Essere o non essere (Charlie)…. un’altra volta.

Meno di due anni fa scrivevo un post nel quale, pur criticando le vignette della rivista satirica francese, ribadivo l’idea della libertà di espressione e la mia più assoluta distanza dal pensiero che la violenza delle vignette potesse in qualche modo giustificare una reazione violenta.

Allora, sull’onda emotiva dell’attacco terroristico al giornale, molti proclamavano “Je suis Charlie” e non tanto e non solo per difendere la libertà di satira e per condannare la violenza, ma anche, temo, per posizionarsi tra i “buoni” in quello che aveva tutti i contorni di uno scontro di civiltà.

Non ero “Charlie” allora e non sono “Charlie” adesso e non solo perchè oggi la scure della satira si abbatte sul nostro Paese e sui nostri morti con una violenza irridente che si rifà ai più triti stereotipi, ma perchè, pur continuando a provare un senso di acuto fastidio per le vignette, ritengo che, se i disegnatori hanno ritenuto giusto raccontarci la storia del terremoto in questi termini, è un loro diritto farlo.

Io mi riservo, oggi come allora, il diritto di critica, il diritto di non acquistare il giornale.

Il diritto alla censura e alla violenza mai.

 

Info su Sciura Pina

Sono una ultrasessantenne, milanese, insegnante di lettere, mamma e casalinga a tempo perso. Amo la lettura, la fotografia. la montagna, il cinema, la buona cucina e viaggiare, soprattutto nella vecchia Europa. Sono curiosa, abbastanza anticonformista, mi piace osservare la realtà e farmi un'idea su tutto ciò che mi circonda. Se vuoi contattarmi scrivi a: sciurapina@gmail.com
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