alla pesca, al canottaggio, si può navigare con piccoli battelli, alla ricerca di aironi e cormorani nascosti tra la vegetazione palustre.

Si tratta di un pezzo di Polonia che non conoscevo e che mi ha lasciato una sensazione di calma bellezza.

Polonia - Ilawa regione dei Laghi Masuri

Polonia - Ilawa regione dei Laghi Masuri

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Il cagnolino all’angolo.

Una delle esperienze più gratificanti del viaggio consiste nell’incontrare luoghi e storie, nel venire a contatto, talvolta in modo casuale, con infinite realtà, poco note o completamente ignorate, che a loro volta spalancano nuove occasioni di conoscenza: il viaggio è quindi un continuo percorso, un continuo approfondimento che rende il viaggiatore più ricco e, forse per certi versi, una persona migliore.

A Torun ho incontrato una di queste storie, quella del Professor Filutek ( il personaggio nato dalla penna del cartoonist Zbigniew Lengren) e del suo cagnolino Filus rappresentato con una simpatica statua che raffigura l’animale vicino ad un ombrello e con la bombetta del padrone in bocca.

Il Professor Filutek, le cui storie sono apparse  sulle pagine del  magazine settimanale polacco Przekrój per più di 50 anni, è un personaggio tenerissimo, capace di acquistare un pesciolino per liberarlo nel fiume o di continuare ad inviarsi la stessa lettera per poter incontrare quotidianamente la bellissima portalettere di cui si è invaghito.

Il personaggio, allampanato e un po’ stralunato, gira per la città con l’ inseparabile ombrello, la bombetta e il cagnolino che oggi si può incontrare all’angolo tra due strade.

Polonia (Notturno) - Torun

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La bellezza che non ti aspetti.

Torun è una città un po’ periferica rispetto alle abituali mete turistiche polacche, generalmente nota “soltanto”  per aver dato in natali a Copernico, è invece una località che merita una visita.

Fondata, su precedenti insediamenti, dai cavalieri Teutonici  (che da queste parti erano una presenza abbastanza ingombrante) nel 1233, mezzo secolo più tardi entrò a far parte della Lega Anseatica trasformandosi in una importante città commerciale.

Torun è una città elegante e preziosa, ricca di palazzi che rivelano un orgoglioso passato mercantile che amava mostrare l’oculata agiatezza degli abitanti nei decori delle abitazioni.

La città è una gran bella sorpresa, vivibile e vivace, dove si respira lo scorrere del tempo soprattutto quando, vincendo un po’ di pigrizia, ci si arrampica sull’alta torre comunale dalla quale si può abbracciare il panorama del centro storico e spingere lo sguardo fino alla Vistola e ai quartieri più moderni.

Alla fine della visita si può sostare in una delle numerose pasticcerie per assaggiare i Pierniki, i biscotti di pan di zenzero profumati di spezie, il dolce tipico di Torun.

Polonia - Torun

Polonia - Torun

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Splendida Danzica

Tornata a casa, dopo il viaggio in Polonia, svuotata la valigia (con annesso superlavoro della lavatrice) è il momento di mettere ordine tra i ricordi ancora freschi, di dare un senso alle immagini che si affollano vivaci nella mente e tra le prime impressioni emerge con forza Danzica, la città situata vicino al Mar Baltico, che avevo visitato più di quarant’anni fa e che ho ritrovato prima di tutto nella memoria.

L’albergo situato a poche centinaia di metri dal centro storico mi ha offerto l’opportunità di fare lunghe passeggiate solitarie di prima mattina, subito dopo colazione, quando la città si risveglia lentamente, mentre i raggi del sole lambiscono obliqui le decorazioni alla sommità degli edifici.

Danzica è una città elegante la cui opulenza è raccontata dalle facciate delle case dei ricchi mercanti che si affacciano sulle vie del centro, è una città del nord di grande fascino.

Cammino tra le sue case alte e strette, fra le imponenti chiese gotiche, tra i magazzini del porto, tra i mulini e i canali e sento tutto l’incanto della sua lunga storia di ricca città mercantile.

Credo di aver lasciato a Danzica un pezzetto di cuore.

Polonia - Danzica

Polonia - Danzica

Polonia (Notturno) - Danzica

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Polonia.

Sono in partenza per la Polonia, ancora una volta, ma benchè ci sia stata diverse volte, credo cinque, fin da quando varcare la frontiera richiedeva il passaporto, il visto e una discreta dose di spirito di adattamento, non vedo l’ora di essere di nuovo sul suolo polacco.

Il viaggio prevede Cracovia, la città che più amo, Torun, la città natale di Copernico, Danzica, con il suo porto e le architetture che ricordano tanto i paesi del nord e infine Varsavia che ho visitato per l’ultima volta più di quarant’anni fa e che non riesco neppure ad immaginare nel suo aspetto attuale.

Sarà un viaggio prima di tutto nella memoria, sarà come ricercare le atmosfere di quando affrontavo questi viaggi poco più che ventenne, con gli occhi aperti, con la smania di capire, con la voglia di conoscere il mondo che allora mi animava e che mi anima anche ora.

La valigia è pronta, i documenti sono a posto, le macchine fotografiche cariche e anch’io sono pronta ad affrontare questa nuova avventura.

Cracovia

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Gli eroi quotidiani.

Nelle emergenze ci sono sempre i vigili del fuoco, i volontari della protezione civile, gli uomini delle forze dell’ordine e li chiamiamo eroi perché li vediamo all’opera, infaticabili, quando crolla un ponte o scompare nel nulla una persona cara o frana una montagna o un fiume di fango travolge uomini e cose.

Poi quando l’emergenza è superata spariscono nell’ombra, quasi ci dimenticassimo di loro, ma sono sempre pronti a rimettersi in gioco con umanità, passione e professionalità.

Non chiamiamoli eroi, perchè l’eroismo ha quasi un gusto sovrumano e loro non sono dei “superman”, ma persone normali che sentono la fatica, che soffrono, che si entusiasmano per un successo, per una vita salvata, che forse provano anche la frustrazione, ma non si perdono d’animo.

Non chiamiamoli eroi, ma ricordiamoci di essere grati per il loro lavoro.

Milano - Exxperience 2016

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