Baku.

Baku è una città sorprendente, affacciata su un ampio golfo del Mar Caspio, sintesi di stili ed epoche e culture fuse in un insieme armonioso.

Il cuore della capitale è la città vecchia con i suoi caravanserragli, le moschee, il Palazzo degli Shirvanshah, la Torre della Fanciulla, con la cinta di mura che risalgono al XII secolo quando la città, dopo la distruzione di Shemakha in seguito ad un terribile terremoto, si avviò ad assumere il ruolo di capitale.

Intorno sorgono gli eleganti palazzi costruiti agli albori del XIX secolo secondo modelli che ricordano gli edifici residenziali delle grandi capitali europee tanto che, bevendo un caffè in un elegante locale di Fountains Square, si ha l’impressione di respirare l’atmosfera di Vienna.

E poi, accanto alle architetture del periodo sovietico, sorgono gli edifici contemporanei come le Torri a forma di fiamma, che illuminano le notti della città, o il Museo dei Tappeti o lo spettacolare Centro culturale Heydar Alyien progettato dalla geniale Zaha Hadid.

Salendo al parco montano si abbraccia con un colpo d’occhio l’intera città, con le sue bellezze, i suoi contrasti, i suoi cento volti intriganti.

Baku (Azerbaijan) - Il Parco Montano

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Baku (Azerbaijan) - Centro culturale Heydar Aliyev di Zaha Hadid

Baku (Azerbaijan) - Città Vecchia

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Un paesaggio alieno.

A pochi chilometri da Baku, vicino all’area dei graffiti rupestri di Gobustan, c’è un luogo affascinante e insolito che regala l’impressione di passeggiare su un altro pianeta.

Per raggiungerlo bisogna abbandonare la strada asfaltata e percorrere un lungo tratto di sterrato, magari affidandosi a dei tassisti che parlano solo russo (oltre all’azero), guidano delle Lada antidiluviane e hanno velleità da piloti di formula uno.

Se si sopravvive all’esperienza si arriva su un pianoro isolato tra le montagne brulle dove il fango argilloso, gonfiato e sospinto dal gas naturale, ha creato dei piccoli vulcani striati di colate dai riflessi quasi metallici.

Camminando tra i vulcani si sente solo il suono del fango che gorgoglia gonfiandosi in bolle tondeggianti che sbucano improvvise dai crateri e sembrano animate da un soffio di vita e lo stupore è grande tanto più che il luogo è spesso (come nel nostro caso) solitario.

I vulcani di fango sono una delle esperienze più insolite e inattese che il viaggio in Azerbaijan ci ha permesso di vivere.

Gobustan (Azerbaijan) - Vulcani di fango

Gobustan (Azerbaijan) - Vulcani di fango

Gobustan (Azerbaijan) - Vulcani di fango

Gobustan (Azerbaijan) - Vulcani di fango

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La terra del fuoco e del vento.

Il territorio dell’Azerbaijan ricorda vagamente la sagoma di un maestoso uccello che si dirige, ad ali spiegate, verso il Caspio con la penisola di Absheron che si protende nel mare come un gigantesco becco.

La penisola è spesso battuta da un vento impetuoso, un vento che ti sposta e ti toglie il respiro, un vento che, all’improvviso, abbassa la temperatura che di solito è abbastanza mite, e provoca un brivido gelido, e spazza il cielo o lo riempie di nuvole rendendo il clima capriccioso e mutevole e aprendo improvvisi squarci di luce.

L’Azerbaijan è anche la terra del fuoco, un fuoco che si accende repentino, alimentato dal gas naturale, lo stesso fuoco che illumina le torri dei pozzi petroliferi.

Proprio in questa terra, ad Ateshgah (la Casa del Fuoco) nacque il culto del fuoco legato alla religione di Zoroastro i cui seguaci eressero, intorno alla fiamma perenne, un santuario di grande suggestione con, al centro del cortile un piccolo tempio altare dove la fiamma bruciava senza estinguersi.

Il luogo ha ancora oggi un’atmosfera ricca di sacralità anche se, in seguito allo spostamento del terreno, il gas ha smesso di uscire spontaneamente e il fuoco viene acceso e spento ogni giorno, tuttavia si ha l’impressione visitando il tempio e lasciandosi incantare dalla fiamma che danza, di fare un tuffo in un passato quasi magico.

A pochi chilometri di distanza si può visitare una piccola collina che brucia da tempo immemorabile (almeno stando alla descrizione che ne fece Marco Polo) e soffermarsi ad osservare le lingue di fuoco che si agitano mosse dal vento impetuoso.

Il vento e il fuoco ci raccontano di un paese antico, di riti e tradizioni dimenticate, ma profondamente radicate nell’animo umano, ci raccontano di un passato affascinante che riaffiora, come le fiamme, nel presente.

Azerbaijan - Tempio di Zoroastro - Ateshgah

Azerbaijan - Yanar Dag - La montagna che brucia

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La prima impressione.

Il volo per Baku è abbastanza lungo, ma le cinque ore passano in fretta, tra uno spuntino, un po’ di musica e qualche chiacchiera scambiata con i compagni di avventura.

L’aereo decollato da Milano in mattinata, a causa della differenza di fuso orario di tre ore, atterra che è già buio e la città ci accoglie con le sue luci sfavillanti che accendono gli edifici  eleganti del primo novecento e quelli dalle forme avveniristiche sorti nel giro degli ultimi anni.

Dopo cena usciamo a visitare il Parco Montano sovrastato da tre grattacieli dalla forma di fiamma che, con il loro rutilante variare delle luci, sono lì a ricordare che questa è la terra del fuoco.

La grande spianata è vuota, pulitissima ed elegante e dalla balconata la vista del golfo illuminato si spalanca davanti a noi regalandoci nuove emozioni.

Nonostante la stanchezza del viaggio, nonostante l’atmosfera nuova che ci incuriosisce e che dobbiamo ancora decifrare, la prima impressione è quella elettrizzante della scoperta.

L’avventura è solo all’inizio.

Baku (Azerbaijan) - Parco montano di notte

Baku (Azerbaijan) - Parco montano di notte

Baku (Azerbaijan) - Parco montano di notte

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“La valigia è sul letto….

… quella di un lungo viaggio” cantava con la sua voce un tantino piagnucolosa Julio Iglesias, anche la mia valigia è sul letto, pronta per un viaggio non lunghissimo (in termini di tempo), ma non sto lasciando nessuno, sto partendo … e basta.

Il viaggio (breve) di Capodanno quest’anno mi porta in una meta un po’ insolita, in un paese che non conosco se non attraverso qualche affrettata lettura, una nazione che, per sicurezza, ho dovuto controllare sulla carta geografica: l’Azerbaijan.

Si tratta di una meta che non riesco ad immaginare, non è come la Sicilia o Londra di cui conosciamo, o crediamo di conoscere, tutto, ma proprio per questo motivo che questi luoghi mi incuriosiscono, perchè conservano il gusto della scoperta.

A chi mi chiede un po’ stupito “Perché proprio l’Azerbaijan?”, invariabilmente rispondo “perché c’è)…. a me questo motivo sembra sufficiente per partire.

Marocco - In volo verso casa

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Sana e robusta Costituzione.

Qualcuno la definisce “la più bella del mondo”, qualcuno la giudica “vecchia” e per certi versi superata, ma, con i suoi 139 articoli (uniti a 18 disposizioni transitorie e finali),  è comunque la Costituzione della Repubblica Italiana, è la “nostra” Costituzione e oggi compie settant’anni perchè il 27 dicembre 1947 fu promulgata dall’allora Capo provvisorio dello Stato Enrico de Nicola (sarebbe entrata in vigore ufficialmente solo il 1 gennaio 1948).

E’ una matura signora, a mio parere ancora interessante, che molti citano, ma talvolta ho l’impressione che pochi conoscano a fondo.

A me piace pensare ai miei genitori che settant’anni fa erano dei giovani cittadini di una giovanissima Repubblica.

Mia madre aveva poco più di ventun anni, lavorava in un ufficio e per andare a lavorare attraversava ogni giorno la Milano ancora ferita dai bombardamenti, da poco viveva in una casa alla Bovisa dove era andata ad abitare dopo che la sua casa di via Legnano era crollata sotto le bombe dell’agosto del ’43 ed era stata “sfollata”, con tutta la sua famiglia, in una scuola in Brianza.

La immagino attraversare la città, timida, con i vestiti che denunciavano una dignitosa povertà, ma ordinati e puliti, con la borsetta nera stretta tra le mani.

Mio padre aveva ventisette anni, era da pochi mesi tornato dal Sudafrica, era magrissimo e provato nel corpo e nell’anima dalle sofferenze della guerra e della prigionia, aveva ripreso a lavorare nella ditta vicino a Monza dove lavorava da ragazzo, prima che la guerra lo strappasse agli affetti e ad una spensierata giovinezza, lo rivedo deluso, invecchiato anzi tempo, ma forte (perché era un uomo forte) e pronto a rimboccarsi le maniche e a ricominciare a vivere in una Italia che non riconosceva più.

Non so se allora avessero capito l’importanza del momento storico, ma so che la loro vita seguente è sempre stata improntata, forse  inconsapevolmente, ai valori che hanno ispirato i Padri Costituenti.

Di questo e di quello che mi hanno insegnato vado giustamente orgogliosa.

Milano 13 febbraio 2011

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Citylife.

Il giorno di Natale, nel pomeriggio, abbiamo l’abitudine di fare un giro a Milano per passare qualche ora con gli zii, a cui sono affezionatissima, e per immergerci un po’ nel clima festoso della città che, dopo il pranzo natalizio, si anima in modo particolare, con la gente che passeggia, per un giorno a passo lento, in Piazza del Duomo o lungo i Navigli o tra i grattacieli di Porta Nuova.

Quest’anno abbiamo scelto una metà un po’ meno tradizionale e siamo andati a dare un’occhiata a Citylife, l’area che sorge sullo spazio un tempo occupato dalle strutture della Fiera Campionaria, dove a fianco della Torre Isozaki è stato quasi completato l’avveniristico grattacielo progettato da  Zaha Hadid che si innalza con una elegante linea a spirale.

Lo spazio molto vasto è un po’ meno animato degli altri luoghi deputati ai quattro passi pomeridiani, ma è molto elegante e ordinato e, quando tutte le strutture saranno completate, diventerà sicuramente un polo di attrazione per i turisti e i Milanesi.

Per ora sembra di passeggiare in un “rendering”, lustro, pulito, ma un po’ freddo.

Milano - Citylife Natale 2017

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Sembra un presepe.

Talvolta, quando ci troviamo ad ammirare qualche paesetto arroccato sul fianco di una collina, la frase che ci viene in mente è “sembra un presepe” e con queste parole forse vogliamo dire che il paesaggio che sfioriamo con lo sguardo ci dona un senso di pace e di gioia e fa affiorare in noi il ricordo dei presepi dell’infanzia, ingenui e poetici, con le palme e le montagne di cartapesta e i pastori in attesa e le casupole sullo sfondo.

Ma il presepe non è solo poesia, il presepe è il ricordo di una notte lontana, di una donna sofferente, di una famiglia che non trova posto per passare la notte se non in uno squallido abituro, della “Luce del mondo” che sceglie, per manifestarsi, di illuminare la notte più buia.

Ci intenerisce il presepe, ma la tenerezza non dovrebbe mai farci dimenticare il significato profondo di quella notte.

Ragusa Ibla (Sicilia)

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Approfittando del sole.

Dopo pranzo decidiamo di fare quattro passi approfittando del sole tiepido e la meta non può essere che lo stagno delle Foppe che il freddo di questi giorni ha coperto di una crosta sottile di ghiaccio.

E’ sempre divertente passeggiare lungo lo specchio d’acqua e spingersi fino alla piccola struttura costruita per permettere l’osservazione della fauna.

In un angolo, tra le canne, zampetta una coppia, molto dignitosa, di germani reali: lei, con il suo piumaggio sobrio e un po’ dimesso, si gode il sole con le zampe a mollo in una pozza d’acqua, mentre il maschio, orgoglioso della sua livrea lucida e multicolore, si erge immobile e vanitoso, con le zampe posate arditamente sul ghiaccio.

Stiamo lì un po’ ad osservarli, poi il sole scivola lentamente dietro gli alberi e l’aria è percorsa da un brivido.

E’ ora di tornare a casa.

Cavenago di Brianza - Foppe - Dicembre 2017

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Vacanze di Natale.

Sembra il titolo di un “cinepanettone”, ma in realtà si tratta della condizione in cui mi trovo da oggi pomeriggio quando, tra alte grida di giubilo, è suonata l’ultima campanella dell’anno.

I ragazzi sono usciti dall’aula vocianti e allegri per le due settimane (giorno più giorno meno) di riposo che ci attendono e anch’io, pur cercando di mantenere un contegno serio e dignitoso, avevo voglia di saltellare per la gioia.

Ora mi attendono giorni in cui coltivare gli affetti, curare la casa, cucinare il mitico cappone ripieno natalizio, oziare un po’, mangiare un po’ troppo, mi attendono un viaggio per Capodanno e il tradizionale giro a Milano nel pomeriggio di Natale, con una fetta di panettone artigianale e un buon calice di spumante a casa degli zii.

Non so se in questi giorni riuscirò veramente a riposare, ma penso che avrò modo di dedicarmi un po’ a me stessa e la prospettiva è decisamente piacevole.

Ornago

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