Meno di un mese.

E’ incredibile, ma ormai alla fine dell’anno scolastico manca meno di un mese e poi cominceranno le vacanze (sempre brevi purtroppo) e poi i miei cuccioli rientreranno a scuola come ragazzi di terza media, già proiettati verso la scelta della scuola superiore.

L’esigua manciata di giorni che ci divide dall’ultima campanella si trasforma fatalmente nella sagra delle verifiche, nel festival delle interrogazioni, nei tentativi quasi disperati di “tirar su” in extremis qualche voto traballante.

Sono senza respiro questi ultimi giorni, sono giorni di corsa, sono giorni corti corti in cui il tempo sembra non bastare mai.

Poi ci sarà la calma dei giorni caldi dell’estate, il meritato (per alcuni) riposo, il limbo dei giorni senza compiti da svolgere, senza lezioni da studiare, senza scadenze, la piacevole noia un po’ vuota della vacanza.

E il desiderio che le vacanze non finiscano mai e il desiderio che finiscano subito.

Bergeggi (ottobre 2011)

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Eurovision 2017: comunque vada … πάντα ῥεῖ.

La prossima settimana sarà la settimana di “Eurovision Song Contest 2017“, la manifestazione canora europea che quest’anno si svolgerà a Kiev (visto che lo scorso anno ha vinto l’Ucraina) con il motto “celebrate diversity”.

Pare che l’Italia rischi di dover accettare l’idea di ospitare la manifestazione  il prossimo anno visto che la canzone “Occidentali’s Karma” di Francesco Gabbani è data per favorita dai bookmakers di mezza Europa, ma in fondo sarebbe anche ora di darsi una mossa dal momento che l’ultima vittoria italiana risale al 1990 con un giovanissimo Toto Cotugno e prima ancora al 1964 con una Gigliola Cinquetti che, evidentemente, “non aveva l’età”.

La canzone in concorso (poi qualcuno mi spiegherà il senso del genitivo sassone nel titolo) è allegra e fa venir voglia di ballare, ha un testo accattivante che per una volta non sfrutta la rima cuore/amore, anzi riesce a creare un’assonanza tra il greco antico e l’inglese moderno associando Eraclito a Gene Kelly e poi porta in scena la “scimmia nuda” che balla strizzando l’occhiolino a Desmond Morris.

Se Gabbani non dovesse vincere probabilmente se ne farà una ragione a giudicare dal verso “comunque vada: πάντα ῥεῖ” che sembra richiamare tutti all’idea che la competizione è solo un gioco e che tutto scivola via.

L’importante è che se dovessimo incontrare un signore indiano che ci saluta con la formula tradizionale “Namastè” non ci venga in mente di rispondere “alè”.

Marocco - Ouzoud

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Maggio.

Nella più pura tradizione cattolica maggio è il mese dedicato alla Madonna, il mese in cui si recita con più fervore il rosario e la gente del paese (sempre meno numerosa per la verità) si spinge spesso a piedi al di là dell’autostrada per partecipare alle funzioni nella chiesetta antica di Santa Maria in Campo.

Fino a qualche anno fa la Messa veniva celebrata ogni sera e molti, approfittando del clima finalmente primaverile, si concedevano una passeggiata al calar delle tenebre per raggiungere il piccolo luogo di culto.

Quando ero bambina, invece, durante il mese di maggio, nella chiesa vicina alla scuola, si celebrava una breve funzione prima dell’inizio delle lezioni, si pregava un po’, ci si impegnava a fare dei “fioretti” (così si chiamavano le piccole rinunce che allora erano parte integrante dell’educazione), si riceveva un mitico tagliandino che avrebbe permesso, alla fine del mese, di partecipare ad una gita ambitissima e poi si andava a scuola.

Non mi dispiaceva alzarmi un po’ prima del solito per ritrovarmi in chiesa con le mie compagne e condividere un momento di preghierae: forse, a ben guardare, la cosa importante non era pregare, ma stare insieme qualche minuto di più.

Anche quei momenti, quei fioretti, quella condivisione mi hanno aiutato a crescere.

Cavenago di Brianza - Chiesa di Santa Maria in campo

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Tutti i colori del buio.

Non si vedono i colori nel buio, ma una volta che non abbiamo più la distrazione della vista, delle forme, della luce e dei colori gli altri sensi si risvegliano e ci permettono di percepire la realtà in modo diverso dal solito.

Quando inizia il percorso di “Dialogo nel Buio” la prima sensazione è di smarrimento: senza l’ausilio della vista gli spazi sembrano dilatarsi e il nero che ricopre tutto sembra assumere una consistenza quasi corporea.

I ragazzi avanzano nel percorso con qualche risatina nervosa, le mani protese a toccare le pareti e gli oggetti poi, a poco a poco, rassicurati dalla voce ferma e tranquilla della guida, cominciano a muoversi nel buio, a riconoscere gli alberi che non vedono, a sfiorare l’erba sotto i piedi, a sentire i cinguettii degli uccelli e, in lontananza, lo scroscio di un piccolo corso d’acqua.

Il buio si riempie del profumo delle piante aromatiche e, subito dopo, sotto i piedi si avverte la consistenza della sabbia e sopra la testa le grida dei gabbiani e, lì vicino, il canto del mare.

E poi si fa un breve giro in barca, si attraversa una casa piena di oggetti, si passeggia tra le bancarelle di un mercato.

Alla fine ci ritroviamo in un bar, seduti intorno ad un tavolino dopo aver acquistato qualcosa da bere, e ci scambiamo le impressioni e, stranamente, anche senza vederci in faccia possiamo immaginare le nostre espressioni.

All’uscita la luce del giorno ci ferisce gli occhi.

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Questione di mira.

Non tutti abbiamo una mira da Guglielmo Tell: per esempio se io avessi dovuto centrare la mela posta sulla testa di un figlio con una freccia avrei avuto dei seri problemi, a meno che la mela non fosse stata della dimensione di una grossa anguria e io non mi fossi trovata a meno di dieci passi di distanza.

Mi rivolgo in particolare alla persona (o alle persone) che, approfittando del ponte del Primo Maggio, per questioni meteorologiche propendo per la giornata di domenica, hanno deciso di fare un picnic alle Foppe, ma purtroppo, a causa di evidenti difficoltà di coordinazione mano-occhio, non sono riuscite a liberarsi dei rifiuti centrando ‘l’apposito sacco, benché di grandi dimensioni, ma hanno sparso cartacce e stoviglie di plastica in un raggio di alcuni metri.

Tuttavia se dovesse trattarsi non di persone con evidenti difficoltà, ma più semplicemente di persone maleducate, non ci sarebbero proprie giustificazioni.

Ed è inutile anche lamentarsi per la sporcizia sparsa ovunque e per il fatto che nessuno si preoccupi di pulire.

Il primo passo per un ambiente pulito consiste nell’evitare di sporcarlo.

Cavenago di Brianza - Le foppe

Cavenago di Brianza - Foppe (maggio2013)

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Ozio di maggio.

Oggi è la Festa del Lavoro e amo l’idea di trascorrerla completamente in ozio, grazie anche alla giornata fredda e piovosa in perfetto stile 1 novembre.

Nascondo le verifiche che, improvvidamente, mi ero portata a casa da correggere, mi rannicchio sul divano in salotto, bevo tè e ascolto le note che provengono dal tradizionale concerto di Piazza San Giovanni a Roma e me ne sto tranquilla.

Non ho neppure voglia di pensieri profondi, di ragionare sui problemi della società e del mondo, di cercare soluzioni per ottenere la quadratura del cerchio: oggi ho deciso che anche le rotelline del mio cervello devono stare rigorosamente in ozio.

E fluttuo e mi stupisco di non provare neppure un briciolo di senso di colpa.

Tanto poi domani si ricomincia a trottare.

Milano

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Con occhi attenti.

Avevo parlato ai miei ragazzi, in occasione del “Giorno della Memoria”, delle “Pietre d’inciampo”, le istallazioni posate dall’artista tedesco Gunter Demnig in molte città europee per richiamare l’attenzione dei passanti sulle vittime della shoah.

Si tratta di placche d’ottone che recano il nome e le date di nascita e di morte di persone deportate nei campi di sterminio ed uccise, fissate nella pavimentazione stradale proprio davanti alle abitazioni dove avevano vissuto una vita tranquilla fino al giorno dell’arresto.

La scorsa settimana, percorrendo il Corso Magenta, ho avvisato i miei ragazzi che ci saremmo imbattuti nella pietra che ricorda Alberto Segre, il padre di Liliana Segre, deportata all’età di tredici anni e sopravvissuta ad Auschwitz, che i miei studenti conoscono bene per le sue testimonianze lucide ed toccanti dell’orrore.

E’ stato emozionante vederli soffermarsi per qualche istante in una sorta di silenzio compunto, così inusuale per loro.

Milano - Corso Magenta - Pietra d'inciampo

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A bocca aperta.

E’ una gran bella esperienza leggere per i bambini, quelli piccoli, piccoli, che non sanno ancora leggere, e vedere le loro faccine intente, i loro sorrisi felici, le bocche e gli occhi spalancati per la curiosità e per lo stupore.

La biblioteca del paese dove vivo organizza periodicamente questi incontri di lettura per bambini fino a sei anni che sono un momento di festa per i piccoli spettatori, ma soprattutto per le lettrici.

I libri sono grandi, colorati, allegri, pieni di animali curiosi, di orsi imbranati, di gufi saccenti, di lupi timidi, le storie sono gioiose e i bambini ascoltano con attenzione, sdraiati sul grande tappeto, e partecipano, interagiscono, commentano e si avvicinano alla lettura come ad un gran bel gioco.

E’ un privilegio poter regalare storie e avventure e immagini e fantasia.

Cavenago di Brianza - Biblioteca

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Sotto la pioggia.

Dopo un intero anno di uscite didattiche e viaggi d’istruzione felicemente soleggiati ieri la visita al Cenacolo Vinciano e alla chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore si è svolta sotto il monsone fin dalla partenza.

Il viaggio in autostrada è stato estenuante perché quando piove tutte le strade di accesso alla città si paralizzano misteriosamente, mentre nella vettura si diffonde un’atmosfera di umidità pesante.

Ma la prova più dura è stata muoversi a piedi per la città con sessanta ragazzini armati di ombrello tra i passanti frettolosi (anch’essi logicamente muniti di ombrello), attraversare le strade nei pochi secondi concessi dal verde dei semafori, saltando da una buca all’altra, da una pozzanghera all’altra.

D’altra parte, vista l’estrema difficoltà e i tempi biblici necessari per riuscire a prenotare la visita al capolavoro leonardesco, sarebbe stato impensabile rimandare la gita.

E così ce ne siamo andati a zonzo per Milano, sopravvivendo agli scrosci di pioggia, alle pozzanghere, agli ombrelli (rigorosamente made in PRC) distrutti nel giro di pochi minuti, agli improperi di quanti avevano la mala sorte di incontrare il nostro gruppo su un marciapiedi stretto e siamo tornati a casa, un po’ stanchi, molto fradici, ma tutto sommato contenti.

Milano - Cenacolo

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L’imitazione è la più sincera forma di adulazione.

Oggi, mentre percorrevo il centro di Milano con i miei ragazzi sotto la pioggia battente, mi veniva da pensare a come dovesse essere affascinante vivere in città durante il Rinascimento, con i grandi edifici in costruzione, con Leonardo che divideva il suo tempo tra la sua vigna e il lavoro al Cenacolo, tra l’organizzazione di una festa in grande stile e le passeggiate lungo l’Adda.

La Milano di Ludovico il Moro doveva essere una città vivace, ricca,  e alla moda dove si respirava una atmosfera di ispirazione artistica, di potenza economica e di bellezza.

Immagino i visitatori del refettorio di Santa Maria delle Grazie, la chiesa scelta dal Moro per celebrare i fasti degli Sforza, appena completata dal Bramante, incantati davanti al grande dipinto, un po’ come lo erano oggi i miei ragazzi.

Il Cenacolo fu fonte di ispirazione anche per i pittori che operavano in quegli anni in città, come Aurelio e Giovan Pietro Luini che, nel decorare la cappella della deposizione di Cristo dalla croce nella chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore, dovevano avere sott’occhio le figure leonardesche.

In fondo l’imitazione è davvero la più sincera forma di adulazione.

Milano - Cenacolo

Milano - San Maurizio al Monastero Maggiore

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